Economia

Zara&Co: nonostante la crisi,
aperto un negozio al giorno

L'evoluzione spettacolare della Inditex: in media, più di un nuovo shop aperto ogni 24 ore nei cinque continenti: esattamente, 433 l'anno a partire dal 2009. In totale fanno 6.340 esercizio in quasi 90 Paesi. La Cina è diventata il secondo mercato

2 minuti di lettura
MADRID - Ad Arteixo, periferia di A Coruña, quartier generale dell'impero Inditex, hanno schivato i cinque anni terribili della crisi finanziaria internazionale con un'impressionante politica di espansione a livello globale. In media, più di un nuovo negozio aperto ogni 24 ore nei cinque continenti: esattamente, 433 l'anno a partire dal 2009. Che in totale fanno 6340 esercizi commerciali in 87 paesi: dal marchio di punta, Zara - ormai simbolo inconfondibile della "marca España" nel mondo - agli altri sette "fratelli minori", Bershka, Stradivarius, Massimo Dutti, Pull&Bear, Oysho, Zara Home e Uterqüe. Mentre, in Europa, il gigante del settore tessile risentiva inevitabilmente della contrazione della domanda dovuta alla recessione, la compagnia fondata da Amancio Ortega (terzo fortuna del pianeta secondo Forbes, con 46,8 miliardi di euro) ha consolidato la propria presenza soprattutto in Asia ma anche in America (tanto Usa e Canada come Messico e Cono Sud). Il caso più significativo è quello della Cina, dove il gruppo sbarcò nel 2004: ora è il secondo mercato - con 457 punti vendita in 70 città - superato solo dalla Spagna.

Il risultato è uno spettacolare aumento delle vendite (più 51 per cento negli ultimi quattro anni), con un fatturato lievitato dagli 11 miliardi di euro del 2009 ai 16.724 milioni del 2013. Espansione che ha portato a una crescita degli utili dell'80 per cento, del dividendo del 100 per cento, con investimenti per oltre 5 miliardi di euro e la creazione di 36mila nuovi posti di lavoro. Ora i dipendenti diretti del gruppo sono oltre 128mila in tutto il mondo, e grazie agli eccellenti risultati la compagnia ha potuto mettere fine alla politica di contenimento salariale, a partire dalle due fabbriche in Galizia, per le quali sono stati decisi aumenti del 14,7 per cento fino al 2016, o per la piattaforma logistica di Meco (alla periferia di Madrid) dove gli stipendi cresceranno dell'11,5 per cento.

Condizioni di lavoro sicuramente migliori rispetto a quelle di cui potranno godere i 55mila impiegati delle undici imprese fornitrici di Inditex che hanno sede nel Sudest Asiatico (e che a loro volta contano su 189 fabbriche di confezioni associate). Nonostante la spettacolare crescita degli ultimi anni, il presidente della società Pablo Isla (che ha assunto nell'estate del 2011 la direzione esecutiva di Inditex su proposta di Ortega, oggi 78enne) ha assicurato nella presentazione agli azionisti dell'ultima memoria d'attività che esistono ancora "forti opportunità di sviluppo". Con un impegno (tutto da verificare, secondo i sindacati): quello di creare "posti di lavoro stabili e di qualità". La multinazionale spagnola ha comunque sottoscritto un accordo con il sindacato internazionale IndustriAll in base al quale riconosce a tutti i suoi dipendenti il diritto a organizzarsi e a negoziare le condizioni di lavoro e garantisce la "protezione della salute e la sicurezza".