Esteri

Tunisia, condannate a 4 mesi di carcere
le tre attiviste europee Femen pro-Amina

Le due francesi e la tedesca riconosciute colpevoli di aver violato la decenza. Avevano manifestato a seno nudo a Tunisi in solidarietà con la giovane che con il suo video coraggioso si era attirata la condanna della famiglia e delle autorità. Il disperato appello della madre di Amina

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Le tre attiviste di Femen -Pauline, Josephine et Marguerite- che il 29 maggio scorso davanti al palazzo di giustizia della capitale si sono messe a seno nudo  davanti al Tribunale di Tunisi per esprimere solidarietà ad Amina Tyler, sono state condannate a 4 mesi di detenzione per “violazione della decenza”.

“Una sentenza severa e inaccettabile per la quale andremo subito in appello” commenta  l’avvocato Souheib Bahri anche avvocato di Amina Tyler. Nel frattempo Amina è ancora in prigione. “Non ci sono novità, il giudice istruttore non si è ancora pronunciato e non si sa nemmeno quando sarà la prossima data dell’udienza” dice Souheib Bahri.

La madre nella mia intervista esclusiva in onda su Rai NEWS 24 fa un appello disperato a tutto il mondo “per favore aiutatemi, salvate mia figlia”. Racconta piangendo di quanto è stato difficile vederla in carcere “ è ancora adolescente “ dice “aiutatela vi prego”.  Amina dice alla mamma “Mamma aiutami ad uscire di qui”.

La famiglia di Amina non condivide il metodo utilizzato dalla figlia per difendere la causa femminile ma adesso più di prima la sostiene e la vuole libera al piu presto affinché possa proseguire gli studi a Parigi e diventare giornalista.

Il papà di Amina racconta che Amina ha sempre difeso i diritti delle donne “ lei è una vera femminista” dice “ ma questa volta non è stata in grado di scegliere il metodo giusto”

Il padre l’ha sempre sostenuta e continuerà a darle supporto nel difendere i diritti delle donne ma dice “ in una maniera più rispettosa.  Siamo contro le azioni di Femen, ci sono tanti metodi per difendere i diritti delle donne, più rispettosi e più importanti che svestirsi”.

Al processo del 30 Maggio, Amina è stata scagionata dall’accusa di detenzione di spray urticante e condannata solo a un'ammenda di 300 dinari ma il Procuratore della Repubblica il giorno stesso ha emesso un’altra ordinanza di custodia cautelare con le accuse di offesa alla morale, deturpazione di cimitero e organizzazione criminale. Il 5 giugno Amina si è presentata davanti al Giudice per le Indagini preliminari per un ulteriore interrogatorio insieme ai suoi avvocati ai quali è stata negata la richiesta di scarcerazione.

L’ONG Amnesty International a seguito dell’accusa di “organizzazione criminale”  in un comunicato stampa ne richiede l’immediata scarcerazione e ritiene inammissibile l’accusa stessa dichiarando “ si ricorreva a certi tipi di accuse contro gli oppositori politici non violenti durante il regime di Ben Ali” dice Hadj Saharaoui, di Amnesty International programma per Medio Oriente e Africa.

A prendere le difese della ragazza tunisina anche 28 scrittori  del Maghreb che hanno firmato un appello per la sua liberazione e dichiarano in un comunicato di sostenerla senza condizioni: “grazie a suo atto coraggioso, Amina ha evidenziato come la causa femminile è messa in grande pericolo dall’egemonia islamista che vuole rinforzare un ordine patriarcale già esistente”

In una lettera pubblicata su un sito Nawaat, anche lo zio materno di Amina, che vive a Parigi, si schiera in difesa della nipote “ mia nipote è vittima di un complotto politico e giudiziario che non ha giustificazioni”. Amina nonostante tutto il sostegno anche internazionale continua a rimanere in carcere, vengono ripettamente negate agli avvocati difensori le richieste di scarcerazione, il Giudice continua a non pronunciarsi sulla data del processo.

Il padre dice che la va a trovare spesso, “ha mantenuto la speranza e confida nell’aiuto di tutti”

Amina ha riacceso il dibattito sui diritti delle donne in Tunisia e sull’emancipazione femminile e ogni giorno che passa diventa sempre di più un simbolo della libertà di espressione.