Iraq, sunnita al-Juburi eletto nuovo presidente del Parlamento
Appoggiato dall'uscente Osama al-Najafi, suo alleato nella lista Mutahiddun alle ultime elezioni legislative, il leader del partito islamico è stato nominato con 194 voti. Contro è intervenuto l'egiziano al-Sisi, che non vuole un esponente dei Fratelli musulmani tra le massime cariche dello Stato. L'esercito cerca di riprendere Tikrit
BAGDAD - Il Parlamento dell'Iraq ha eletto il suo nuovo presidente. Nel corso della sessione legislativa a porte chiuse che si è tenuta oggi, ha scelto il leader del partito islamico iracheno, il sunnita Salim al-Juburi con 194 voti. Dalla sua parte l'appoggio del presidente del parlamento uscente, Osama al-Najafi, suo alleato all'interno della lista Mutahiddun in occasione delle ultime elezioni legislative.
Il voto interrompe lo stallo politico che si era creato nell'assemblea, composta da 328 seggi e la scelta del nuovo presidente del Parlamento è il primo passo per la formazione di un nuovo governo. Stando a quanto previsto dalla Costituzione irachena, dopo l'elezione del presidente dell'assemblea, i deputati devono procedere alla designazione di un presidente della repubblica che a sua volta nominerà un premier. Non è chiaro se l'elezione di al-Jubouri indichi il raggiungimento di un più ampio accordo tra i blocchi politici per i posti di preside…
Il voto interrompe lo stallo politico che si era creato nell'assemblea, composta da 328 seggi e la scelta del nuovo presidente del Parlamento è il primo passo per la formazione di un nuovo governo. Stando a quanto previsto dalla Costituzione irachena, dopo l'elezione del presidente dell'assemblea, i deputati devono procedere alla designazione di un presidente della repubblica che a sua volta nominerà un premier. Non è chiaro se l'elezione di al-Jubouri indichi il raggiungimento di un più ampio accordo tra i blocchi politici per i posti di preside…
BAGDAD - Il Parlamento dell'Iraq ha eletto il suo nuovo presidente. Nel corso della sessione legislativa a porte chiuse che si è tenuta oggi, ha scelto il leader del partito islamico iracheno, il sunnita Salim al-Juburi con 194 voti. Dalla sua parte l'appoggio del presidente del parlamento uscente, Osama al-Najafi, suo alleato all'interno della lista Mutahiddun in occasione delle ultime elezioni legislative.
Il voto interrompe lo stallo politico che si era creato nell'assemblea, composta da 328 seggi e la scelta del nuovo presidente del Parlamento è il primo passo per la formazione di un nuovo governo. Stando a quanto previsto dalla Costituzione irachena, dopo l'elezione del presidente dell'assemblea, i deputati devono procedere alla designazione di un presidente della repubblica che a sua volta nominerà un premier. Non è chiaro se l'elezione di al-Jubouri indichi il raggiungimento di un più ampio accordo tra i blocchi politici per i posti di presidente e di primo ministro. La prima volta del nuovo Parlamento iracheno, dopo le elezioni di aprile, si era tenuta il primo luglio. Ma anche in quel caso i 328 parlamentari non erano riusciti a trovare l'accordo.
Nei giorni scorsi Najafi aveva detto di voler rinunciare a un secondo mandato per spingere alla rinuncia anche il premier uscente, lo sciita Nuri al-Maliki, intenzionato a candidarsi per un terzo mandato alla guida del governo nonostante la crisi politica e di sicurezza in corso. Al-Jiburi era rimasto l'unico candidato. Secondo la stampa araba, contro la sua elezione sarebbe però intervenuto il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il quale non vorrebbe un esponente dei Fratelli musulmani tra le massime cariche dello Stato iracheno.
Si continua a combattere. L'esercito iracheno ha lanciato un'offensiva per riprendere Tikrit, città nel nord del paese caduta il mese scorso nelle mani dei jihadisti dello Stato Islamico (Isil). La tv satellitare al-Arabiya, citando fonti della sicurezza irachena, ha descritto l'avanzata notturna delle truppe regolari fino alle zone periferiche della città, distante 160 chilometri da Bagdad. Violenti combattimenti si registrano anche nel distretto meridionale di Shishin. Tikrit è una roccaforte dei lealisti dell'ex rais Saddam Hussein e di quegli ufficiali delle forze armate che hanno disertato unendosi all'Isil fin dall'inizio dell'offensiva jihadista nel nord dell'Iraq.
Il voto interrompe lo stallo politico che si era creato nell'assemblea, composta da 328 seggi e la scelta del nuovo presidente del Parlamento è il primo passo per la formazione di un nuovo governo. Stando a quanto previsto dalla Costituzione irachena, dopo l'elezione del presidente dell'assemblea, i deputati devono procedere alla designazione di un presidente della repubblica che a sua volta nominerà un premier. Non è chiaro se l'elezione di al-Jubouri indichi il raggiungimento di un più ampio accordo tra i blocchi politici per i posti di presidente e di primo ministro. La prima volta del nuovo Parlamento iracheno, dopo le elezioni di aprile, si era tenuta il primo luglio. Ma anche in quel caso i 328 parlamentari non erano riusciti a trovare l'accordo.
Nei giorni scorsi Najafi aveva detto di voler rinunciare a un secondo mandato per spingere alla rinuncia anche il premier uscente, lo sciita Nuri al-Maliki, intenzionato a candidarsi per un terzo mandato alla guida del governo nonostante la crisi politica e di sicurezza in corso. Al-Jiburi era rimasto l'unico candidato. Secondo la stampa araba, contro la sua elezione sarebbe però intervenuto il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il quale non vorrebbe un esponente dei Fratelli musulmani tra le massime cariche dello Stato iracheno.
Si continua a combattere. L'esercito iracheno ha lanciato un'offensiva per riprendere Tikrit, città nel nord del paese caduta il mese scorso nelle mani dei jihadisti dello Stato Islamico (Isil). La tv satellitare al-Arabiya, citando fonti della sicurezza irachena, ha descritto l'avanzata notturna delle truppe regolari fino alle zone periferiche della città, distante 160 chilometri da Bagdad. Violenti combattimenti si registrano anche nel distretto meridionale di Shishin. Tikrit è una roccaforte dei lealisti dell'ex rais Saddam Hussein e di quegli ufficiali delle forze armate che hanno disertato unendosi all'Isil fin dall'inizio dell'offensiva jihadista nel nord dell'Iraq.