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MEDIO ORIENTE

Film blasfemo, si placa la rabbia islamica
Usa evacuano ambasciate in Sudan e Tunisia

Il Dipartimento di Stato ha ordinato al personale non essenziale di abbandonare le due sedi diplomatiche. Il capo del Pentagono Panetta: "Probabile che i disordini proseguano nei prossimi giorni". Arrestato leader salafita tunisino

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WASHINGTON - Si attenua la rabbia islamica per il cortometraggio oltraggioso nei confronti di Maometto, ma da Washington è partito oggi l'ordine di evacuare le ambasciate di Tunisi e Khartoum, in Sudan, chiedendo alle famiglie e al personale non essenziale di abbandonarle. Dopo i cruenti scontri di ieri e soprattutto di venerdì, oggi non si registrano episodi particolarmente violenti, fatta eccezione per una manifestazione davanti la sede diplomatica americana di Karachi conclusasi con otto feriti. Senza grossi incidenti invece altre proteste avvenute ad Anversa, in Belgio, ed Ankara, in Turchia. Malgrado ciò il Dipartimento di Stato ha deciso comunque di rimpatriare il maggior numero possibile di persone. Dalla sola Tunisi sono partiti in mattinata 128 cittadini statunitensi.

Il segretario alla Difesa, Leon Panetta, ha chiarito infatti che è probabile che i disordini nel mondo musulmano proseguano anche nei prossimi giorni. Panetta ha spiegato anche che il Pentagono ha dispiegato forze in un certo numero di aree e che l'esercito si prepara a difendere il personale e i beni americani che potrebbero essere minacciati. Le proteste, ha ricostruito l'ambasciatore americano all'Onu, Susan Rice, in un'intervista ad Abc, sono iniziate ''spontaneamente non come una risposta premeditata'' a un video ''molto offensivo'' sull'Islam. Poi ''alcuni estremisti, equipaggiati con armi più pesanti, ne hanno assunto il controllo'' ed è probabile che le loro proteste continueranno.

Stessa scelta è stata fatta dalla Germania, che ha disposto il ritiro del personale della sua ambasciata a Khartoum, dopo che la sede diplomatica è stata attaccata venerdì scorso da manifestanti infuriati per il film anti-islamico realizzato negli Stati Uniti.

La pressione di Washington sui paesi del mondo musulmano ha prodotto comunque un primo risultato. In Tunisia gli investigatori delal speciale divisione anti terrorismo hanno arrestato Mohamed Bakti, leader del movimento salafita. Secondo il sito Tunisie Numerique, Bakti, che avrebbe partecipato alla violenta manifestazione di venerdì prima di fare perdere temporaneamente le proprie tracce, sarebbe stato arrestato nella notte nella sua regione natale, quella di Zaghouan.

Polizia al lavoro anche in Libia, dove
50 persone sono state arrestate in relazione all'attacco al consolato Usa di Bengasi in cui è rimasto ucciso l'ambasciatore americano in Libia. Secondo lo speaker del Parlamento libico Mohammed al-Megaryef, alcuni arrestati sono "stranieri entrati in Libia da diversi punti, alcuni da Mali e Algeria".

La notizia di un grave atto di intolleranza arriva invece dal Niger, dove
la più importante chiesa cattolica di Zinder, la seconda città del Niger, è stata "completamente saccheggiata" da manifestanti islamici.  L'episodio si è però verifiocato venerdì scorso, nella giornata più cruenta delle proteste. "Dopo la preghiera del venerdì, centinaia di manifestanti hanno forzato la porta della cattedrale e l'hanno saccheggiate appiccando il fuoco e danneggiando la statua della vergine Maria", ha riferito il corrispondente di una radio locale di Zinder.

Da segnalare, infine, che subito dopo la partenza di Benedetto XVI da Beirut, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha esortato i libanesi a scendere in strada per protestare contro il film al centro dello scandalo.