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INDIA

Media locali: liberati gli italiani rapiti
Mancano conferme, Farnesina verifica

La notizia, data da diversi siti e tv dell'Orissa, è stata rilanciata dall'emittente indiana all news Ndtv. Secondo Orissa Diary, la liberazione sarebbe avvenuta qualche ora dopo la sospensione del negoziato tra i maoisti e le autorità locali dopo l'ulteriore sequestro di un deputato tribale. Bosusco scrive ai suoi: "Vi voglio bene, non sempre ve l'ho dimostrato"

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NEW DELHI - Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, rapiti il 14 marzo nello Stato indiano dell'Orissa da un gruppo di guerriglieri maoisti, potrebbero essere stati liberati vicino alla località di Tanjungia. Lo riferiscono media locali, rilanciati dall'emittente all news indiana Ndtv e ripresi anche dal sito di New Delhi Television. Manca tuttavia una conferma ufficiale. La Farnesina riferisce che sono in corso le verifiche.

Contattato dall'ambasciatore d'Italia Giacomo Sanfelice, neppure il 'numero due' del Dipartimento dell'Interno dell'Orissa e capo negoziatore per il governo al tavolo delle trattative con i maoisti, UN Behera, ha fornito una conferma ufficiale delle notizie che circolano sui media. Fra i primi a segnalare il possibile rilascio, la principale tv dell'Orissa, OTV, il quotidiano Orissa Diary, e le tv all news nazionali Ndtv e Times Now.

"Abbiamo appena sentito la Farnesina - fa sapere da San Didero lo zio di Bosusco, Ubaldo - ma non ci hanno dato conferme. Adesso abbiamo ancora più paura, perché quando comincia a girare la voce che sono stati liberati e poi non c'è certezza, tutto sembra ancora più complicato. Stiamo attaccati al telefono".

"Speriamo che la Farnesina confermi questa bella notizia" dice al telefono con l'Ansa Pasquale Boccia, sindaco di Rocca di Papa, il paese in provincia di Roma dove vive Claudio Colangelo. "Nel momento in cui venisse confermata siamo pronti a gioire con tutta la comunità e ad accoglierlo quando tornerà".

Secondo il sito locale Orissa Diary, la liberazione di Bosusco e Colangelo è avvenuta alle 21,30 ora locale nei pressi del villaggio di Daringbadi. Il rilascio, da parte di quelli che il sito definisce "maoisti oltranzisti", è avvenuto poche ore dopo la sospensione della trattativa tra il governo e i due negoziatori nominati dagli stessi maoisti, B.D. Sharma e Dandapani Mohanty. Erano stati i due mediatori nominati dai maoisti a lanciare ai ribelli un ultimo appello per il rilascio dei due, ma si sono rifiutati di proseguire dopo l'ulteriore rapimento di un deputato tribale, Jhina Hikaka, da parte dell'ala più oltranzista del movimento maoista. Dopo la sospensione, i due negoziatori, hanno rassegnato le dimissioni dall'incarico.

Il "dialogo è sospeso" aveva annunciato il principale negoziatore per il governo dell'Orissa, Un Behera, parlando di  "sfortunati incidenti che danneggiano la pace". Accigliato, e parlando a nome degli altri due negoziatori del governo, Behera aveva sottolineato che "due episodi sfortunati", come l'uccisione di un responsabile della polizia due giorni fa e il sequestro di un membro del Parlamento locale, anche se non formalmente rivendicato, hanno deteriorato il clima di dialogo con i delegati dei maoisti. Per questo, aveva aggiunto, "abbiamo deciso di sospendere il negoziato". Anche Behera, Mohanty e Sharma, ha rivolto un appello ai maoisti "a rilasciare i tre ostaggi con un gesto di carattere umanitario".

Jhina Hikaka, membro del Parlamento dello Stato di Orissa per il partito di governo Biju Janata Dal (BJD) del "chief minister", Naveen Patnaik, è stato rapito da un centinaio di guerriglieri maoisti. Il deputato trentaquattrenne è stato catturato mentre insieme all'autista e alla sua guardia del corpo rientrava in una zona tra Koraput e Laxmipur, 500 chilometri a sud di Bhubaneswar.

Da quest'ultimo sequestro si è dissociato anche il leader dei guerriglieri, Sabyasachi Panda, che in un messaggio audio lo ha giudicato sbagliato in un momento in cui ci sono negoziati in corso tra governo e mediatori per liberare i due ostaggi italiani. Panda ha inoltre criticato il governo dell'Orissa per non essere riuscito a risolvere rapidamente la questione dei due italiani.

Nell'auto del deputato i rapitori hanno lasciato un volantino con le stesse 13 richieste già avanzate per la liberazione dei due italiani, che vanno dallo stop al turismo nella regione alla liberazione di militanti maoisti in carcere. Nel messaggio si chiede che queste condizioni siano soddisfatte "al più presto". Nel frattempo Sulachana Nayak, una donna il cui marito fu ucciso dai maoisti cinque anni fa, ha chiesto ai negoziatori di non insistere per il rilascio degli assassini: "Voglio solo tornare a casa al mio villaggio e stare tranquilla: chiedo ai Naxaliti di non nuocere più alla mia famiglia".

Negli ultimi nove giorni, i maoisti Naxaliti hanno ucciso due poliziotti e un vice ispettore nel distretto Malkangiri, nonostante Sabuasachi Panda abbia annunciato un cessate il fuoco. Un clima di violenza che aveva spinto il "chief minister" Patnaik, poco prima del rapimento del deputato, a inviare un duro messaggio ai guerriglieri: "Per un'atmosfera pacifica che faciliti i negoziati, i maoisti dovrebbero far cessare la perdurante violenza".

Uno dei due rapiti, Bosusco, ha scritto una lettera alla famiglia, pubblicata oggi da Repubblica. La missiva - di due facciate scritte in stampatello - è stata recapitata attraverso uno degli ostaggi indiani liberati dai guerriglieri maoisti. "Caro papà e cara Vanna, vi voglio molto bene anche se non sempre ve l'ho dimostrato", scrive il 54enne piemontese, "vi scrivo mentre sono prigioniero di un gruppo di guerriglieri. Se mi libereranno ci rivedremo presto, dovesse succedermi qualcosa vi voglio dare un grande abbraccio d'amore".

Bosusco fa anche una sorta di testamento, chiedendo che siano dati seimila euro a Santosh, il suo cuoco catturato e poi rilasciato dai maoisti, "per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per me". "Il resto che c'è in banca prendilo tu Vanna, insieme alle case. Vi voglio bene, Paolo", termina la lettera.