Esteri

Iraq, al-Maliki: "No a governo di unità nazionale". Uccise tre guardie di frontiera iraniane

Pressing americano sul premier iracheno non sortisce effetto. Arrivano i primi militari Usa. Sul confine occidentale continuano i raid aerei siriani: uccisi 57 civili iracheni. Forze governative respingono attacco alla raffineria di Baiji, mentre i terroristi uniscono le forze al confine siriano

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BAGHDAD - Nonostante le pressioni degli Stati Uniti e dalla comunità internazionale, il premier iracheno Nuri al-Maliki è intenzionato ad andare dritto per la sua strada: oggi, in un discorso trasmesso dalla tv nazionale, ha escluso la possibilità di formare un governo di emergenza nazionale in modo da coinvolgere gli arabi sunniti e cercare di frenare l'avanzata dei jihadisti. "La formazione di un governo di emergenza nazionale - ha detto il premier iracheno - sarebbe un golpe contro la Costituzione e il processo politico". Le parole suonano come uno schiaffo all'amministrazione americana e ai tanti leader internazionali, per ultima la Merkel, che invocavano il cambio.

Tensione anche al confine con l'Iran, dove tre guardie di frontiera iraniane sono rimaste uccise in un attacco sferrato nella provincia occidentale di Kermanshah, vicino al confine con l'Iraq. Non è chiaro se dietro l'attacco ci sia l'Isis. Il New York Times riferisce che l'Iran sta conducendo in territorio iracheno voli di ricognizione e sorveglianza con l'utilizzo di droni e sta fornendo tonnellate di equipaggiamenti e assistenza militare all'Iraq, dove Teheran ha inoltre inviato un'unità speciale per intercettare le telecomunicazioni e fornire informazioni di intelligence alle autorità irachene. Sul confine siriano anche oggi si sono registrati cruenti raid aerei da parte dell'aviazione di Assad che ha bombardato alcuni villaggi nella provincia di Anbar, lungo il confine Siria-Iraq, provocando la morte di 57 civili iracheni. Funzionari locali riferiscono che l'azione è stata condotta da aerei da combattimento siriani sulle cittadine di Rutba, Al-Walid e Qaim.

SCHEDA / L'ISIS, MINACCIA GLOBALE

Sul campo intanto la situazione resta confusa: si continua a combattere nei pressi della raffineria di Baiji, 200 km a nord di Baghdad, ormai da giorni contesa tra i miliziani e le forze governative. Un nuovo attacco degli insorti sarebbe stato respinto dalle forze di sicurezza.
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Intanto le prime squadre statunitensi sono arrivate nel paese per dare supporto alle forze di sicurezza irachene e capire come affrontare l'insurrezione, mentre questa mattina i miliziani sunniti hanno attaccato a colpi di mortaio una delle maggiori base aeree irachene, conosciuta come 'Camp Anaconda' durante l'occupazione Usa. Testimoni oculari hanno riferito che la base è circondata su tre lati.

Grandi manovre anche nel campo fondamentalista diviso sul fronte siriano. Dopo circa un anno di aperta rivalità, l'ala siriana di al Qaida, la Jabhat al Nusra, e miliziani qaedisti dello Stato islamico dell'Iraq e di al Sham (Isis) hanno deciso di unirsi, almeno temporaneamente, in una località a ridosso del confine siro-iracheno. Lo riferisce l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). Per mesi durante la guerra civile siriana i gruppi si sono combattuti, lanciandosi accuse reciproche, ma i successi dei miliziani dell'Isis in Iraq ha imposto un accordo tattico.

MAPPA / LO STATO ISLAMICO TRA IRAQ E SIRIA

A destare preoccupazione è anche la situazione in Kurdistan. I curdi temono l'avanzata dei jihadisti. L'Isis ha creato un piccolo contingente formato da curdi, circa 150 miliziani, un terzo dei quali è originario di Halabja, la città 'martire', dove nel 1988 gli uomini di Saddam eseguirono un attacco con armi chimiche per punire la popolazione. E tornano ad alzarsi le voci di chi vorrebbe uno stato curdo indipendente: ieri il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, non ha escluso una secessione. Il segretario di Stato americano John Kerry, in visita a Erbil, ieri ha invitato i leader curdi a schierarsi con Baghdad per fermare gli attacchi dell'Isis.
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