Economia

La stella di Tiffany brilla forte: alzate le stime

Il secondo trimestre si è chiuso con un balzo delle vendite del 7% e un incremento degli utili del 16%. Riviste al rialzo le prospettive di crescita degli utili. Il traino delle Americhe e dell'Asia, mentre nel Giappone ha pesato l'aumento della tassa sui consumi di aprile scorso

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La stella di Tiffany brilla più che mai. Il secondo trimestre (fiscale) della società probabilmente più famosa al mondo per i negozi di gioielli (anche se in realtà è battuta da Financiere Richemont per volumi di vendite globali) ha registrato infatti nei tre mesi terminati il 30 luglio scorso un incremento del fattuato pari al 7% (a 993 milioni di dollari) e un aumento dell'utile netto anche più forte (+16%) a quota 124 milioni di dollari. Risultati altamente positivi e migliori delle aspettative degli analisti, che hanno spinto i vertici del gruppo ad alzare le stime degli obittivi finanziari di fine anno. Adesso dai gioielli Tiffany il gruppo si aspetta un utile di fine anno fiscale (che terminerà in gennaio) in crescita di 5 centesimi per azione rispetto alle vecchie stime (ora i nuovi target sono di 4,2-4,3 dollari per azione).

La società ha commentato i risultati favorevoli spiegando che sono stati raggiunti grazie a "costi favorevoli" delle materie prime, accompagnati da un incremento invece dei prezzi al dettaglio, per tutta la gamma di prodotti e in tutte le regioni", che evidentemente i clienti finali hanno seguito.

Le vendite sono aumentate praticamente in tutte le aree geografiche (+10% nel semestre e più 7% a parità di perimetro di negozi), anche se a tirare la volata sono stati le Americhe e l'area Asia-Pacifico. Fa parzialmente eccezione il Giappone, che nei sei mesi ha visto un incremento del fatturato limitato al 4%, frutto di un forte balzo nel primo trimestre e in una contrazione nel secondo. La società spiega l'andamento con la variazione delle tasse sui consumi nel Sol Levante, scattata nell'aprile scorso, che ha portato la clientela ad anticipare qualche acquisto nei primi tre mesi e poi a soprassedere a ridosso dell'innalzamento delle tasse. 

E' stata invece una parziale sopresa, almeno per gli analisti, il declino in Europa - ma solo a parità di cambi - dell'8% nelle vendite del secondo trimestre, un calo che si ferma al 5% (sempre a parità di cambi) nel primo semestre.