✕

I doveri della sinistra

Giffoni Valle Piana (Salerno), 26 luglio: Elly Schlein e Giuseppe Conte al Giffoni Film Festival (ansa)

Ascolta l'audio

Ci sono segnali ormai chiari di una diversa percezione del futuro, della nuova vulnerabilità della destra al governo, della possibilità di vincere una sfida elettorale. Guai a sprecare l’occasione per diventare la prima forza nazionale a sostegno della liberal democrazia
3 minuti di lettura

Eppur si muove. In quello che doveva essere l’anno d’oro di Giorgia Meloni, sicura dopo la vittoria in Italia di poter sconvolgere gli equilibri di Bruxelles e Strasburgo guidando l’onda promessa della destra europea, la sinistra torna in campo superando veti, gelosie, preclusioni e ideologie per contendere il Paese al sovranismo nazionalista che lo ha sedotto con il progetto inedito e ribelle di un governo anti-sistema.

Oggi quel progetto rivela di avere spazio solo nel buio delle nostre paure indigene, mentre non trova cittadinanza in Europa. Non solo: il governo dell’Unione nasce dall’alleanza delle forze tradizionali che si riconoscono nello stato di diritto, nei valori della democrazia liberale, nella cultura storica e politica dell’Occidente, mettendo ai margini la destra estrema anti-europea, filorussa, illiberale, reazionaria e neo-autoritaria.

La geografia immaginaria e personale della premier italiana svanisce alla prova dei fatti, il centro d’Europa resta a Bruxelle…

Eppur si muove. In quello che doveva essere l’anno d’oro di Giorgia Meloni, sicura dopo la vittoria in Italia di poter sconvolgere gli equilibri di Bruxelles e Strasburgo guidando l’onda promessa della destra europea, la sinistra torna in campo superando veti, gelosie, preclusioni e ideologie per contendere il Paese al sovranismo nazionalista che lo ha sedotto con il progetto inedito e ribelle di un governo anti-sistema.

Oggi quel progetto rivela di avere spazio solo nel buio delle nostre paure indigene, mentre non trova cittadinanza in Europa. Non solo: il governo dell’Unione nasce dall’alleanza delle forze tradizionali che si riconoscono nello stato di diritto, nei valori della democrazia liberale, nella cultura storica e politica dell’Occidente, mettendo ai margini la destra estrema anti-europea, filorussa, illiberale, reazionaria e neo-autoritaria.

La geografia immaginaria e personale della premier italiana svanisce alla prova dei fatti, il centro d’Europa resta a Bruxelles e non si sposta a Visegrad, anche se l’Italia di destra non sa più qual è il suo posto sulla carta geografica. L’Europa rimane per fortuna una costruzione comune nata dalla condivisione della democrazia riconquistata dopo la guerra e riconfermata nella sconfitta delle due dittature del Novecento. E la destra scopre che in questa Europa non si può essere incinti a metà.

Il contesto, quindi, sta cambiando lo spirito dei tempi. Ma la sinistra — per la prima volta da anni — non è ritornata in campo soltanto per gli errori altrui, le inadeguatezze del personale di governo, i limiti di una cultura politica che ambisce a impersonare il moderno conservatorismo continentale e poi subisce il richiamo della foresta primitivo e sacrifica il grande gioco europeo per paura, nel piccolo gioco italiano, di mostrare il fianco sguarnito alle insidie di Salvini, alleato-rivale.

A sinistra ci sono segnali ormai chiari e costanti di una diversa percezione del futuro, della nuova vulnerabilità politica, strategica e soprattutto culturale della destra al governo, della possibilità concreta di ingaggiare e vincere una sfida elettorale, oggi per le città e le Regioni, domani magari per il Parlamento nazionale e quindi per il governo.

La società scopre le fragilità del sistema (richiamate dal “Cantiere Italia” di Repubblica), dalla crisi ormai conclamata della Sanità che non risponde alle domande del cittadino e viola i suoi diritti fondamentali, all’emergenza acqua che spalanca visioni primordiali da Paese arretrato, rivelando l’abisso in cui è precipitato un welfare di base, materiale e potremmo dire per l’Italia naturale, dopo anni di spallate al sistema pubblico di tutela generale.

Anche la presenza sociale della sinistra, il suo sforzo di interloquire coi cittadini e di chiamarli a mobilitarsi sui grandi temi discriminanti, indica una nuova capacità di interpretazione dei bisogni e di rappresentanza dei diritti, con risposte immediatamente positive, come dimostrano le 100 mila adesioni online alla richiesta di referendum per abrogare la legge sull’Autonomia differenziata, raccolte in meno di due giorni.

L'Aquila, 16 luglio: l'abbraccio tra Elly Schlein e Matteo Renzi alla Partita del cuore (ansa)

La strada è naturalmente ancora lunga e Meloni conta su un consenso personale che compensa le tensioni interne alla maggioranza, coperte dall’energia politica della leadership. Ma anche il dialogo tra Schlein e Conte, il contatto politico tra Renzi e la segretaria del Pd — se non sono la prenotazione di un ruolo da futuri sabotatori di un campo largo ancora tutto da seminare — confermano che forse la lezione francese del Nuovo Fronte Popolare capace di sbarrare la strada a Le Pen prevale sulla dannazione italiana delle divisioni eterne a sinistra, dove il principale avversario è troppo spesso il tuo vicino, o addirittura il tuo compagno.

In politica le opportunità spesso dettano le scelte. Ma oggi c’è un elemento nuovo, che mancava da tempo: la consapevolezza che il centrosinistra è un soggetto politico permanente e fondamentale nella vita del Paese ed è una cultura di progresso, di emancipazione, di crescita nella giustizia sociale, e proprio per questo può tutelare i cittadini smarriti e dispersi, tagliati fuori, favorendo l’inclusione e garantendo la sicurezza di tutti.

Una cultura europea, che assicura all’Italia un ancoraggio nel gruppo storico dei Paesi fondatori della Ue e rompe l’equivoco di una premier che fortunatamente ha riconfermato la scelta atlantica sull’Ucraina ma senza mai aderire ai principi della democrazia liberale, come se l’Occidente fosse una caserma e non una comunità che vive nei principi dello stato di diritto, e di cui la Nato è uno strumento, non la cifra identitaria.

La presa di coscienza di se stesso, da parte del centrosinistra, comporta dei doveri che si riassumono nella responsabilità di difendere i principi repubblicani e costituzionali. Non si capisce perché di fronte all’estremismo di questa destra, all’eredità non risolta del neofascismo, allo scarto in Europa, ci sia voluto tanto tempo per costruire un’alternativa credibile.

Guai oggi a sprecare l’occasione per diventare la prima forza nazionale a sostegno della liberal democrazia, un nuovo orizzonte valoriale nel quale può trovare compimento tutta la storia della sinistra italiana, riscattando i suoi errori: e persino i suoi ritardi.

Leggi i commenti