GINEVRA - "Per ora non c'è accordo. Ci sono divergenze da colmare". Il segretario di Stato americano, John Kerry, è prudente. In realtà, anche se non c'è ancora la firma ufficiale, sembra ormai questione di giorni, se non di ore, per la conclusione di un'intesa sul nucleare iraniano. Oggi l'improvvisa accelerata. E mentre i 5+1 (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, Paesi che hanno diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell'Onu, più la Germania) mantengono lo stretto riserbo sugli esiti della trattativa e dicono che ancora ci sono dei nodi da risolvere, i segnali vanno tutti in direzione di un "semaforo verde".
A confermarlo in serata anche una nota di Mosca: "Domani contiamo di giungere al risultato a lungo termine che il mondo intero attende". Perché, effettivamente, si tratterebbe di un passaggio storico, fondamentale per la diplomazia mondiale, che metterebbe fine a quasi 35 anni di tensioni tra Washington e Teheran.
L'arrivo di Kerry a Ginevra. È stata quasi una sorpresa l'arrivo a Ginevra di John Kerry, per partecipare ai colloqui sul programma nucleare iraniano ma soprattutto per incontrare il ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Javad Zarif. Presente alla riunione anche il capo della diplomazia dell'Unione europea, Catherine Ashton. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che in un primo momento non era andato, si aggregherà domattina al tavolo dei colloqui, visti gli importanti sviluppi della trattativa. In arrivo anche il capo della diplomazia cinese, Wang Yi. Nel frattempo hanno già raggiunto Ginevra i ministri degli Esteri francese, Laurent Fabius, britannico, William Hague, e tedesco, Guido Westerwelle.
Le anticipazioni sui media americani. Un blitz, quello di Kerry, che aveva lasciato presagire l'imminenza dell'accordo. I media americani davano per fatta l'intesa addirittura entro oggi. Secondo quanto riportato da alcune fonti, Kerry e Zarif erano ormai in procinto di sottoscrivere di proprio pugno un "protocollo d'accordo", un primo documento in preparazione di un'intesa generale.
L'ottimismo di Obama. E il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ai microfoni della Nbc, aveva in qualche modo confermato il netto miglioramento del clima: "Raggiungere un accordo con Teheran sul dossier nucleare - aveva detto nella serata di ieri - è di gran lunga preferibile rispetto a far aumentare le tensioni che potrebbero portare a un scontro".
La frenata. Poi un primo comunicato ufficiale del dipartimento di Stato Usa iniziava a spegnere gli entusiasmi. Pur confermando la missione del tutto inattesa di Kerry in Svizzera, infatti, invitava alla massima cautela: "Il segretario di Stato si recherà a Ginevra, su invito del rappresentante dell'Unione europea Catherine Ashton, nel tentativo di contribuire a ridurre le divergenze nei negoziati". Bocche cucite, dunque.
Negoziati a oltranza. In serata, infine, la conferma che i negoziati continueranno domani. Anche se, ormai, il solco verso il successo sembra segnato. Non è un caso l'arrivo in Svizzera di Lavrov e l'annullamento della missione di Kerry in Algeria e Marocco (prevista per l'inizio della prossima settimana). Ma non è detto che il direttore generale dell'agenzia internazionale per l'energia atomica, Yukiya Amano, atteso lunedì a Teheran, non possa recarsi nella capitale iraniana già con l'accordo in tasca.
Il nodo sanzioni. Il principale ostacolo verso il successo della trattativa riguarda le sanzioni imposte all'Iran. Teheran, per bocca del suo viceministro degli Esteri Takht-Ravanchi, ha ribadito all'occidente che "va considerata la questione delle sanzioni imposte sul settore bancario e sul petrolio" come premessa fondamentale di qualsiasi accordo sul nucleare. Se queste non venissero ridotte, il tavolo delle trattative sarebbe destinato a congelarsi nuovamente.
Diverse fonti riferiscono che al momento i Paesi del 5+1 e Teheran stanno negoziando su una parziale sospensione di circa sei mesi di parte dell'attività nucleare iraniana. Al contempo ci potrebbe essere un parziale allentamento delle sanzioni sulle transazioni bancarie e petrolifere iraniane, o anche un parziale scongelamento di ingenti fondi iraniani depositati all'estero.
La rabbia d'Israele. Nel frattempo, comumque, iniziano ad arrivare le prime reazioni al possibile accordo, ancor prima che si conoscano i dettagli del protocollo. Feroce quella d'Israele. Parlando dell'eventuale intesa tra l'Iran e le potenze del 5+1, il premier israeliano Netanyahu ha ribadito a Kerry (incontrato a Tel Aviv prima che, quest'ultimo, si recasse a Ginevra) come Israele "respinga completamente l'accordo". "Il nostro Paese - ha sottolineato Netanyahu - farà tutto ciò che è necessario per difendersi e per garantire la sicurezza del suo popolo. Credo che gli iraniani debbano essere molto soddisfatti a Ginevra visto che hanno ottenuto tutto e non hanno pagato nulla. Hanno ricevuto l'accordo del secolo e la comunità internazionale ha avuto un cattivo accordo".
La risposta della Casa Bianca. Critiche, quelle d'Israele, subito definite infondate dal governo americano: "'Non è ancora stato raggiunto un accordo - si legge in una nota ufficiale della Casa Bianca - di conseguenza ogni critica dell'accordo stesso è prematura". E per tranquillizzare ulteriormente Tel Aviv, Barack Obama ha telefonato al premier israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando "il suo forte impegno ad impedire che l'Iran ottenga un ordigno nucleare".
A confermarlo in serata anche una nota di Mosca: "Domani contiamo di giungere al risultato a lungo termine che il mondo intero attende". Perché, effettivamente, si tratterebbe di un passaggio storico, fondamentale per la diplomazia mondiale, che metterebbe fine a quasi 35 anni di tensioni tra Washington e Teheran.
L'arrivo di Kerry a Ginevra. È stata quasi una sorpresa l'arrivo a Ginevra di John Kerry, per partecipare ai colloqui sul programma nucleare iraniano ma soprattutto per incontrare il ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Javad Zarif. Presente alla riunione anche il capo della diplomazia dell'Unione europea, Catherine Ashton. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che in un primo momento non era andato, si aggregherà domattina al tavolo dei colloqui, visti gli importanti sviluppi della trattativa. In arrivo anche il capo della diplomazia cinese, Wang Yi. Nel frattempo hanno già raggiunto Ginevra i ministri degli Esteri francese, Laurent Fabius, britannico, William Hague, e tedesco, Guido Westerwelle.
Le anticipazioni sui media americani. Un blitz, quello di Kerry, che aveva lasciato presagire l'imminenza dell'accordo. I media americani davano per fatta l'intesa addirittura entro oggi. Secondo quanto riportato da alcune fonti, Kerry e Zarif erano ormai in procinto di sottoscrivere di proprio pugno un "protocollo d'accordo", un primo documento in preparazione di un'intesa generale.
L'ottimismo di Obama. E il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ai microfoni della Nbc, aveva in qualche modo confermato il netto miglioramento del clima: "Raggiungere un accordo con Teheran sul dossier nucleare - aveva detto nella serata di ieri - è di gran lunga preferibile rispetto a far aumentare le tensioni che potrebbero portare a un scontro".
La frenata. Poi un primo comunicato ufficiale del dipartimento di Stato Usa iniziava a spegnere gli entusiasmi. Pur confermando la missione del tutto inattesa di Kerry in Svizzera, infatti, invitava alla massima cautela: "Il segretario di Stato si recherà a Ginevra, su invito del rappresentante dell'Unione europea Catherine Ashton, nel tentativo di contribuire a ridurre le divergenze nei negoziati". Bocche cucite, dunque.
Negoziati a oltranza. In serata, infine, la conferma che i negoziati continueranno domani. Anche se, ormai, il solco verso il successo sembra segnato. Non è un caso l'arrivo in Svizzera di Lavrov e l'annullamento della missione di Kerry in Algeria e Marocco (prevista per l'inizio della prossima settimana). Ma non è detto che il direttore generale dell'agenzia internazionale per l'energia atomica, Yukiya Amano, atteso lunedì a Teheran, non possa recarsi nella capitale iraniana già con l'accordo in tasca.
Il nodo sanzioni. Il principale ostacolo verso il successo della trattativa riguarda le sanzioni imposte all'Iran. Teheran, per bocca del suo viceministro degli Esteri Takht-Ravanchi, ha ribadito all'occidente che "va considerata la questione delle sanzioni imposte sul settore bancario e sul petrolio" come premessa fondamentale di qualsiasi accordo sul nucleare. Se queste non venissero ridotte, il tavolo delle trattative sarebbe destinato a congelarsi nuovamente.
Diverse fonti riferiscono che al momento i Paesi del 5+1 e Teheran stanno negoziando su una parziale sospensione di circa sei mesi di parte dell'attività nucleare iraniana. Al contempo ci potrebbe essere un parziale allentamento delle sanzioni sulle transazioni bancarie e petrolifere iraniane, o anche un parziale scongelamento di ingenti fondi iraniani depositati all'estero.
La rabbia d'Israele. Nel frattempo, comumque, iniziano ad arrivare le prime reazioni al possibile accordo, ancor prima che si conoscano i dettagli del protocollo. Feroce quella d'Israele. Parlando dell'eventuale intesa tra l'Iran e le potenze del 5+1, il premier israeliano Netanyahu ha ribadito a Kerry (incontrato a Tel Aviv prima che, quest'ultimo, si recasse a Ginevra) come Israele "respinga completamente l'accordo". "Il nostro Paese - ha sottolineato Netanyahu - farà tutto ciò che è necessario per difendersi e per garantire la sicurezza del suo popolo. Credo che gli iraniani debbano essere molto soddisfatti a Ginevra visto che hanno ottenuto tutto e non hanno pagato nulla. Hanno ricevuto l'accordo del secolo e la comunità internazionale ha avuto un cattivo accordo".
La risposta della Casa Bianca. Critiche, quelle d'Israele, subito definite infondate dal governo americano: "'Non è ancora stato raggiunto un accordo - si legge in una nota ufficiale della Casa Bianca - di conseguenza ogni critica dell'accordo stesso è prematura". E per tranquillizzare ulteriormente Tel Aviv, Barack Obama ha telefonato al premier israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando "il suo forte impegno ad impedire che l'Iran ottenga un ordigno nucleare".