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Thailandia, vince la protesta. Manifestanti nella sede del governo: la premier chiede una tregua

Dopo giorni di scontri e cortei, la polizia ha lasciato via libera al movimento che chiede le dimissioni del primo ministro Yingluck Shinawatra. Il governo, in vista del 86esimo compleanno del re Bhumibol Adulyadej, promette lo stop alla repressione. Ma l'accordo è ancora lontano

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BANGKOK - Colpo di scena nella crisi thailandese. Proprio quando tutto lasciava pensare che la protesta contro la premier Yingluck Shinawatra potesse prendere una svolta violenta. Centinaia di manifestanti, infatti, erano entrati stamattina nella sede del governo a Bangkok, senza nessun intervento da parte della polizia. I dimostranti avevano sventolato bandiere thailandesi e fischiato per festeggiare una vittoria simbolica dopo tre giorni di proteste e disordini. Gli agenti avevano anche usato delle gru per rimuovere i blocchi di cemento e le barricate di filo spinato nella strada che porta alla sede centrale della polizia. Militari e manifestanti si sono abbracciati e scambiati delle rose, in un'atmosfera di piena distensione. Successivamente, a un gruppo di dimostranti, è stato concesso di entrare brevemente nel complesso governativo fino ad allora difeso strenuamente dalla polizia.

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A quel punto la reazione delle forze governative appariva scontata. Invece no: la premier ha ordinato alla polizia di smettere di respingere i manifestanti. Il motivo dell'improvviso cambio di strategia? L'86esimo compleanno del re Bhumibol Adulyadej, che si festeggerà giovedì. Il governo, infatti, ha ammesso che il compleanno del Re, giornata nella quale la tradizione vuole che regni l'armonia tra i thailandesi, ha giocato un ruolo determinante per spingere verso la ricerca di un compromesso che allenti il dilagare delle tensioni nel Paese. "Si trattava di creare una buona atmosfera - ha dichiarato il vicepremier Surapong Tovichakchaikul - affinché le celebrazioni ricadano sotto auspici favorevoli". La premier Yingluck è nel frattempo partita per una prevista visita cerimoniale nella località costiera di Hua Hin, dove risiede il venerato Re (86 anni).

Ma la protesta è tutt'altro che conclusa. Suthep Thaugsuban, ex vicepremier, su cui pende un mandato di arresto per insurrezione ha infatti parlato di "vittoria non completa". "Non possiamo ancora andare a casa - ha affermato dopo l'annuncio della tregua  - L'obiettivo rimane lo sradicamento del regime di Thaksin Shinawatra", riferendosi all'ex primo ministro (nonché fratello di Yingluck), oggi in auto-esilio ma che ancora raccoglie i voti del ceto medio-basso thailandese, particolarmente rappresentato nel Nord del Paese.

Anche perché, nel frattempo, i manifestanti continuano a controllare il ministero delle Finanze e un altro complesso amministrativo; avendo posto obiettivi così ambiziosi come un "Consiglio del popolo" nominato dall'alto, fomentando l'odio verso la Thaksin da parte della borghesia di Bangkok e dei più nazionalisti, il fronte della protesta non può ammettere una sconfitta così rapida. Suthep ha, inoltre, escluso di accettare lo scioglimento del Parlamento per andare a nuove elezioni, dato che queste "porterebbero a un'altra compravendita di voti da parte del governo".

La difficile mediazione per trovare un accordo che accontenti tutti è portata avanti dall'esercito. Nonostante la retorica da "difensori della monarchia", i militari si trovano però in una posizione ambigua, essendo legati a filo doppio all'establishment per cui parteggiano anche i manifestanti e avendo, in passato, giocato più volte la loro influenza tentando 18 colpi di stato dal 1932, l'ultimo nel 2006 proprio contro Thaksin. Il capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha ha dichiarato che "il problema è politico e va risolto con mezzi politici", aggiungendo però che stanno monitorando la situazione 'da lontano'.

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Qualsiasi soluzione dovrà in ogni caso passare da loro. Per il momento, comunque, Yingluck rimane in carica e, seppur indebolita, continua a controllare i punti nevralgici dell'amministrazione. Tra l'altro, se si andasse a nuove elezioni, con ogni probabilità il suo partito vincerebbe, come è successo cinque volte negli ultimi dodici anni.

I manifestanti, per lo più sostenitori del Partito democratico e membri della classe media di Bangkok, da tempo chiedono al primo ministro Yingluck Shinawatra di dimettersi, affermando che il governo sia tutt'ora controllato, nonostante l'esilio, dal deposto Thaksin.