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L’Italia dei diritti aggrediti

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Dalle violenze di Caivano all’incidente sulla ferrovia fino ai manifesti razzisti a Torino: la protezione degli individui è una conquista non ancora completata
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Lo stupro di Caivano, i manifesti razzisti di Torino ed i cinque operai morti sulle rotaie di Brandizzo ci ricordano, in maniera drammatica, che nel nostro Paese la protezione dei diritti degli individui, pur sancita dalla Costituzione repubblicana, è una conquista ancora da completare.

Quanto avvenuto a Caivano con la violenza di un gruppo di minorenni su due bambine evidenzia quanto sia esteso e pericoloso il mancato rispetto delle donne. I femminicidi che si susseguono, le offese al corpo ed all’identità delle donne che dilagano nel linguaggio pubblico e nei comportamenti privati, come anche l’aggressività sessuale che rimbalza sui social network, costellano la vita di molte, causando …

Lo stupro di Caivano, i manifesti razzisti di Torino ed i cinque operai morti sulle rotaie di Brandizzo ci ricordano, in maniera drammatica, che nel nostro Paese la protezione dei diritti degli individui, pur sancita dalla Costituzione repubblicana, è una conquista ancora da completare.

Quanto avvenuto a Caivano con la violenza di un gruppo di minorenni su due bambine evidenzia quanto sia esteso e pericoloso il mancato rispetto delle donne. I femminicidi che si susseguono, le offese al corpo ed all’identità delle donne che dilagano nel linguaggio pubblico e nei comportamenti privati, come anche l’aggressività sessuale che rimbalza sui social network, costellano la vita di molte, causando abusi, violenze e lutti. Tali offese alla dignità si giovano di un’atmosfera di omertà che spiega perché sono ancora troppe le donne che, sentendosi sole e assediate, scelgono di non denunciare ciò che subiscono.

I manifesti affissi, in una notte di pochi giorni fa, nel quartiere Le Vallette di Torino ci dicono a quale livello di organizzazione e militanza è arrivato il razzismo contro immigrati e stranieri che vivono fra noi, lavorano con noi e studiano nelle nostre scuole. Scritti in tre lingue, stampati in quantità industriale, disseminati sui muri e immaginati per convincere gli immigrati ad andarsene, i manifesti del gruppo di estrema destra denominato “Barriera” ci dicono che esistono gruppi di italiani che dedicano tempo, idee e risorse ad immaginare azioni capaci di fare terra bruciata attorno a chi ha deciso di vivere nel nostro Paese. Per farli andare via.

E i cinque operai travolti dal treno a 100 km orari sulla Milano-Torino ci rammentano l’entità dei rischi che affronta chi è all’opera, in cantieri o laboratori di ogni genere, in un Paese dove continuiamo ad avere un agghiacciante ritmo di tre morti al giorno fra chi lavora. Le vittime sono giovani ed anziani, uomini e donne, italiani e immigrati, che trovano la morte ogni giorno, in una indifferenza generale che fa percepire alle famiglie delle vittime di essere immerse in una feroce solitudine. Come se la morte sul lavoro fosse un’eventualità a cui nessuno può sfuggire.

Ciò che accomuna le aggressioni contro le donne, le minacce ai migranti e le morti sul lavoro è il fatto di avvenire senza interruzione, in un’atmosfera di colpevole omertà da parte di troppi che preferiscono voltarsi dall’altra parte, non ascoltare, non vedere e non denunciare i responsabili di questi atti orrendi che offendono la dignità di una nazione fondata su una Costituzione che stabilisce in maniera cristallina il diritto al lavoro, il rifiuto di ogni discriminazione e la protezione della sicurezza di ogni cittadino: donne, immigrati e operai inclusi.

C’è dunque un divario netto fra le protezioni, personali e collettive, che la Costituzione repubblicana prevede e i comportamenti di chi offende, viola e infanga tali nobili principi. Un divario che si alimenta grazie alla diminuzione del numero di scuole sul territorio, all’aumento dei luoghi in stato di degrado ed al dilagare del razzismo negli stadi, divenuti una sorta di “zona franca” dove è consentito offendere il prossimo superando la soglia del più volgare razzismo.

Ciò che ne risulta è l’immagine di un Paese ferito e indebolito dalla carenza di protezioni e rispetto per donne, immigrati e operai. La ferita sta nel fatto che le donne devono essere libere di vivere senza timori, gli immigrati di integrarsi senza pregiudizi e gli operai di lavorare senza temere per la vita. Sono tre polmoni da cui dipende la vita della nazione: tutte le statistiche sulle economie avanzate ci dicono che la crescita, il benessere e la prosperità di una società democratica dipendono direttamente dall’eguaglianza dei diritti uomo-donna, dall’integrazione degli immigrati e dalla qualità del lavoro. Ecco perché chi violenta le donne, aggredisce gli stranieri e ignora la protezione degli operai nuoce alla nostra comunità nazionale. L’Italia ha strumenti e risorse per rispondere a questa emergenza, trasformando le debolezze nel terreno sul quale reagire, unendosi per costruire più solidarietà e dunque consolidare l’identità collettiva. Come ha suggerito anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, intervenendo al Meeting di Rimini, parlando di amicizia e coesione fra differenti identità come strada per perseguire la felicità e battere il disagio.

La responsabilità di rafforzare la protezione dei diritti lì dove più vengono violati chiama in causa la necessità di applicare senza remore i principi su cui si fonda lo Stato di Diritto, impone al governo di trasformare tale sfida in una priorità nella destinazione di investimenti e risorse, dall’economia alla cultura. E soprattutto, come ripeteva senza mai stancarsi il premio Nobel per la Pace Elie Wiesel, il focus deve essere anzitutto nell’educazione delle nuove generazioni. Nulla può proteggerci di più dalla carenza di rispetto per il prossimo che lo studio, la conoscenza e la condivisione dei principi e del dettato della Costituzione nelle scuole. È la carenza di conoscenza che genera l’ignoranza e porta al silenzio della ragione da parte di chi aggredisce le donne, offende gli immigrati ed è indifferente alle morte degli operai. Nell’aberrante convinzione che il disprezzo per i diritti e le vite degli altri infonda forza, potenza e supremazia.

Ecco perché la reazione alle ferite che indeboliscono il tessuto civile del nostro Paese deve partire dalle scuole e dalle famiglie: le risorse delle istituzioni, la qualità degli insegnanti e l’esempio dei genitori compongono la rete indispensabile per dare alle nuove generazioni gli strumenti di conoscenza adatti al fine di comprendere perché riconoscere, proteggere e coesistere con gli altri rende un Paese più prospero e sicuro, capace di affrontare e superare qualsiasi sfida e difficoltà. Se l’applicazione della legge è necessaria per punire chi offende il prossimo, lo studio è indispensabile per prevenire l’ignoranza da cui nascono tali offese. In entrambi i casi è il dovere mazziniano di essere cittadini - ovvero di applicare e rispettare la Costituzione - la ricetta da applicare, senza tentennamenti, per arrivare a garantire più diritti: consentendo alle donne, agli immigrati ed agli operai di vivere senza paura.

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