La sua sparizione dalla scena e un'eventuale fuga all'estero erano nell'aria da tre anni, fin da quando la sorella di Thaksin, altro ex premier già esule dal 2008 per corruzione, venne prima spodestata per "abuso di potere" nel 2014 dalla corte costituzionale (che aprì la strada al golpe degli attuali militari al governo), poi sottoposta a impeachment un anno dopo per lo stesso reato, un programma di aiuti ai produttori di riso che costò allo Stato e al Regno una perdita di ben 8 miliardi di dollari.
Ore dopo che Shinawatra non si è presentata davanti alla Corte suprema, quest'ultima ha condannato l'ex ministro del Commercio thailandese a 42 anni di prigione ritenendolo colpevole di aver falsificato trattative sul riso tra Thailandia e Cina. Oltre al mandato d'arresto, la Corte ha deciso la confisca della cauzione di 30 milioni di bath (900mila dollari) che era stata depositata da Yingluck all'avvio del processo. Il verdetto è stato rinviato al 27 settembre. Il primo ministro Prayuth Chan-ocha ha intanto ordinato alle forze di sicurezza controlli in tutto il Paese e in particolare alle frontiere per arrestatare l'ex premier.
La ex premier potrebbe perfino essersene andata d'accordo coi generali al potere, visto che proprio l'allontanamento dal Paese del maggior numero di membri della famiglia Shinawatra era uno dei principali obiettivi delle rivolte delle "magliette gialle" pro-realiste tra il 2013 e il 2014, quando fecero rimpiazzare a furor di popolo Yingluck con una giunta militare. A quel tempo i "rossi", spesso mobilitati per difenderla, erano già stati neutralizzati con arresti e persecuzioni mirate.
Thailandia, ex premier non si presenta in aula: fuori migliaia di sostenitori
Primo ministro dall'agosto 2011 al golpe del maggio 2014, Yingluck è la sorella minore dell'ex premier Thaksin Shinawatra, un magnate delle telecomunicazioni passato alla politica che è fuggito dal Paese nel 2008 per sottrarsi ad accuse di corruzione. Il giudizio sui due fratelli spacca da anni la Thailandia, con le regioni rurali del nord che li sostengono e la capitale che li detesta. Yingluck è stata deposta dopo mesi di proteste antigovernative che avevano paralizzato Bangkok. È sotto processo per un sistema di sussidi ai coltivatori di riso, che pagava il doppio del prezzo per i raccolti. Secondo l'accusa, lo schema serviva a garantirsi i voti dei coltivatori a spese dello stato che avrebbe perso l'equivalente di 8 miliardi di dollari mentre parte del riso marciva nei depositi. Prima e finora unica donna ad aver guidato la Thailandia, Yingluck ha negato le accuse, dicendosi "vittima di un complesso gioco politico". Migliaia di suoi sostenitori l'hanno attesa questa mattina davanti alla Corte Suprema di Bangkok. LEGGI L'ARTICOLO
Ciò che si sa è che Yingluck non ha mandato certificati medici a corte, e che a rappresentarla c'erano gli avvocati e qualche parente, oltre ai supporter tenuti fuori dall'aula. Ma visti i precedenti tutti avevano considerato la possibilità di una sua assenza, giustificata da ben altre motivazioni che non quelle mediche.
Praticamente Yingluck rischiava infatti - con poche speranze di cavarsela - la condanna fino a 10 anni di carcere per avere, secondo le accuse, truffato lo Stato e il regno grazie all'acquisto da parte del suo governo di tutta la produzione di riso di un anno, così da garantire ai contadini un prezzo che si è rivelato il doppio di quello di mercato. Secondo la corte gli accordi annunciati da Boonsong hanno causato "grandi perdite" allo Stato dato che il riso è stato venduto a livello locale e non esportato come affermato invece dal governo di Yingluck.
Del suo fallimentare "schema" per raccogliere i loro voti avrebbero approfittato economicamente, secondo gli investigatori, personaggi influenti dell'ex governo e del Pheu Thai party, erede dei vari partiti fondati dal fratello di Yingluck e del celebre movimento delle "magliette rosse", che tenne diverse volte in scacco il centro di Bangkok alternandosi nei bivacchi di strada alle "magliette gialle".
Ma al di là della vera o presunta responsabilità penale della ex premier, la Thailandia resta da oggi, ancora di più, senza alcuna opposizione interna, con il nuovo re Maha Vajiralongkorn e l'esercito a guidare il Paese sulla base di un programma economico e sociale già predispsto da qui al 2020.