Economia

Trussardi: "Possiamo
crescere senza francesi"

Parla Tomaso - uno dei figli di Nicola Trussardi -: "Il made in Italy è uno stile di vita che piace a tutti, dai russi agli americani, e la creatività è la nostra fortuna" e sull'azienda di familglia "Noi fratelli siamo uniti nella gestione dopo la scomparsa di nostro padre"

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MILANO  -  I colossi del lusso francese premono ma vi sono maison italiane che resistono a qualsiasi tentazione. Come la famiglia Trussardi che non ha venduto nemmeno dopo la tragica scomparsa di Nicola e del suo primogenito Francesco. Anzi, con la gestione in mano ai figli Beatrice, Gaia e Tomaso, l'obbiettivo è quello di far crescere l'azienda anche senza i capitali esteri.

Dottor Trussardi, cosa pensa dei francesi che continuano a fare shopping di marchi italiani?
"Non mi piace giudicare le scelte altrui, mi soffermo sul fatto che Lvmh ha chiesto alla famiglia Loro Piana, come è solita fare, di rimanere azionista in modo da tener viva l'eredità del marchio, la sua creatività e il senso di appartenenza dei fondatori. Infine non posso che complimentarmi su come la Francia sia stata capace di fare sistema, sostenendo Arnault e Pinault in determinati momenti del ciclo di vita delle loro rispettiveaziende".

C'è chi sostiene che l'Italia non sappia fare sistema...
"Sono d'accordo, noi che siamo un'azienda italiana dall'Italia non ci sentiamo tutelati. Dobbiamo sempre lottare anche in un settore che è tra i più importanti per il Paese: le esportazioni al netto delle importazioni del sistema moda generano 16 miliardi, più del comparto metalmeccanico, quello di Fiat per intenderci".

Eppure, anche senza aiuti, ci sono tante aziende di successo...
"Pensi invece quante ce ne sarebbero se le istituzioni facessero la loro parte. E con questo mi riferisco alla formazione, all'accesso al credito, ma soprattutto alla rete internazionale per sostenere le aziende italiane fuori dai confini, che poi è un modo di portare fatturato e gettito in patria".

Ma tutto il mondo è attratto dal made in Italy, perché?
"Quello che vendiamo nel mondo non è solo la qualità di borse e vestiti, ma il senso storico e artistico, il gusto della nostra tavola, uno stile di vita che piace a tutti, dai brasiliani ai cinesi, dai russi agli americani. E questa creatività è la nostra fortuna, una delle poche risorse naturali dell'Italia che Trussardi ha colto cercando di declinarla a tutto tondo. La Fondazione Nicola Trussardi da anni si occupa d'arte, e mia sorella Beatrice ne è il capostipite. Mia sorella Gaia si dedica alla creatività, mentre io mi occupo di processi produttivi e con grandissima soddisfazione dellaristorazione".

Come vi siete organizzati dopo che suo padre Nicola e suo fratello Francesco sono venuti a mancare?
"Dopo la scomparsa di nostro padre e quella di mio fratello, mia sorella Beatrice, trentenne, ha preso in mano le redini del gruppo e per dieci anni ha consolidato un'azienda che oggi genera 160 milioni di ricavi. In attesa che mia sorella Gaia finisse gli studi e che io, allora giovanissimo, fossipronto a entrare a lavorare nel gruppo".

E immagino che in molti vi abbiano offerto di comprare, perché non avete ceduto?
"Effettivamente di offerte ne abbiamo ricevute molte, ma noi siamo bergamaschi, gente che si alza la mattina all'alba per lavorare. Rispetto ai valori che ci ha trasmesso la nostra famiglia per noi è stato normale continuare a lavorare per l'azienda. Ora siamo in tre e siamo pronti a ripartire per realizzare un ambizioso piano di sviluppo".

Avete bisogno di capitali per finanziare la crescita ?
"L'accesso al credito non è un problema, mia sorella Beatrice ci ha consegnato un'azienda sana e con pochissimo debito. Nei prossimi cinque anni ci siamo prefissati un piano di investimenti che possiamo autofinanziare, siamo un'azienda giovane in questo settore e abbiamo un potenziale enorme".

Avete abbastanza risorse anche per aprire negozi in tutto il mondo?
"Senza dubbio le nuove aperture richiedono e assorbono importanti capitali, il flagship della prima linea a Hong Kong che inaugureremo a breve costa una piccola fortuna. Se in futuro ce ne fosse bisogno, cosa che al momento mi sento di escludere, la famiglia potrebbe cedere una quota di minoranza per finanziare lo sviluppo, ma siamo comunque determinati a mantenere la maggioranza".

E la quotazione in Borsa non vi interessa?
"Non escludiamo niente a priori, ma al momento non abbiamo difficoltà a finanziarci e siamo già strutturati come un'azienda quotata dato che incentiviamo i nostri manager in base agli obiettivi condivisi e ai risultati raggiunti".