BERLINO - "Finché c'è anche un solo 5 per cento di speranza di una soluzione pacifica, di un accordo che funzioni, dobbiamo appoggiarla. Ma al tempo stesso per la piazza, per la gente che si è coraggiosamente battuta perché vuole essere europea, un accordo che alla fine tenga a lungo al potere Yanukovich sarà rifiutato dal Majdan. Yanukovich non è attendibile, è una peste. E quanto alla Russia, ogni tentativo di rafforzare la soluzione diplomatica va rispettato, anche coinvolgendola ovviamente. Ma al tempo stesso chiedere aiuto a Putin in Ucraina è un po' come chiedere a un pedofilo di insegnare in una scuola. Il suo disegno è ricostruire l'area sovietica". Così parla, in un'intervista esclusiva a Repubblica, Adam Michnik, ieri uno dei padri, eroi e strateghi della rivoluzione non violenta di Solidarnosc che fece cadere il Muro di Berlino e l'impero sovietico, oggi opinion leader di tutta la 'Nuova Europa' e guida massima di Gazeta Wyborcza, il più influente mezzo di informazione dell'ex mondo comunista.
Insomma, lei pensa che l'accordo a Kiev non sia arrivato troppo tardi per evitare il peggio in Ucraina?
"Insisto, l'opinione secondo cui sarebbe troppo tardi non può essere accettata: ci ridurrebbe all'impotenza, avrebbe impedito un accordo. Finché c'è anche solo un 5 per cento di speranza bisogna continuare a scommettere sulla speranza ed aiutarla".
Con questo accordo l'Europa ha fatto abbastanza per fermare i massacri?
"E' molto importante sottolineare un dato di fatto reale: le possibilità dell'Unione europea in generale sono molto limitate. Se possiamo parlare di un'opinione pubblica europea, questa stava completamente dalla parte dei combattenti per la libertà ucraini. E la diplomazia è diplomazia. In questo senso la Ue ha fatto davvero molto. Il fatto è che è la Ue è riuscita a fare del caso Ucraina un tema internazionale - grazie soprattutto all'azione del nostro governo e al suo coordinamento con Berlino e Parigi - e ha mostrato una reazione della Ue alla situazione in Ucraina molto più viva e forte di quanto, per esempio, non si aspettavano a Mosca. E quello che secondo me è importante è che la società ucraina, scegliendo di non arrendersi e di restare a Majdan per tre mesi, ha dimostrato di essere capace di lottare per il futuro che desidera. E' un fatto impressionante, e adesso è la carta più importante che le forze democratiche hanno in mano davanti alla Ue. Con la lotta hanno mostrato di essere e voler essere europei".
Ma adesso, come reagiranno? La piazza sembra non credere a un accordo: tre mesi di lotta, poi elezioni a fine anno...
"Ci si sarebbe dovuti arrivare prima, all'inizio della protesta, a un accordo con il timing delle elezioni. Adesso, dopo così tanti morti, l'unica speranza di una stabilizzazione sono elezioni e dimissioni molto rapide di Yanukovich. Egli ha completamente perso la sua credibilità mostrando una totale mancanza di immaginazione politica. Nessuno gli crede. Una sua permanenza al potere per un altro anno intero sarebbe completamente inaccettabile per il Majdan. Diciamolo chiaramente: egli è come un terribile morbo, una peste".
Quindi lei vede in rapide dimissioni di Yanukovich la sola soluzione politica per il medio termine, dopo l'accordo?
"Bé, sarebbe la cosa migliore. Ma adesso, fatto l'accordo grazie alla Ue, io appoggerei ogni tipo di compromesso, nella misura in cui e finché sarà e continuerà a essere accettabile da entrambe le parti. Mi preoccupa solo il rischio che a medio-lungo termine il compromesso non regga, diventi impossibile".
Lei pensa che una disintegrazione dell'Ucraina sia una minaccia realistica?
"Non mi sembra, ma chi lo sa? Un tempo sembrava che la Jugoslavia non si sarebbe mai disintegrata. Lo stesso fu per la Cecoslovacchia. E nessuno, durante la guerra fredda, credeva che l'Unione Sovietica sarebbe finita. Insomma, non posso dire che una disintegrazione dell'Ucraina sia impossibile, però sembra improbabile, specialmente perché nel 1994 la Russia firmò un trattato in cui s'impegnò a non tentare di cambiare le frontiere dell'Ucraina. Ma non posso sapere che cosa hanno in testa Yanukovich e il suo gruppo, o i leader in Russia. Quindi non posso dire che una disintegrazione sia impossibile".
Ci si può fidare della Russia? Che ne dice delle accuse russe a Ue e occidente di essere responsabili della crisi?
"La propaganda russa? E' puro nonsenso, non penso che ci creda nemmeno il più stupido agente del Kgb".
La signora Merkel, nei giorni decisivi prima dell'accordo, ha parlato al telefono con Putin; la Germania ha cercato in ogni modo di coinvolgere e tenere agganciata la Russia alla soluzione diplomatica. E'giusto e realistico, anche in prospettiva, o no?
"Ogni tentativo di conseguire e rafforzare la soluzione politica merita rispetto. Ma chiedere a Putin qualcosa sul futuro dell'Ucraina è come chiedere a un pedofilo se vuole insegnare ai ragazzi in una scuola. Il suo disegno è ricostruire l'area post-sovietica, e in questo disegno l'Ucraina è decisiva. Per cui non so se sia giusto negoziare con lui, forse sarebbe stato meglio chiarirgli il prezzo che avrebbe pagato se avesse appoggiato ancora soluzioni di forza. Forse questo è l'inizio di una nuova guerra fredda".
Quindi situazione incerta e aperta a rischi anche dopo l'accordo?
"Credo che nessuno abbia il controllo totale di quanto accade in Ucraina. Non c'è una leadership chiara; c'è un processo rivoluzionario con la sua dinamica anche all'interno del campo governativo. Forse alla fine Janukovich diverrà un problema per il governo, dovranno cercare un'altra strategia, perché quella che egli ha seguito fino a prima dell'accordo stava facendo rischiare una versione ucraina del massacro di piazza Tiananmen. Ma adesso non siamo alla guerra civile, altrimenti ci sarebbero piazze per Yanukovich a Donetsk o a Kharkov. Non è una guerra civile, è la lotta di un popolo contro una corrotta dittatura".
Ma non le sembrano pericolosi anche i radicali delle organizzazioni dei 'duri' nel movimento di protesta, con le armi, l'organizzazione paramilitare? Non c'è un'organizzazione-ombrello non violenta come fu Solidarnosc nella rivoluzione polacca...
"Ma certo che sì, sono pericolosi. Ogni volta che violenza e aggressione avvengono, sono i radicali a trarne i massimi vantaggi. E al fondo Yanukovich ha bisogno di loro come appoggio indiretto. Ci sono radicali in ogni rivoluzione di questo tipo, come abbiamo visto nelle primavere arabe, con la frequente, forte presenza di molte forze nazionaliste e fondamentaliste. Non vuol dire, comunque, che prenderanno il controllo di tutto il processo politico, non penso che siano abbastanza forti da assumerne la guida".
Insisto, quanto sono pericolosi i radicali e nazionalisti in piazza in Ucraina?
"Sono sempre pericolosi, ma non possono diventare un pericolo come i Fratelli musulmani o come radio Maryja (ndr l'emittente cattolica integralista, antioccidentale antieuropea e antidemocratica in Polonia, appoggiata da buona parte della Chiesa) che non mi piace ma non governa la Polonia. Io non credo che i radicali arriveranno a dominare completamente l'Ucraina, se ci riuscissero sarebbe molto preoccupante ma è solo una discussione ipotetica. Al momento la minaccia più grande è Janukovich. E tutto il gruppo attorno a lui: corrotti, immersi nell'ipocrisia, nelle menzogne, nella manipolazione, nella politica che ha ucciso tanta gente".
Ma non crede che Janukovich possa usare lo spauracchio dei radicali per rafforzarsi?
"Ma sì, già lo fa. Però dobbiamo credere nello scenario pacifico dell'accordo".
La Polonia, paese-chiave della Ue, confina con l'Ucraina. Visto da Varsavia quanto è grande il pericolo di un fallimento dell'accordo per la Ue intera?
"Lo scenario d'un fallimento, d'un conflitto che potrebbe portare al caos, è sempre estremamente pericoloso. Primo perché significa caos, anarchia, dissoluzione dello Stato, potere a chi impugna i fucili. Secondo, può portare a una catastrofe umanitaria: fame, epidemie, rifugiati, città devastate. Mi chiedo che cosa temano più al Cremlino: un Majdan a Mosca o San Pietroburgo, o una stabilizzazione dell'Ucraina? Perché solo un'Ucraina debole e instabile può essere dominata da Mosca".
Non è dunque certa una stabilizzazione dell'Ucraina?
"No, nella dinamica attuale la situazione cambia in ogni momento".
La Polonia e la Ue dovrebbero o avrebbero dovuto fare di più?
"Credo che abbiano fatto il massimo. Forse Bruxelles avrebbe potuto muoversi prima, ma è un tema da discussione accademica adesso. Eventuali sanzioni varia da un paese all'altro, a volte funzionano e a volte no. Capisco gli ucraini che avrebbero preferito una Ue che si fosse mossa prima, ma al punto cui siamo arrivati cambierebbe poco. Prima sembrava che si dovesse parlare solo con Janukovich, che egli avesse ogni potere, che potesse spingere il popolo alla morte e alla catastrofe. L'accordo cui si è arrivati era tutt'altro che ovvio. Ma in generale sono molto fiero del mio governo e del mio paese. Perché nella Storia il rapporto polacco-ucraino è stato molto difficile, le memorie del brutale conflitto polacco-ucraino dopo la seconda guerra mondiale sono ancora vive. Con quelle memorie orribili alle spalle, il fatto che la nostra società e il nostro Stato abbiano saputo scegliere di stare dalla parte della libertà in Ucraina è davvero una cosa molto buona, una realtà molto positiva".
Ha collaborato Jadwiga Thun
Insomma, lei pensa che l'accordo a Kiev non sia arrivato troppo tardi per evitare il peggio in Ucraina?
"Insisto, l'opinione secondo cui sarebbe troppo tardi non può essere accettata: ci ridurrebbe all'impotenza, avrebbe impedito un accordo. Finché c'è anche solo un 5 per cento di speranza bisogna continuare a scommettere sulla speranza ed aiutarla".
Con questo accordo l'Europa ha fatto abbastanza per fermare i massacri?
"E' molto importante sottolineare un dato di fatto reale: le possibilità dell'Unione europea in generale sono molto limitate. Se possiamo parlare di un'opinione pubblica europea, questa stava completamente dalla parte dei combattenti per la libertà ucraini. E la diplomazia è diplomazia. In questo senso la Ue ha fatto davvero molto. Il fatto è che è la Ue è riuscita a fare del caso Ucraina un tema internazionale - grazie soprattutto all'azione del nostro governo e al suo coordinamento con Berlino e Parigi - e ha mostrato una reazione della Ue alla situazione in Ucraina molto più viva e forte di quanto, per esempio, non si aspettavano a Mosca. E quello che secondo me è importante è che la società ucraina, scegliendo di non arrendersi e di restare a Majdan per tre mesi, ha dimostrato di essere capace di lottare per il futuro che desidera. E' un fatto impressionante, e adesso è la carta più importante che le forze democratiche hanno in mano davanti alla Ue. Con la lotta hanno mostrato di essere e voler essere europei".
Ma adesso, come reagiranno? La piazza sembra non credere a un accordo: tre mesi di lotta, poi elezioni a fine anno...
"Ci si sarebbe dovuti arrivare prima, all'inizio della protesta, a un accordo con il timing delle elezioni. Adesso, dopo così tanti morti, l'unica speranza di una stabilizzazione sono elezioni e dimissioni molto rapide di Yanukovich. Egli ha completamente perso la sua credibilità mostrando una totale mancanza di immaginazione politica. Nessuno gli crede. Una sua permanenza al potere per un altro anno intero sarebbe completamente inaccettabile per il Majdan. Diciamolo chiaramente: egli è come un terribile morbo, una peste".
Quindi lei vede in rapide dimissioni di Yanukovich la sola soluzione politica per il medio termine, dopo l'accordo?
"Bé, sarebbe la cosa migliore. Ma adesso, fatto l'accordo grazie alla Ue, io appoggerei ogni tipo di compromesso, nella misura in cui e finché sarà e continuerà a essere accettabile da entrambe le parti. Mi preoccupa solo il rischio che a medio-lungo termine il compromesso non regga, diventi impossibile".
Lei pensa che una disintegrazione dell'Ucraina sia una minaccia realistica?
"Non mi sembra, ma chi lo sa? Un tempo sembrava che la Jugoslavia non si sarebbe mai disintegrata. Lo stesso fu per la Cecoslovacchia. E nessuno, durante la guerra fredda, credeva che l'Unione Sovietica sarebbe finita. Insomma, non posso dire che una disintegrazione dell'Ucraina sia impossibile, però sembra improbabile, specialmente perché nel 1994 la Russia firmò un trattato in cui s'impegnò a non tentare di cambiare le frontiere dell'Ucraina. Ma non posso sapere che cosa hanno in testa Yanukovich e il suo gruppo, o i leader in Russia. Quindi non posso dire che una disintegrazione sia impossibile".
Ci si può fidare della Russia? Che ne dice delle accuse russe a Ue e occidente di essere responsabili della crisi?
"La propaganda russa? E' puro nonsenso, non penso che ci creda nemmeno il più stupido agente del Kgb".
La signora Merkel, nei giorni decisivi prima dell'accordo, ha parlato al telefono con Putin; la Germania ha cercato in ogni modo di coinvolgere e tenere agganciata la Russia alla soluzione diplomatica. E'giusto e realistico, anche in prospettiva, o no?
"Ogni tentativo di conseguire e rafforzare la soluzione politica merita rispetto. Ma chiedere a Putin qualcosa sul futuro dell'Ucraina è come chiedere a un pedofilo se vuole insegnare ai ragazzi in una scuola. Il suo disegno è ricostruire l'area post-sovietica, e in questo disegno l'Ucraina è decisiva. Per cui non so se sia giusto negoziare con lui, forse sarebbe stato meglio chiarirgli il prezzo che avrebbe pagato se avesse appoggiato ancora soluzioni di forza. Forse questo è l'inizio di una nuova guerra fredda".
Quindi situazione incerta e aperta a rischi anche dopo l'accordo?
"Credo che nessuno abbia il controllo totale di quanto accade in Ucraina. Non c'è una leadership chiara; c'è un processo rivoluzionario con la sua dinamica anche all'interno del campo governativo. Forse alla fine Janukovich diverrà un problema per il governo, dovranno cercare un'altra strategia, perché quella che egli ha seguito fino a prima dell'accordo stava facendo rischiare una versione ucraina del massacro di piazza Tiananmen. Ma adesso non siamo alla guerra civile, altrimenti ci sarebbero piazze per Yanukovich a Donetsk o a Kharkov. Non è una guerra civile, è la lotta di un popolo contro una corrotta dittatura".
Ma non le sembrano pericolosi anche i radicali delle organizzazioni dei 'duri' nel movimento di protesta, con le armi, l'organizzazione paramilitare? Non c'è un'organizzazione-ombrello non violenta come fu Solidarnosc nella rivoluzione polacca...
"Ma certo che sì, sono pericolosi. Ogni volta che violenza e aggressione avvengono, sono i radicali a trarne i massimi vantaggi. E al fondo Yanukovich ha bisogno di loro come appoggio indiretto. Ci sono radicali in ogni rivoluzione di questo tipo, come abbiamo visto nelle primavere arabe, con la frequente, forte presenza di molte forze nazionaliste e fondamentaliste. Non vuol dire, comunque, che prenderanno il controllo di tutto il processo politico, non penso che siano abbastanza forti da assumerne la guida".
Insisto, quanto sono pericolosi i radicali e nazionalisti in piazza in Ucraina?
"Sono sempre pericolosi, ma non possono diventare un pericolo come i Fratelli musulmani o come radio Maryja (ndr l'emittente cattolica integralista, antioccidentale antieuropea e antidemocratica in Polonia, appoggiata da buona parte della Chiesa) che non mi piace ma non governa la Polonia. Io non credo che i radicali arriveranno a dominare completamente l'Ucraina, se ci riuscissero sarebbe molto preoccupante ma è solo una discussione ipotetica. Al momento la minaccia più grande è Janukovich. E tutto il gruppo attorno a lui: corrotti, immersi nell'ipocrisia, nelle menzogne, nella manipolazione, nella politica che ha ucciso tanta gente".
Ma non crede che Janukovich possa usare lo spauracchio dei radicali per rafforzarsi?
"Ma sì, già lo fa. Però dobbiamo credere nello scenario pacifico dell'accordo".
La Polonia, paese-chiave della Ue, confina con l'Ucraina. Visto da Varsavia quanto è grande il pericolo di un fallimento dell'accordo per la Ue intera?
"Lo scenario d'un fallimento, d'un conflitto che potrebbe portare al caos, è sempre estremamente pericoloso. Primo perché significa caos, anarchia, dissoluzione dello Stato, potere a chi impugna i fucili. Secondo, può portare a una catastrofe umanitaria: fame, epidemie, rifugiati, città devastate. Mi chiedo che cosa temano più al Cremlino: un Majdan a Mosca o San Pietroburgo, o una stabilizzazione dell'Ucraina? Perché solo un'Ucraina debole e instabile può essere dominata da Mosca".
Non è dunque certa una stabilizzazione dell'Ucraina?
"No, nella dinamica attuale la situazione cambia in ogni momento".
La Polonia e la Ue dovrebbero o avrebbero dovuto fare di più?
"Credo che abbiano fatto il massimo. Forse Bruxelles avrebbe potuto muoversi prima, ma è un tema da discussione accademica adesso. Eventuali sanzioni varia da un paese all'altro, a volte funzionano e a volte no. Capisco gli ucraini che avrebbero preferito una Ue che si fosse mossa prima, ma al punto cui siamo arrivati cambierebbe poco. Prima sembrava che si dovesse parlare solo con Janukovich, che egli avesse ogni potere, che potesse spingere il popolo alla morte e alla catastrofe. L'accordo cui si è arrivati era tutt'altro che ovvio. Ma in generale sono molto fiero del mio governo e del mio paese. Perché nella Storia il rapporto polacco-ucraino è stato molto difficile, le memorie del brutale conflitto polacco-ucraino dopo la seconda guerra mondiale sono ancora vive. Con quelle memorie orribili alle spalle, il fatto che la nostra società e il nostro Stato abbiano saputo scegliere di stare dalla parte della libertà in Ucraina è davvero una cosa molto buona, una realtà molto positiva".
Ha collaborato Jadwiga Thun