ROMA - La conferenza di pace sulla Siria "Ginevra 2" non si potrà tenere prima di dicembre. Lo ha riferito l'agenzia russa Itar-Tass. I colloqui di pace previsti prima per giugno e poi programmati per il 23 novembre, sono stati rinviati per l'impossibilità di coinvolgere rappresentanti credibili dell'opposizione al regime di Damasco, che insiste perchè al centro del dibattito della conferenza ci sia la successione di Bashar al Assad. Una precondizione respinta dal governo siriano: "Non andremo a Ginevra per cedere il potere come vorrebbero i sauditi e alcuni oppositori", ha ribadito il ministro dell'Informazione, Omran al-Zohbi, "Assad resterà il Capo dello Stato".
La notizia del rinvio è trapelata poche ore dopo che diplomatici russi e americani hanno incontrato a Ginevra l'inviato speciale dell'Onu e della Lega Araba, Lakhdar Brahimi. Il colloquio doveva servire a discutere le prospettive e l'organizzazione della conferenza internazionale. La riunione si estenderà nelle prossime ore ai rappresentanti di tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (oltre Usa e Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e quindi ai paesi limitrofi della Siria (Iraq, Giordania, Libano e Turchia). Un nuovo incontro è previsto per il 25 novembre quando si auspica che saranno superate tutte le divergenze e sarà garantita la partecipazione dell'opposizione siriana.
Ginevra 2 è stata sempre oggetto di attacchi da parte dei ribelli, che hanno definito "traditori" chi, tra i responsabili dell'opposizione siriana, deciderà di prenderne parte. E anche il Consiglio nazionale siriano aveva annunciato che non avrebbe partecipato. Il leader del Consiglio, Ahmad Jarba, aveva posto alcuni paletti per la loro partecipazione: l'esclusione dell'Iran e la definizione di un calendario per l'uscita di scena di Bashar al Assad. "Una palese provocazione" è stato il commento del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, che ha ribadito la necessità di invitare Teheran ai colloqui di pace: "Tutti coloro che hanno influenza su questo o quel gruppo siriano, devono essere necessariamente presenti al tavolo delle trattative, nella fase iniziale delle conferenza". Tra questi, il capo della diplomazia di Mosca ha incluso "tutti i vicini della Siria, quasi tutti i Paesi del Golfo persico, non solo arabi ma anche l'Iran". Brahimi, da parte sua, ha fatto sapere che se l'opposizione non sarà rappresentata lui a Ginevra non ci andrà.
Colpita l'ambasciata della Santa Sede Nel frattempo in Siria non si ferma la guerra. Questa mattina è stata presa di mira con un razzo la Nunziatura Apostolica di Damasco, la sede diplomatica della Santa Sede. Al momento dell'attacco l'ala dell'edificio nel centralissimo quartiere di Maliki era vuota e non ci sono stati feriti. "Difficile dire se sia stato uno sbaglio", ha commentato il nunzio apostolico, Monsignor Mario Zenari. "Tante Chiese sono state colpite in questi lunghi anni di guerra: è una guerra complicata, preghiamo perchè finisca questa violenza".
La notizia del rinvio è trapelata poche ore dopo che diplomatici russi e americani hanno incontrato a Ginevra l'inviato speciale dell'Onu e della Lega Araba, Lakhdar Brahimi. Il colloquio doveva servire a discutere le prospettive e l'organizzazione della conferenza internazionale. La riunione si estenderà nelle prossime ore ai rappresentanti di tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (oltre Usa e Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e quindi ai paesi limitrofi della Siria (Iraq, Giordania, Libano e Turchia). Un nuovo incontro è previsto per il 25 novembre quando si auspica che saranno superate tutte le divergenze e sarà garantita la partecipazione dell'opposizione siriana.
Ginevra 2 è stata sempre oggetto di attacchi da parte dei ribelli, che hanno definito "traditori" chi, tra i responsabili dell'opposizione siriana, deciderà di prenderne parte. E anche il Consiglio nazionale siriano aveva annunciato che non avrebbe partecipato. Il leader del Consiglio, Ahmad Jarba, aveva posto alcuni paletti per la loro partecipazione: l'esclusione dell'Iran e la definizione di un calendario per l'uscita di scena di Bashar al Assad. "Una palese provocazione" è stato il commento del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, che ha ribadito la necessità di invitare Teheran ai colloqui di pace: "Tutti coloro che hanno influenza su questo o quel gruppo siriano, devono essere necessariamente presenti al tavolo delle trattative, nella fase iniziale delle conferenza". Tra questi, il capo della diplomazia di Mosca ha incluso "tutti i vicini della Siria, quasi tutti i Paesi del Golfo persico, non solo arabi ma anche l'Iran". Brahimi, da parte sua, ha fatto sapere che se l'opposizione non sarà rappresentata lui a Ginevra non ci andrà.
Colpita l'ambasciata della Santa Sede Nel frattempo in Siria non si ferma la guerra. Questa mattina è stata presa di mira con un razzo la Nunziatura Apostolica di Damasco, la sede diplomatica della Santa Sede. Al momento dell'attacco l'ala dell'edificio nel centralissimo quartiere di Maliki era vuota e non ci sono stati feriti. "Difficile dire se sia stato uno sbaglio", ha commentato il nunzio apostolico, Monsignor Mario Zenari. "Tante Chiese sono state colpite in questi lunghi anni di guerra: è una guerra complicata, preghiamo perchè finisca questa violenza".