MILANO - La stella di Tiffany non brilla a Wall Street. Il colosso mondiale della gioielleria, guidato da sei mesi dall'italiano Alessandro Bogliolo, ha migliorato i conti nell'anno fiscale che si è chiuso a fine gennaio; anche l'ultimo trimestre, che beneficia delle vendite del periodo natalizio, ha avuto buoni risultati. Ma la bocciatura a Wall Street è stata netta: un'apertura in calo del 5%.
Paradossi dei mercati? Fino ad un certo punto. Quello che ha deluso gli operatori è stato infatti il dato dell'ultimo trimestre relativo alle vendite dei negozi a parità di perimetro: questa voce è salita solo del 3% e il miglioramento si riduce all'1% se si considerano i conti depurati dall'effetto dei cambi. Gli analisti avevano stimato un dato ben più robusto, il 2,7% in più; da qui la delusione nonostante sia la prima volta da nove trimestri consecutivi che le vendite a parità di perimetro salgono.
Nell'intero esercizio fiscale il fatturato di Tiffany è salito del 4%, a 4,2 miliardi di dollari, mentre gli utili netti sono scesi del 17% soprattutto a causa della riforma fiscale negli Usa, che ha avuto un impatto iniziale negativo. Senza questa voce, gli utili sarebbero stati più alti del 10% rispetto all'anno prima. Per questo esercizio, ha spiegato l'amministratore delegato Bogliolo (ex Diesel ed ex Bulgari) continueranno gli investimenti - soprattutto in alcune aree come la teconologia, la comunicazione e l'area digital - per continuare nel riposizionamento e nel rilancio del marchio. Un impegno che non potrà non tradursi in una compressione degli utili lordi nel breve periodo, a vantaggio della crescita futura.
Paradossi dei mercati? Fino ad un certo punto. Quello che ha deluso gli operatori è stato infatti il dato dell'ultimo trimestre relativo alle vendite dei negozi a parità di perimetro: questa voce è salita solo del 3% e il miglioramento si riduce all'1% se si considerano i conti depurati dall'effetto dei cambi. Gli analisti avevano stimato un dato ben più robusto, il 2,7% in più; da qui la delusione nonostante sia la prima volta da nove trimestri consecutivi che le vendite a parità di perimetro salgono.
Nell'intero esercizio fiscale il fatturato di Tiffany è salito del 4%, a 4,2 miliardi di dollari, mentre gli utili netti sono scesi del 17% soprattutto a causa della riforma fiscale negli Usa, che ha avuto un impatto iniziale negativo. Senza questa voce, gli utili sarebbero stati più alti del 10% rispetto all'anno prima. Per questo esercizio, ha spiegato l'amministratore delegato Bogliolo (ex Diesel ed ex Bulgari) continueranno gli investimenti - soprattutto in alcune aree come la teconologia, la comunicazione e l'area digital - per continuare nel riposizionamento e nel rilancio del marchio. Un impegno che non potrà non tradursi in una compressione degli utili lordi nel breve periodo, a vantaggio della crescita futura.