E' stato il peggior risultato della sua storia, i più brutti conti trimestrali per Elizabeth Arden. Nel suo quarto trimestre fiscale (terminato il 30 giugno scorso) ha riportato perdite per 155,9 milioni di dollari. Un "rosso" di tutto rispetto e per di più non previsto, in queste dimensioni, da parte degli analisti, al punto che a Wall Street il titolo è stato sonoramente bocciato e nelle prime fasi di contrattazione ha subìto una perdita che ha sfiorato un quarto del suo valore (il titolo).
"Colpa" della musica, a quanto pare: i principali incriminati per il crollo delle vendite e dei margini infatti sono i profumi firmati dalle celebrità, in particolare la linea Justin Bieber e Taylor Swift. Che, tra l'altro, hanno visto diminuire le vendite più del previsto anche nelle catene della grande distribuzione, tipo Wal-Mart; e infatti non a caso tra le misure che il gigante della cosmetica ha messo in campo per contrastare il declino c'è una diversa modulazione della distribuzione, per portare verso l'alto i prezzi dei prodotti, mentre la prossima mossa sarà promuovere linee a maggior contenuto di innovazione.
Tornando ai numeri, Elizabeth Arden ha riportato nel quarto trimestre una perdita per azione, al netto delle voci straordinarie, pari 1,04 dollari contro un utile di 10 centesimi nel corrispondente periodo 2013. Il fatturato invece è sceso del 28%, a 191,7 milioni di dollari, mentre gli analisti avevano messo in conto vendite per 242 milioni. Non solo, anche le prospettive sono per un ritorno alla redditività come "parte di un piano pluriennale" ed ha ammesso che il prossimo anno fiscale - appena partito - dovrebbe vedere solo un "modesto miglioramento" degli utili al netto delle voci straordinarie, anche se la prima parte dell'anno includerà ancora ostacoli derivanti da una contenuta innovazione sul piano dei prodotti.
In compenso Arden ha già trovato un investitore che crede molto nel brand: si tratta del gruppo di private equity Rhone Capital, che attraverso un suo fondo ha preso 50 milioni di azioni privilegiate ed ha warrant per acquisire azioni ordinarie pari al 7,6% del capitale, a 20,39 dollari per azione (ora il titolo quota circa 15 dollari). Rhone Capital ha ottenuto anche alcune garanzie in termini di governance ma comunque si è impegnato a non superare una quota del 30% del capitale.
"Colpa" della musica, a quanto pare: i principali incriminati per il crollo delle vendite e dei margini infatti sono i profumi firmati dalle celebrità, in particolare la linea Justin Bieber e Taylor Swift. Che, tra l'altro, hanno visto diminuire le vendite più del previsto anche nelle catene della grande distribuzione, tipo Wal-Mart; e infatti non a caso tra le misure che il gigante della cosmetica ha messo in campo per contrastare il declino c'è una diversa modulazione della distribuzione, per portare verso l'alto i prezzi dei prodotti, mentre la prossima mossa sarà promuovere linee a maggior contenuto di innovazione.
Tornando ai numeri, Elizabeth Arden ha riportato nel quarto trimestre una perdita per azione, al netto delle voci straordinarie, pari 1,04 dollari contro un utile di 10 centesimi nel corrispondente periodo 2013. Il fatturato invece è sceso del 28%, a 191,7 milioni di dollari, mentre gli analisti avevano messo in conto vendite per 242 milioni. Non solo, anche le prospettive sono per un ritorno alla redditività come "parte di un piano pluriennale" ed ha ammesso che il prossimo anno fiscale - appena partito - dovrebbe vedere solo un "modesto miglioramento" degli utili al netto delle voci straordinarie, anche se la prima parte dell'anno includerà ancora ostacoli derivanti da una contenuta innovazione sul piano dei prodotti.
In compenso Arden ha già trovato un investitore che crede molto nel brand: si tratta del gruppo di private equity Rhone Capital, che attraverso un suo fondo ha preso 50 milioni di azioni privilegiate ed ha warrant per acquisire azioni ordinarie pari al 7,6% del capitale, a 20,39 dollari per azione (ora il titolo quota circa 15 dollari). Rhone Capital ha ottenuto anche alcune garanzie in termini di governance ma comunque si è impegnato a non superare una quota del 30% del capitale.