MOSCA - La prima proiezione in Russia del documentario "Pussy Riot: una preghiera punk" in programma nel pomeriggio di oggi al centro Gogol di Mosca è stata bloccata all'ultimo momento. Una telefonata ha avvisato i dipendenti che sarebbero stati licenziati se avessero proiettato la pellicola come previsto, ha denunciato il co-regista, Maxim Pozdorovkin. Alla chiamata ha subito fatto seguito una lettera formale dell'assessorato alla cultura di Mosca in cui si accusano le artiste e i registi del documentario di essere provocatori. Il ruolo dell'arte è invece quello di "salvare il mondo, renderlo un posto migliore, non di infiammare il pubblico con storie scandalose prive di meriti culturali" si legge nella lettera. Cancellate anche altre due proiezioni in programma a Mosca.
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Presentato in anteprima al BiografiIm Festival di Bologna, il documentario ripercorre la storia delle giovani attiviste russe raccontando come un piccolo atto di protesta abbia catturato l'attenzione di una nazione intera e sia infine diventato una disputa internazionale in merito alla democrazia e alla difesa dei diritti umani. L'esposizione mediatica soprattutto all'estero ha dato la spinta decisiva per convincere il Parlamento russo a includere il loro caso all'interno dell'amnistia voluta dal presidente russo Valdimir Putin per celebrare i 20 anni della Costituzione russa. Lo scorso 23 dicembre, due delle Pussy Riot, Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, sono state liberate grazie a questo provvedimento. "Vogliamo ancora cacciare Putin" avevano dichiarato in una conferenza stampa organizzata dopo la loro scarcerazione. Le due hanno inoltre annunciato i loro progetti, tra cui un'alleanza con l'ex oligarca Mikhail Khodorkovski (a cui Putin aveva concesso la grazia pochi giorni prima la scarcerazione di Maria e Nadia): "Per noi Khodorkovsky è importante come personalità, in ogni caso non si tratterebbe di una cooperazione finanziaria, ma piuttosto ideologica e concettuale".
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Delle tre attiviste arrestate dopo l'esibizione nella Cattedrale di Cristo Salvatore solo Yekaterina Samutsevich era già stata scarcerata, ottenendo la libertà vigilata il 10 ottobre 2012. Si era dissociata dal gruppo, anche se i suoi avvocati avevano spiegato di aver puntato su un'altra strategia difensiva: la sua limitata partecipazione all'esibizione delle Pussy Riot, dato che Yekaterina era stata bloccata prima dell'inizio della performance.
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Presentato in anteprima al BiografiIm Festival di Bologna, il documentario ripercorre la storia delle giovani attiviste russe raccontando come un piccolo atto di protesta abbia catturato l'attenzione di una nazione intera e sia infine diventato una disputa internazionale in merito alla democrazia e alla difesa dei diritti umani. L'esposizione mediatica soprattutto all'estero ha dato la spinta decisiva per convincere il Parlamento russo a includere il loro caso all'interno dell'amnistia voluta dal presidente russo Valdimir Putin per celebrare i 20 anni della Costituzione russa. Lo scorso 23 dicembre, due delle Pussy Riot, Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, sono state liberate grazie a questo provvedimento. "Vogliamo ancora cacciare Putin" avevano dichiarato in una conferenza stampa organizzata dopo la loro scarcerazione. Le due hanno inoltre annunciato i loro progetti, tra cui un'alleanza con l'ex oligarca Mikhail Khodorkovski (a cui Putin aveva concesso la grazia pochi giorni prima la scarcerazione di Maria e Nadia): "Per noi Khodorkovsky è importante come personalità, in ogni caso non si tratterebbe di una cooperazione finanziaria, ma piuttosto ideologica e concettuale".
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Delle tre attiviste arrestate dopo l'esibizione nella Cattedrale di Cristo Salvatore solo Yekaterina Samutsevich era già stata scarcerata, ottenendo la libertà vigilata il 10 ottobre 2012. Si era dissociata dal gruppo, anche se i suoi avvocati avevano spiegato di aver puntato su un'altra strategia difensiva: la sua limitata partecipazione all'esibizione delle Pussy Riot, dato che Yekaterina era stata bloccata prima dell'inizio della performance.
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