Esteri

Egitto, il locale che sfida il coprifuoco.
"Il Cairo deve vivere anche di notte"

Si chiama Makan, è l'unico posto aperto dalle 23 alle 6 del mattino: musica tradizionale e innovativa, cibo, proiezioni. Il proprietario: "Non infrangiamo la legge. La nostra è un'officina culturale"

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Le strade di notte sono deserte. Tutto è chiuso. Ma chi non vuole rispettare il coprifuoco, in maniera legittima, ha un posto dove andare: il Makan. E' l'unico locale del Cairo aperto durante le ore in cui non si può circolare per strada, dalle 23 alle 6 di mattina. Qui gli artisti, provenienti da tutta l'Africa ma soprattutto egiziani, si esibiscono con musica popolare per tutta la notte: questa idea fa parte del progetto, studiato dal proprietario, che si chiama 'la musica del coprifuoco'. "Noi sfidiamo, senza infrangere la legge, le regole ferree imposte dai militari; non ce la facciamo proprio a tenere chiuso nelle ore notturne. E' la parte della giornata che gli egiziani amano di più. Non per nulla il Cairo è la città che non dorme mai", spiega, sorridendo, Ahmed El Maghraby.
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Il proprietario del Makan aggiunge che dietro la sua scelta c'è una motivazione sia politica che artistica: "Ero in piazza il 30 giugno contro Mohamed Morsi e i Fratelli Musulmani. Ce l'abbiamo fatta a cacciarlo, grazie a Dio. Questo progetto è anche un modo simbolico per ribadire, con forza, le nostre idee: i Fratelli stavano portando nel baratro il Paese, soprattutto dal punto di vista culturale. Inoltre, questa che vedi è una vera e propria officina musicale. Qui si conserva il patrimonio artistico del Paese e si crea nuova musica". Ahmed è evidentemente molto entusiasta e compiaciuto del suo lavoro. Mentre parla sorseggia tè e fuma sigarette, una dopo l'altra.

E spiega, nel dettaglio, la filosofia che anima la struttura: "Ci sono tre fasi di lavoro: la prima è quella dell'archivio. Andiamo in giro per il Paese e filmiamo le esibizioni dei musicisti africani, quelle che ci piacciono di più: per le strade, durante feste private o cerimonie tradizionali. Questo per preservare la musica e tramandarla. La seconda fase è quella della presentazione: chiediamo agli artisti che incontriamo - quelli che ci intrigano maggiormente - di venire a esibirsi qui. Infine, l'ultimo stadio, il più artistico, è quello della creazione: realizziamo, nel nostro laboratorio, una musica nuova, un mix di generi. Un modo quest'ultimo per scambiarci informazioni, ritmi, culture". Fa degli esempi, ci tiene molto ad essere preciso nell'esposizione: "Mettiamo insieme la musica gitana egiziana con la gipsy-flamenco; oppure il jazz olandese con lo 'Zar' che è una musica nostra tradizionale utilizzata durante i rituali di guarigione delle malattie spirituali; Oppure, ancora, uniamo il ritmo gitano con i violinisti europei: una meraviglia!".

Poi - ancora eccitato dalla descrizione del suo lavoro - Ahmed torna a parlare del coprifuoco e spiega come sono organizzate le serate: "La gente inizia ad arrivare verso le 22. All'inizio c'è l'incontro tra il pubblico e i musicisti: parlano, discutono, ridono e scherzano. Si crea subito un ambiente familiare e rilassato. Dopo di che parte lo spettacolo fino all'una e mezza di notte, circa; a quell'ora offriamo ai presenti del cibo: ci sediamo per terra, intorno a piccoli e bassi tavoli di legno, e mangiamo tutti insieme. Un rituale, quest'ultimo, a cui tengo molto. Infine, per chi non si addormenta, proiettiamo le registrazioni di vecchie esibizioni o dei film. Insomma fino alle 6 del mattino nessuno se ne va". Quando gli si chiede se ci sono mai stati problemi con la polizia o i militari, fa un sorriso e risponde: "L'unico problema che abbiamo avuto è quando abbiamo spedito le email ai nostri clienti affezionati esponendo loro questo progetto. Ci hanno risposto così in tanti, entusiasti, che ci siamo preoccupati: come  vedi, il posto non è grande, e non c'è spazio per più di una trentina di persone a notte. Ma per fortuna, al momento, non abbiamo mai superato questo numero".

Il locale è su due piani. All'entrata c'è una sale grande, con soffitti alti, dove si esibiscono gli artisti; il pubblico si siede di solito per terra oppure su sedie di legno, rosse e nere; grandi tappeti colorati coprono l'intero pavimento. Delle scale di legno, a ridosso della parete, portano, invece, al piano superiore: qui c'è lo studio del proprietario; un comodo salottino con divani rossi e un'altra stanzetta: "È quella dell'amministrazione, i ragazzi che lavorano qui - una decina - sono molto gelosi di quella saletta" afferma Ahmed, indicandola con la mano. "Lì ci sono i computer che utilizzano per registrare le serate, fare i cd, e riascoltarli. È la parte moderna dell'edificio" conclude, accennando un sorriso. Nel complesso è un ambiente molto originale, accogliente e familiare.

Verso le 23 il locale è quasi pieno. Un artista che lavora in un nightclub nella via delle Piramidi a Giza, si avvicina e dice che "questo posto rappresenta una valvola di sfoga per gli egiziani frustarti dal coprifuoco. Di notte è tutto chiuso: bar, ristoranti. Le strade sono deserte dopo le 11: sembra di vivere in un'altra città". C'è anche, però, chi apprezza la desolazione delle vie del centro: "L'altra sera, verso le tre, stavo attraversando a piedi il ponte di Qasr al-Nil, a due passi da Tharir: ecco, non l'avevo mai visto vuoto, che emozione! Volevo urlare, ero contento. Mi sentivo il re della città", esclama un giovane musicista molto esuberante. Poco lontano, una ragazza sui vent'anni, di nome Salma, spiega: "Invece di stare a casa senza fare nulla, vengo qui. I miei lo sanno e stanno tranquilli. E poi è un modo come un altro per fare qualcosa e ascoltare buona musica". La ragazza, habitué del posto, ha portato con sé grandi vassoi con del cibo, pietanze che verranno offerte nella seconda parte della serata.

Dopo le tre del mattino i musicisti si riposano e si sdraiano su grandi cuscini. Mentre il proprietario, ancora molto energico, proietta sul muro più grande della sala un documentario muto che mostra immagini di paesaggi lontani ed esotici. Per chi vuole c'è invece la possibilità di rivedere, nella saletta al piano di sopra, la registrazione delle serate precedenti. Infine alle 6 di mattina, le prime persone, assonnate, cominciano ad uscire, immergendosi nel frastuono inconfondibile del traffico cairota. Molti altri, invece, usciranno più tardi, meno assonnati ma ancora storditi dalla lunga nottata passata al Makan.