Esteri

Iraq, il governo chiede raid aerei agli Usa. Le compagnie petrolifere evacuano personale

La decisione dopo l'avanzata degli jihadisti verso Bagdad. Sotto assedio la più grande raffineria del Paese, a Baiji. Intanto infuria la battaglia: almeno 60 morti. Contro i terroristi arruolati anche bambini

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BAGDAD - Il governo iracheno, di fronte alla minaccia jihadista sempre più inquietante, ha chiesto ufficialmente agli Usa di compiere raid aerei contro i miliziani jihadisti: lo ha detto il ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari citato poco fa dalla tv panaraba al Arabiya. Nessuna risposta da Washington, per ora. Il capo di Stato maggiore Usa, Martin Dempsey, però, ha smentito l'utilizzo di raid aerei contro i terroristi, criticando il premier iracheno Nuri Al Maliki, "colpevole" secondo lui dell'attuale caos in Iraq. Stando al Wall Street Journal, per contrastare l'avanzata dei ribelli sunniti dell'Isis, gli Usa preferirebbero un approccio più strategico, fatto di assistenza dell'intelligence ai militari iracheni e sostegno degli alleati regionali.

I big del petrolio scappano. Intanto, alcune delle principali compagnie petrolifere occidentali hanno dato l'ordine di evacuare gran parte del proprio personale in Iraq. Lo afferma la Cnn che cita fonti della compagnia di Stato dell'Iraq, dove infuria la battaglia tra le truppe governative che i miliziani jihadisti dell'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e della grande Siria) che puntano verso Bagdad. In particolare, sarebbe in corso una "massiccia evacuazione" dello staff della Exxon Mobile, mentre Bp avrebbe già evacuato il 20% dei suoi. Anche i cinesi di Petrochina, il singolo investitore più importante nel settore petrolifero di Bagdad, stanno portando via lo staff "non essenziale".

Eni: "Nostra area non colpita da rivolte". Secondo quanto riportato dall'irachena South Oil company, altre aziende petrolifere, tra cui l'Eni, non avrebbero invece in programma un'evacuazione. "La sicurezza del nostro personale è la nostra priorità e continuiamo a monitorare da vicino la situazione in Iraq", ha dichiarato un portavoce di Eni. "Al momento, la Regione di Bassora dove è sito il giacimento di Zubair non è colpita dalle rivolte e stiamo tenendo sul luogo il personale essenziale".

L'attacco alla raffineria. Non è un mistero, del resto, che in Iraq i guerriglieri jihadisti puntino alla conquista delle infrastrutture petrolifere. La scorsa notte è stata attaccata la più grande raffineria del Paese a Baiji, 210 chilometri a nord di Baghdad. Aprendosi la strada con colpi di mortaio e mitragliatrici, i miliziani sunniti sono penetrati nell'enorme struttura e, secondo alcune fonti, avrebbero preso il controllo di tre quarti degli impianti. L'esercito iracheno sostiene però di aver respinto l'attacco e di aver ucciso 40 ribelli.

SCHEDA - STORIA DELL'ISIS, LA NUOVA MINACCIA GLOBALE

Quaranta operai indiani rapiti. Ma la furia degli jihadisti non si ferma. Oggi i miliziani dell'Isis hanno preso possesso di tre villaggi nel nord dell'Iraq nella provincia di Salaheddin al termine di combattimenti con le forze di sicurezza e i residenti costati la vita ad almeno venti civili. Oggi il governo di New Delhi ha reso noto che quaranta operai edili indiani sono rapiti a Mosul. Gli operai, ha detto il portavoce del ministero, lavoravano a Mossul per conto di una compagnia edile turca.

I bambini arruolati. E mentre infuria la battaglia in Iraq, i bambini sembrano essere, come spesso accade, le vittime sacrificali di un conflitto che durerà ancora a lungo. Molte foto mostrano piccoli che si sono uniti all'esercito regolare iracheno per combattere la minaccia jihadista, indotti da religiosi sciiti o anche dalla stessa famiglia. Bambini di neanche 10 anni che hanno in mano pistole e fucili, in un paese che, a poco a poco, è tornato nell'incubo della guerra.
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Il video dell'esecuzione. E neanche gli jihadisti dell'Isil (Stato islamico dell'Iraq e della Grande Siria), nella loro furia, mostrano di avere rispetto per i bambini. La scorsa notte, infatti, è arrivata la notizia che nel nord della Siria i miliziani avrebbero sequestrato 145 bambini curdi da una scuola. E circola un video online che mostra un bimbo costretto ad assistere a un'esecuzione di un soldato per opera degli jihadisti.
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Il dibattito negli Usa. Washington intanto ha richiamato il suo ambasciatore in Iraq per consultazioni. E negli Stati Uniti intanto è molto acceso il dibattito su come affrontare la minaccia jihadista in Iraq. Il presidente del Senato Harry Reid (democratico, del partito di Obama) ha ribadito che gli Usa non manderanno truppe in Iraq. Ma i repubblicani attaccano, perché secondo loro le truppe americane sono state ritirate troppo presto da Bagdad. E la controparte di Reid al Congresso, il repubblicano Boehner, ha criticato duramente il dialogo tra Iran e Stati Uniti per combattere la minaccia dell'Isis.