Esteri

IL CASO

Petraeus testimonierà al Congresso
Obama: "Sicurezza nazionale mai a rischio"

L'ex capo della Cia apparirà domani davanti alla Commissione intelligence del Senato e venerdì davanti a quella della Camera per riferire sull'attacco di Bengasi, in Libia, in cui ha perso la vita l'ambasciatore Stevens. Nel suo primo discorso dopo la rielezione il presidente ha parlato anche dello scandalo, lodando il lavoro del generale e la sua "straordinaria carriera". In casa di Paula Broadwell trovati documenti segreti

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WASHINGTON - David Petraeus testimonierà domani davanti alla Commissione intelligence del Senato e venerdì davanti a quella della Camera dei rappresentanti, a porte chiuse. L'ex capo della Cia, che ha dato le dimissioni dopo aver ammesso la relazione extraconiugale con la sua biografa Paula Broadwell, riferirà dunque al Congresso. "Il generale ha dato la sua disponibilità", ha detto Dianne Feinstein, senatrice democratica che presiede la commissione.

L'audizione al Senato era già stata calendarizzata per domani prima che scoppiasse lo scandalo. Poi, dopo le dimissioni a sorpresa di Petraeus, sembrava che a riferire davanti al Congresso sull'attacco al consolato Usa di Bengasi in cui l'11 settembre scorso persero la vita l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre cittadini americani sarebbe andato il nuovo direttore ad interim della Cia, Michael Morrell. In molti avevano fatto pressione perché il generale partecipasse comunque all'audizione.

In serata sul caso è intervenuto il presidente Barack Obama, che finora aveva evitato di commentare direttamente lo scandalo. Rispondendo alle domande dei giornalisti nella sua prima conferenza stampa dopo la rielezione alla Casa Bianca, dedicata ai temi economici, il presidente ha parlato con stima del generale Petraeus e ha detto che in base alle informazioni in suo possesso la sicurezza nazionale non è mai stata messa a rischio durante la relazione tra l'ormai ex capo della Cia e la sua biografa. "Non ci sono prove del fatto che informazioni riservate siano state diffuse", ha detto. Per quanto riguarda poi la tempistica della notizia - un punto chiave della vicenda, con la Casa Bianca che sostiene di essere stata informata dello scandalo solo dopo le elezioni - Obama ha detto che l'Fbi ha seguito il protocollo. Sulla questione dei tempi e dei modi dell'inchiesta, ha deciso di "sospendere il giudizio", anche se ha riaffermato di avere "in generale una grande fiducia nell'Fbi". E' necessario attendere gli sviluppi dell'indagine in corso, ha aggiunto. 

Quella di Petraeus è stata una "carriera straordinaria", ha aggiunto il presidente, lodando l'impegno ed i successi del generale in Iraq e Afghanistan e alla guida della Cia, aggiungendo però che, come lui stesso ha affermato, non aveva più i requisiti necessari per continuare a dirigere la Central Intelligence Agency. Obama ha sottolineato che l'indagine è ancora in corso, per questo si è rifiutato di fare commenti. Anche quando gli è stato chiesto direttamente se non ritenesse di dover essere informato prima, ha risposto di aver deciso di "sospendere il giudizio su come l'intero procedimento riguardo al generale Petraeus è venuto fuori. Non abbiamo ancora tutte le informazioni" necessarie.

Grazie a lui gli americani sono più sicuri, ha detto Obama, augurandosi che le vicende personali rimangano solo una nota a margine di un eccezionale impegno. 

Nonostante il tema della conferenza fosse strettamente economico, il presidente è stato costretto a confrontarsi pubblicamente con un caso che si allarga di giorno in giorno. La questione di fondo è perché il presidente sia stato messo al corrente della relazione fra il capo della Cia e Paula Broadwell solo dopo la sua rielezione, come sostiene la Casa Bianca. E se l'affaire abbia, appunto, messo a rischio in qualche momento la sicurezza nazionale.

Lo scandalo che è costato il posto al capo della Cia vede ora coinvolto un altro generalissimo, il comandante delle truppe Usa e Isaf in Afghanistan, generale John Allen, che avrebbe scambiato migliaia di email con la "terza donna" dello scandalo Petraeus, Jill Kelley. Fu lei a dare il via all'indagine che permise all'Fbi di scoprire la relazione fra Petraeus e la Broadwell, dopo aver denunciato email minatorie che era stata la stessa Broadwell a inviarle.

Secondo la versione della Casa Bianca, Obama ha ricevuto le prime informazioni su tutta la vicenda lo scorso mercoledì, il giorno dopo le elezioni, nonostante l'Attorney General e gli alti vertici del dipartimento della Giustizia conoscessero la vicenda da tempo, cosi come almeno due repubblicani, Eric Cantor e David Reichert. Ieri, a sorpresa, è emerso il coinvolgimento di Allen. Il generale dei marine era atteso al Congresso questa settimana per un'audizione che avrebbe dovuto confermare la sua promozione al posto di comandante supremo della Nato in Europa. Per il momento tutto è congelato: Allen torna a Kabul e vi rimarrà fino a quando l'inchiesta non sarà finita. 

Emergono intanto nuovi particolari sulle donne dell'affaire. L'Fbi sta cercando di capire come la Broadwell, nella cui casa in North Carolina lunedì notte sono stati sequestrati scatoloni di materiali, avesse una quantità di documenti militari, tra cui anche carte riservate; e secondo l'emittente Usa Abc la donna avrebbe ammesso con l'Fbi di aver prelevato i file da edifici del governo; anzi la perquisizione di lunedì notte sarebbe stata pre-organizzata proprio per la restituzione del materiale.

Intanto, Jill Kelley ha invocato nelle ultime ore "l'immunità diplomatica": in qualità di console onorario della Corea del Sud - carica del tutto simbolica - secondo la stampa Usa, si sarebbe rivolta alla polizia di Tampa, la città della Florida in cui vive, per chiedere l'allontanamento di cameramen e reporter dalla sua abitazione fronte mare. 

Una fonte ha confermato a The Cable che la donna è console onorario per la Repubblica della Corea del Sud, ruolo senza responsabilità ufficiali "ottenuto ad agosto grazie alle sue buone relazioni" con i militari. Incarico esibito anche nella targa speciale della sua auto, che, appunto, recita: "Honorary Consul 1JK". Jill Kelley, organizzatrice di eventi mondani per i militari di Tampa, nelle ultime ore però non ha più neanche accesso alla MacDill Air Force Base, dove lavorava come volontaria e dove aveva conosciuto David Petraeus, prima che scoppiasse il caso.