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Thailandia, il capo dell'esercito convoca le parti politiche. Ma resta il timore di un golpe militare

Il giorno dopo la proclamazione della legge marziale, il generale Prayuth Chan-ocha incontra gli oppositori del clan Shinatrawa e le "camicie rosse" esortandoli a ragionare su una via di uscita dopo sei mesi di violenta escalation. Ma non si esprime con chiarezza sul futuro della trattativa 

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BANGKOK - Il giorno dopo l'entrata in vigore della legge marziale in Thailandia, il generale Prayuth Chan-ocha ha assunto concretamente il ruolo del mediatore per spingere le forze politiche contrapposte a parlarsi con l'obiettivo di tracciare una via di uscita per un Paese in lotta con se stesso da dieci anni, bloccato negli ultimi sei mesi dall'escalation delle violenze.

Dopo aver rivolto ieri l'invito al confronto, il capo dell'esercito ha convocato al circolo militare di Bangkok i rappresentanti delle sette principali forze politiche thailandesi, divise tra sostenitori e oppositori del governo, ma soprattutto del clan politico-economico della famiglia Shinatrawa. L'incontro non ha portato a conclusioni di rilievo, risolvendosi in un ulteriore monito del generale, ma un nuovo faccia a faccia è stato programmato per domani.

Tra i presenti all'incontro, quattro rappresentanti del primo ministro ad interim, Niwattumrong Boonsongpaisan, subentrato a Yingluck Shinawatra, sorella del magnate Thaksin Shinawatra, deposta dalla Corte Costituzionale due settimane fa per abuso di potere.

Presente in prima persona il leader della protesta anti-governativa Suthep Thaugsuban e il suo rivale, Jatuporn Prompan, capo del movimento della Camicie Rosse, sostenitore di Shinatrawa. C'erano anche altri dirigenti del partito al governo, Pheu Thai, e del Partito Democratico all'opposizione, cinque membri della Commissione elettorale e rappresentanti del Senato.

"Il capo dell'esercito ci ha chiesto di tornare a casa e pensare alle cose di cui abbiamo discusso per trovare una soluzione per il Paese", ha commentato Puchong Nutrawong, segretario generale della Commissione elettorale.

Il generale Prayuth ha invocato una espansione dei poteri militari ed emanato una dozzina di editti che includono un ampio potere di censura sui media e internet. Il capo dell'esercito ha inoltre ribadito che non è in atto un colpo di Stato militare, ribadendo di essere intervenuto per prevenire nuove violenze e riportare la calma in un Paese drammaticamente diviso.

E ha sottolineato che, senza la legge marziale, i contendenti non si sarebbero mai incontrati per discutere di pacificazione. "A questo serve la legge marziale - ha detto il generale alla stampa -. Se io li convoco, loro devono venire".

Prayuth non ha però fornito dettagli chiari sul cammino futuro della trattativa, lasciando forti dubbi, al di là delle dichiarazioni ufficiali, su una legge marziale in realtà preludio di un nuovo putsch in un Paese che dal 1932, anno del passaggio dalla monarchia assoluta a quella costituzionale, ha vissuto per ben 18 volte la presa del potere da parte dei militari.

E' stato proprio il generale a confermare tali sensazioni, quando, a domanda diretta, ha risposto: "Se stia prendendo forma un colpo di stato militare? Chi può dirlo?".