Pubblichiamo il discorso del presidente Obama per il 25esimo anniversario della Festa della Libertà, tenuto in Piazza del Castello Reale a Varsavia
PRESIDENTE OBAMA: Buondì Varsavia! (Applausi) Witaj, Polsko! (Applausi)
Signor presidente; Signor Primo ministro; Signora sindaco; capi di stato e di governo, passati e presenti - compreso colui che scavalcò il muro dei cantieri navali per guidare uno sciopero che divenne movimento, il prigioniero diventato presidente che cambiò questa nazione: grazie Lech Walesa per la tua leadership eccezionale! (Applausi)
Illustri ospiti, popolo polacco, grazie per il vostro straordinario benvenuto e per il privilegio di potermi unire a voi qui oggi. Porto con me i saluti e l'amicizia del popolo americano, e della mia città, Chicago, dove vivono così tanti orgogliosi polacchi americani. (Applausi) A Chicago ci consideriamo un piccolo pezzo di Polonia. In alcuni quartieri si sente parlare esclusivamente polacco. I fedeli si riuniscono in chiese come San Stanislao Kostka. A Chicago, nel giorno in cui si commemora la Costituzione polacca si svolge una parata. E ogni estate festeggiamo la festa Sapori di Polonia, con le nostre salsicce kielbasa e i nostri ravioli pirogi, e in quel giorno siamo tutti un po' polacchi. (Applausi) Quindi, oggi qui con voi mi sento a casa. (Applausi)
Venticinque anni fa, in questo stesso giorno, assistemmo a una scena fino ad allora ritenuta impensabile. Qui, per la prima volta, si andò alle urne e il popolo di questa nazione fece la sua scelta. Il regime comunista pensava che un'elezione avrebbe confermato il suo potere, o indebolito l'opposizione. Invece i polacchi andarono alle urne a milioni e quando si contarono i voti si prese atto di una vittoria a valanga per la libertà. Una donna che votò quel giorno ha detto: "C'era la sensazione che in Polonia stesse per iniziare ad accadere qualcosa. Sentimmo di nuovo il sapore della Polonia". Quella donna aveva ragione: quello fu l'inizio della fine del Comunismo, non soltanto in questo paese, ma in tutta Europa.
Le immagini di quell'anno sono sigillate nella nostra memoria. La gente inondò le strade di Budapest e Bucarest. Ungheresi e austriaci tagliarono i fili spinati alle frontiere. I manifestanti si presero per mano attraverso i paesi Baltici. Cechi e slovacchi insieme nella loro Rivoluzione di velluto. I tedeschi di Berlino est si arrampicarono in cima a quel muro. Abbiamo assistito tutti agli straordinari progressi fatto da allora. Una Germania unita. Nazioni in Europa centrale e orientale diventate democrazie orgogliose. Un'Europa più integrata, più prospera, più sicura. Non dobbiamo mai dimenticare che la scintilla originaria di un simile cambiamento rivoluzionario, del fiorire di così tante speranze, scoccò qui. La faceste scoccare voi, popolo polacco! (Applausi)
Qui si fece la Storia. La vittoria del 1989 non era scontata. Fu il culmine di secoli di battaglie per la Polonia, combattute talvolta in questa stessa piazza. Generazioni di polacchi alzarono la testa e infine ottennero l'indipendenza. I soldati resistettero all'invasione, da est e da ovest. I Giusti tra le Nazioni - e tra loro Jan Karski - avevano rischiato il tutto e per tutto per salvare gli innocenti dall'Olocausto. Gli eroi del Ghetto di Varsavia si rifiutarono di arrendersi senza combattere. I Liberi polacchi in Normandia e i polacchi dell'esercito che, anche quando questa città fu ridotta in macerie, ingaggiarono un'eroica insurrezione.
Noi oggi ricordiamo in che modo voi, quando discese la Cortina di ferro, non accettaste mai il vostro destino. Ricordiamo quando un figlio della Polonia ascese al Trono di San Pietro, e ritornato in patria, qui a Varsavia, ispirò un'intera nazione con le sue parole: "Non può esserci un'Europa giusta senza l'indipendenza della Polonia". (Applausi) E oggi vogliamo ringraziare per il suo coraggio la Chiesa Cattolica, vogliamo ringraziare lo spirito impavido di San Giovanni Paolo II. (Applausi)
Noi ricordiamo bene anche in che modo vinceste 25 anni fa. A fronte di percosse e pallottole voi non vi allontanaste mai rispetto alla forza morale della non-violenza. Nelle tenebre della legge marziale, i polacchi accesero candele alle loro finestre. Quando il regime finalmente acconsentì a parlare, voi abbracciaste il dialogo. Quando fissarono quelle elezioni - anche se non furono del tutto libere - voi partecipaste. Come disse un esponente di punta di Solidarnosc a quei tempi, "Noi abbiamo deciso di accettare ciò che era possibile". La Polonia ci ricorda oggi che talvolta anche i più piccoli passi avanti, seppure imperfetti, possono finire coll'abbattere muri, possono alla fine trasformare il mondo. (Applausi)
Ma, naturalmente, la vostra vittoria nel giugno di quell'anno fu soltanto l'inizio. Perché democrazia significa qualcosa di più di elezioni. La vera democrazia, il vero benessere, una sicurezza duratura non sono né acquisite semplicemente, né imponibili dall'esterno. Devono essere conquistate e costruite dall'interno. E in questo scontro secolare di idee - tra libertà e autoritarismo, tra autonomia e oppressione, tra solidarietà e intolleranza - il progresso della Polonia dimostra la forza duratura degli ideali che noi, popoli liberi, abbiamo cari.
Qui vediamo quanto sia forte la democrazia: i cittadini fanno sentire le proprie voci, affrancati dalla paura. Qui vediamo i partiti politici competere tra loro in elezioni aperte e oneste.
Qui vediamo un sistema giudiziario indipendente lavorare per far rispettare la legalità. Qui in Polonia vediamo una stampa piena di vitalità, e una società civile che cresce, che chiama i leader a rispondere del loro operato, perché i governi esistono per elevare i loro popoli e non per reprimerli. (Applausi)
Qui vediamo la forza dei liberi mercati e i risultati di difficili riforme - sfavillanti grattacieli che svettano sulla città, autostrade che attraversano tutto il paese, poli hi-tech e standard di vita che le precedenti generazioni di polacchi potevano soltanto sognare. Questa è la nuova Polonia alla quale voi avete dato vita - un "Miracolo economico sulla Vistola", Cud nad Wis??. (Applausi)
Qui vediamo la forza delle libere nazioni che si uniscono. Per molti secoli di dure guerre, il destino della Polonia fu troppo spesso dettato da altri. Questa terra fu invasa e conquistata, creata e occupata. Ma quei giorni sono finiti. La Polonia capisce, come poche altre nazioni, che ogni nazione deve essere libera di tracciare la propria strada, di dar vita alle proprie partnership, di scegliere i propri alleati. (Applausi)
Quest'anno ricorre il quindicesimo anniversario dell'ingresso della Polonia nella Nato. Rendiamo onore al servizio che i polacchi hanno reso nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. E in quanto americani siamo orgogliosi di chiamare la Polonia una dei nostri più forti e stretti alleati. (Applausi)
Questa è la Polonia che festeggiamo oggi. La Polonia libera e democratica che i vostri antenati e alcuni di voi qui riuniti oggi sognavano, per la quale hanno combattuto, per la quale in qualche caso hanno dato la vita. Questa è la Polonia sempre più forte e sicura che voi - soprattutto voi giovani riuniti qui oggi - avete goduto per la vostra vita intera.
Sì, si tratta di una storia meravigliosa, ma la storia di questa nazione ci rammenta che la libertà non è garantita. E la storia ci mette in guardia dal non prendere mai per scontato questo progresso. In quello stesso giorno in cui 25 anni fa i polacchi si recavano a votare, i carri armati soffocarono le proteste democratiche pacifiche in Piazza Tienanmen dall'altra parte del mondo. I benefici della libertà devono essere conquistati e rinnovati da ogni generazione, inclusa la nostra. Questo è dunque il compito al quale dobbiamo tornare a dedicarci noi oggi. (Applausi)
Le nostre democrazie devono definirsi non in funzione di ciò o di chi contro cui si battono, ma di politiche di inclusione e tolleranza che
accolgano tutti i nostri cittadini. Le nostre economie devono assicurare un benessere più ampio, che crei maggiori opportunità - in Europa e in tutto il mondo - specialmente per i giovani. I leader devono preservare la fiducia dell'opinione pubblica e lottare contro la corruzione, non rubare dalle tasche dei loro stessi popoli. Le nostre società devono abbracciare una giustizia più ampia, che riconosca la dignità insita in ogni essere umano. E come ci ha rammentato l'aggressione russa in Ucraina, le nostre libere nazioni non devono essere compiacenti nel perseguire la visione che condividiamo - un'Europa unita, libera, in pace. Dobbiamo darci da fare per questo obbiettivo. Dobbiamo alzarci in piedi e schierarci con coloro che aspirano alla libertà. (Applausi)
So che nel corso di tutta la sua storia il popolo polacco è stato abbandonato dagli amici quando più ne aveva bisogno. È per questo che oggi siamo venuti qui a Varsavia - per conto degli Stati Uniti, per conto dell'Alleanza della Nato - per riaffermare il nostro fermo impegno nei confronti della sicurezza della Polonia. L'Articolo 5 è chiaro: l'attacco contro una nazione è un attacco contro tutte. E noi come alleati abbiamo il solenne dovere - un obbligo vincolante previsto dal trattato - di difendere l'integrità del vostro territorio. E così faremo. Noi ci muoviamo e ci schieriamo - adesso e per sempre - perché la vostra libertà è la nostra. (Applausi) La Polonia non sarà mai sola. (Applausi) Ma non esclusivamente la Polonia: anche l'Estonia non sarà mai sola. La Lettonia non sarà mai sola. La Lituania non sarà mai sola. La Romania non sarà mai sola. (Applausi)
Queste non sono soltanto parole. Sono impegni indissolubili, avallati dalla più forte alleanza al mondo e dalle forze armate degli Stati Uniti d'America - l'esercito più potente nella storia. (Applausi) Vedete qual è il nostro impegno oggi. Lo vedete negli aerei della Nato che sorvolano i paesi baltici. Nelle navi alleate che pattugliano il Mar Nero. Nelle intense esercitazioni con le quali i nostri eserciti si addestrano insieme. E nella maggiore e più duratura presenza degli americani qui, sul suolo polacco. Noi facciamo tutto ciò non per minacciare alcuna nazione, ma per difendere la sicurezza e il territorio nostro e dei nostri amici.
Ieri ho annunciato una nuova iniziativa finalizzata a dare nuovo slancio e potenziare la sicurezza dei nostri alleati della Nato e aumentare la presenza militare dell'America in Europa. Con l'appoggio del Congresso, ciò significherà più attrezzature preventivamente posizionate per reagire immediatamente a una crisi; esercitazioni, addestramento per mantenere perfettamente operative le nostre truppe; ulteriori soldati statunitensi, in aria, sui mari, sulla terra, e anche qui in Polonia. Ciò significherà poter dare maggiore aiuto ad amici come l'Ucraina, la Moldavia e la Georgia, così che possano provvedere alla propria difesa. (Applausi)
Come gli Stati Uniti stanno accrescendo il loro impegno, così dovranno pure fare gli altri. Ogni membro della Nato è protetto dalla nostra alleanza, e ogni membro della Nato deve fare la sua parte in questa alleanza. Questa è la responsabilità che abbiamo gli uni nei confronti degli altri.
Infine, in qualità di popoli liberi, noi ci uniamo, non semplicemente per salvaguardare la nostra sicurezza, ma per far compiere passi avanti alla libertà altrui. Oggi noi affermiamo i principi che rispettiamo e abbiamo cari.
Lo facciamo insieme perché crediamo che i popoli e le nazioni abbiano il diritto di determinare il proprio destino. E ciò include il popolo ucraino. Defraudati da un regime corrotto, gli ucraini rivendicano un governo che si metta al loro servizio. Bastonati e insanguinati si rifiutano di desistere. Minacciati e perseguitati si sono messi in fila per andare a votare. Hanno eletto un nuovo presidente con elezioni libere, perché la legittimità di un leader può venire soltanto dal consenso popolare.
Gli ucraini adesso si stanno imbarcando nella difficile strada delle riforme. Ho incontrato questa mattina il presidente neo-eletto Poroshenko, e gli ho detto che proprio come le libere nazioni offrirono aiuto e supporto alla Polonia nella vostra transizione verso la democrazia, così noi faremo adesso con gli ucraini. (Applausi) L'Ucraina deve essere libera di scegliere il proprio futuro da sola e per sé sola. (Applausi) Noi respingiamo la mentalità della somma zero del passato: un'Ucraina libera e indipendente necessita di forti legami e di scambi commerciali maggiori con l'Europa, la Russia, gli Stati Uniti e il resto del mondo. Poiché il popolo ucraino aspira a quella stessa libertà, quelle stesse opportunità, quello stesso progresso che noi stiamo celebrando qui oggi. E anche il popolo ucraino se li merita.
Noi restiamo uniti perché crediamo che mantenere la pace e la sicurezza sia responsabilità di ogni nazione. I giorni degli imperi e delle sfere di influenza sono finiti. Le nazioni più grandi non devono poter agire in modo prepotente e con soprusi nei confronti di quelle più piccole, o imporre la loro volontà con la forza delle armi o con uomini mimetizzati che prendono possesso degli edifici. Un tratto di penna non può mai legittimare lo scippo della terra di un paese vicino. Quindi noi non accettiamo l'occupazione della Crimea da parte della Russia o la violazione da parte della Russia della sovranità dell'Ucraina. (Applausi) Le nostre libere nazioni resteranno unite così che ulteriori provocazioni russe equivarranno a un ulteriore isolamento e maggiori costi per la Russia. (Applausi) Perché dopo aver investito così tanto sangue, così tante ricchezze per unificare l'Europa, come potremmo permettere che tattiche da XX secolo definiscano questo nuovo secolo?
Noi restiamo uniti perché sappiamo che lo spirito di Varsavia e di Budapest e di Praga e di Berlino si allunga laddove il desiderio di libertà elettrizza i cuori umani, che si tratti di Minsk o di Caracas, di Damasco o di Pyongyang. Ovunque gli uomini siano disposti ad accollarsi il duro lavoro di costruire la democrazia - da Tbilisi a Tunisi, da Rangoon a Freetown - nelle nostre nazioni unite troveranno sempre un partner. Perché la lotta di questi cittadini richiama alla mente le nostre lotte. Nei loro volti rivediamo i nostri. E pochi lo avvertono con maggiore chiarezza del popolo polacco.
Gli ucraini di oggi sono i discendenti di Solidarnosc, uomini e donne come voi, che osarono lanciare una sfida a un regime fallito. Quando le vostre proteste pacifiche furono represse dal pugno di ferro, i polacchi misero fiori ai cancelli del cantiere navale.
Oggi gli ucraini onorano i loro caduti con fiori in Piazza Indipendenza. Ricordiamo quell'elettrice polacca che si rallegrò di "tornare a sentire il sapore della Polonia". La sua voce riecheggia nella voce della giovane contestatrice in Piazza Maidan che ha assaporato quello che ha definito essere "un assaggio della vera libertà". "Amo il mio paese" ha detto, e noi ci vogliamo adoperare "per la giustizia e la libertà". E con gratitudine per il forte sostegno del popolo polacco, ha parlato a nome di molti ucraini quando ha detto: "Grazie, Polonia. Ti sentiamo e ti amiamo". (Applausi)
Oggi noi possiamo dire la stessa cosa. Grazie, Polonia, grazie per il tuo coraggio. Grazie per il fatto di ricordare al mondo che non importa quanto sarà brutale la repressione, non importa quanto dureranno le tenebre della notte: il desiderio di libertà e dignità non svanirà. Non potrà mai svanire. Grazie, Polonia, per la tua ferrea volontà e per averci dimostrato che sì, i cittadini comuni possono prendere in mano le redini della storia, e che alla fine la libertà prevarrà. Perché i carri armati e i soldati non possono competere con la forza dei nostri ideali.
Grazie Polonia per il tuo trionfo, non quello delle armi, ma quello dello spirito umano, la verità che ci spinge ad andare avanti. Non c'è cambiamento senza rischio. Non c'è progresso senza sacrificio. Non c'è libertà senza solidarietà. (Applausi)
Dzi? kuj?, Polsko! Dio benedica la Polonia. (Applausi) Dio benedica l'America. Dio benedica la nostra indissolubile alleanza. Grazie! (Applausi)
(Traduzione di Anna Bissanti)