La coscienza del limite
di Ezio MauroIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di apertura della Settimana Sociale
Siamo giunti al nodo della crisi contemporanea: la questione della democrazia, la sua capacità di mantenere le promesse scritte nelle Costituzioni, di difendere i diritti dei cittadini, di rispondere al suo compito primario, che è la tutela della libertà delle persone e delle comunità sociali. È questa la vera cifra della contesa politica aperta oggi in Francia e in Inghilterra, domani negli Stati Uniti d’America, quotidianamente in Europa, e naturalmente anche in Italia.
Di fronte alle difficoltà che la democrazia incontra per garantire una libertà sostanziale con l’inclusione, la rappresentanza, l’uguaglianza e la solidarietà, cresce la tentazione di cambiare il modello liberal-democratico conquistato dopo la fine della guerra e della dittatura, costruendo nuove “verticali del potere”, inseguendo una …
Siamo giunti al nodo della crisi contemporanea: la questione della democrazia, la sua capacità di mantenere le promesse scritte nelle Costituzioni, di difendere i diritti dei cittadini, di rispondere al suo compito primario, che è la tutela della libertà delle persone e delle comunità sociali. È questa la vera cifra della contesa politica aperta oggi in Francia e in Inghilterra, domani negli Stati Uniti d’America, quotidianamente in Europa, e naturalmente anche in Italia.
Di fronte alle difficoltà che la democrazia incontra per garantire una libertà sostanziale con l’inclusione, la rappresentanza, l’uguaglianza e la solidarietà, cresce la tentazione di cambiare il modello liberal-democratico conquistato dopo la fine della guerra e della dittatura, costruendo nuove “verticali del potere”, inseguendo una piena potestà, rifiutando i vincoli e gli strumenti di controllo e di bilanciamento, superando cioè le regole e i confini in una metamorfosi autoritaria della democrazia. E contro questa tentazione ha parlato ieri a Trieste il Presidente della Repubblica Mattarella, invitato dalla cinquantesima Settimana Sociale dei cattolici a tenere una lezione sulla democrazia. Il Capo dello Stato l’ha trasformata in un richiamo sullo stato di salute della democrazia, sui rischi di una sua svalutazione, di una disaffezione dei cittadini, come se il tessuto di garanzia delle nostre libertà fosse ormai logoro. Ma la democrazia non è soltanto un metodo, perché ha un’anima senza la quale è destinata a implodere, ha spiegato il Capo dello Stato. E l’anima della libertà nasce dalla riconquista dei valori democratici dopo la costrizione fascista, inseriti nella Costituzione.
Libertà anzitutto come rifiuto di ogni obbligo di conformismo, come “diritto all’opposizione”: citando Bobbio (“la democrazia obbliga terribilmente”) Mattarella ha ricordato che la forma democratica deve assicurare generalità e uguaglianza del diritto di voto, libertà, ruolo e funzione delle assemblee elettive e soprattutto “limiti alle decisioni della maggioranza”, nel senso che queste decisioni non possono violare i diritti delle minoranze e impedire che queste possano contendere il potere. La coscienza del limite, quindi, come responsabilità democratica della maggioranza. È un richiamo a contrastare lo spirito dei tempi, la tentazione di inseguire sempre quote supplementari di potere oltre a quello legittimo conquistato nelle libere elezioni: “Una democrazia della maggioranza sarebbe per definizione una contraddizione insanabile, per la confusione tra strumenti di governo e tutela dell’effettiva condizione di libertà”. C’è infatti, come ricorda Mattarella, un’area intangibile di diritti fondamentali delle persone, e la democrazia liberale considera questi diritti “indisponibili rispetto al contingente succedersi di maggioranze”. Anche perché l’ambizione democratica punta sempre al bene comune, “che non è il bene pubblico nell’interesse della maggioranza, ma il bene di tutti e di ciascuno”, come indicò già la Settimana Sociale del 1945. Ma ancor prima, nel 1913, l’ottava Settimana Sociale che riaffermava la fedeltà dei cattolici allo Stato e alla Patria ribadiva anche - come ha voluto sottolineare Mattarella - “il diritto di respingere ogni tentativo di trasformare la Patria, lo Stato, la sua sovranità in altrettante istituzioni ostili”.
Su questa linea il Presidente della Repubblica ha insistito richiamando un’altra presa di posizione cattolica nel ‘45: “Noi sappiamo tutti ormai che la presunta volontà generale non è in realtà che la volontà di una maggioranza che si considera come rappresentativa della volontà di tutto il popolo, e può essere più ingiusta e più oppressiva che non la volontà di un principe”. Da qui “un fermo no all’assolutismo di Stato e a un’autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice”. Il cerchio del messaggio presidenziale si chiude: il senso del limite “è un fattore imprescindibile di leale e irrinunciabile vitalità democratica”, anche perché è sbagliato e rischioso secondo Mattarella cedere a “sensibilità contingenti, sulla spinta delle tentazioni quotidiane della contesa politica”. Anche il richiamo alla pace si inserisce in questo disegno, perché la “guerra alla guerra” per bandire le aggressioni non deve essere irenismo pacifista ma piuttosto reazione morale consapevole del diritto del cittadino alla pace interna ed esterna. E qui solo l’Europa può completare il quadro.
Mattarella è esplicito: se in passato la democrazia si è inverata negli Stati oggi bisogna costruire una nuova sovranità europea che dia sostanza concreta e non illusoria alla sovranità degli Stati membri. Una unità europea effettiva è dunque “condizione di salvaguardia dei nostri ordinamenti di libertà, di uguaglianza, di solidarietà e di pace”. Il campo della contesa è definito, e la posta in gioco è la difesa dei cardini liberal-democratici della civiltà politica occidentale, vale a dire della democrazia così come l’abbiamo conosciuta fin qui, con tutti i suoi limiti, le sue difficoltà e le sue garanzie. È su questo che votano i popoli dei Paesi dove ora si aprono le urne, in una partita che riguarda tutti, perché sono in causa principi e valori universali, senza confini, come ogni volta che si parla di democrazia.