KIEV - Oltre 1100 morti e 3442 feriti. Sono i terribili numeri del rapporto Onu sulla guerra in Ucraina dove da metà aprile le forze governative e i ribelli filorussi si combattono nell'est del Paese. Oltre 100mila le persone fuggite dalle zone di combattimento, temporaneamente stanziate in altre parti del Paese. Ben 812 le persone rapite e arrestate dai separatisti nelle zone di Donetsk e Luhansk per lo più cittadini comuni, tra cui insegnanti, giornalisti, membri del clero e studenti. "I combattimenti devono finire" è stato il monito del Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay, che ha denunciato l'uso di "armi pesanti" tra cui artiglieria, carri armati, razzi e missili.
La situazione viene definita "disperata" dalle Nazioni Unite: 104 edifici, tra cui sedici sedi amministrative locali, sono nelle mani di gruppi armati. E sono pesanti le accuse rivolte ad entrambe le parti: se da un lato il governo non ha adottato precauzioni sufficienti per la tutela dei civili, gli insorti sono accusati di attacchi a palazzi pubblici, assalti a banche e miniere e della distruzione della rete ferroviaria.
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I gruppi armati, si legge nella relazione, "continuano a rapire, arrestare, torturare e uccidere persone prese in ostaggio per intimidire ed esercitare il loro potere sulla popolazione in modi rozzi e brutali". I ribelli avrebbero creato tribunali militari ed eseguito condanne a morte.
Il commissario Navi Pillay ha inoltre affermato che l'abbattimento del volo MH17 malese in una zona dell'Ucraina dell'est controllata dai separatisti filorussi potrebbe essere considerato "un crimine di guerra". "Questa violazione del diritto internazionale, alla luce delle circostanze, potrebbe essere assimilata a un crimine di guerra" ha affermato Pillay.
Nel rapporto, presentato dall'italiano Gianni Magazzeni, ci sono anche precisi dettagli sull'organizzazione dei separatisti: i capi "in molti casi sono cittadini della Federazione Russa, addestrati e temprati dall'esperienza acquisita in conflitti come quelli in Cecenia e in Transnistria", avrebbero messo a punto una Costituzione propria, e si appresterebbero a dare vita a un'effettiva forma di auto-governo per quella che hanno battezzato "Repubblica Popolare di Nuova Russia".
Osservatori verso il luogo dello schianto. Dopo che ieri una delegazione di agenti di polizia di Paesi Bassi e Australia era stata costretta in extremis a rinunciare ad andare sul luogo dello schianto, oggi un nuovo tentativo è andato a vuoto a causa dei pesanti scontri nella zona dove il 17 luglio scorso si schiantò al suolo il Boeing 777 della Malysia Airlines. Le forze regolari ucraine hanno sferrato un'offensiva contro le milizie separatiste filo-russe nell'area circostante il punto, situato presso il villaggio di Grabovo.
Da un primo esame delle scatole nere sembrano trovare conferma le ricostruzioni effettuate finora. Un portavoce della sicurezza ucraina ha parlato di "una forte decompressione esplosiva" alla base del disastro dopo che il velivolo è stato forato più volte dalle schegge provenienti da un missile.
La polizia olandese ha comunicato che non è detto che siano recuperati tutti i resti e gli effetti personali delle 298 persone morte a bordo del volo.
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Continuano scontri ad est. E non si fermano i combattimenti al confine tra Ucraina e Russia: almeno otto civili sono rimasti uccisi negli scontri durante la notte. A Lugansk cinque persone sono morte e 15 sono rimaste ferite dai colpi di artiglieria. Tre, invece, i morti a Donetsk per gli scontri tra ribelli e forze governative.
I filorussi accusano le truppe governative di schierare l'artiglieria contro le aree residenziali. Le autorità negano ogni responsabilità e accusano gli insorti di utilizzare le case come postazioni di tiro.
Il dimissionario premier ucraino Yatsenyuk ha chiesto al Parlamento di stanziare più fondi per sostenere la guerra contro i ribelli filorussi e per avviare la ricostruzione delle infrastrutture distrutte nei combattimenti. Servono 774 milioni di dollari per pagare le truppe e 280 milioni per la ricostruzione.
Conference call fra Obama e leader europei. La situazione in Ucraina è, insieme alla Libia e al Medio Oriente, al centro di una conference call tra il presidente USA Barack Obama, il premier italiano Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron e il presidente francese Francois Hollande.
Secondo quanto riportato dal governo francese, i leader si sono detti favorevoli a "nuove misure" contro la Russia.
Colloquio Kerry-Lavrov. E' scambio di accuse tra Usa e Russia: in un colloquio telefonico il Segretario di Stato americano John Kerry ha sollecitato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov a porre fine "al flusso di armi pesanti, missili e pezzi di artiglieria" a favore dei ribelli separatisti dell'Ucraina orientale, e a "cominciare a contribuire a una riduzione dell'intensificarsi del conflitto". Il Dipartimento di Stato Usa ha diffuso delle immagini che dimostrerebbero come dalla Russia siano stati lanciati missili in direzione delle forze militari ucraine. Nelle stesse immagini anche il trasporto di artiglieria pesante dalla Russia destinata alle forze separatiste filo-russe.
Il capo della diplomazia di Mosca ha contestato la veridicità delle immagini diffuse dagli Usa e ha accusato a sua volta gli americani di ostacolare il lavoro degli ispettori Osce in Ucraina. I due ministri si sono detti d'accordo sulla necessità di una tregua nei combattimenti.
La Russia ha annunciato che osservatori dell'Osce verranno schierati ai posti di confine con l'Ucraina dell'est. Lavrov ha detto che gli ispettori potranno così confermare che Mosca non invia armi e combattenti per aiutare i separatisti, come invece sostenuto dagli Stati Uniti.
E c'è una mossa preventiva del presidente russo Putin sul tema delle sanzioni: oggi il presidente russo ha chiesto al complesso militare russo di limitare le sue importazioni dal momento che l'Ue s'appresta a imporre nuove sanzioni sulla vendita di armi e tecnologie sensibili nei confronti di Mosca.
La situazione viene definita "disperata" dalle Nazioni Unite: 104 edifici, tra cui sedici sedi amministrative locali, sono nelle mani di gruppi armati. E sono pesanti le accuse rivolte ad entrambe le parti: se da un lato il governo non ha adottato precauzioni sufficienti per la tutela dei civili, gli insorti sono accusati di attacchi a palazzi pubblici, assalti a banche e miniere e della distruzione della rete ferroviaria.
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I gruppi armati, si legge nella relazione, "continuano a rapire, arrestare, torturare e uccidere persone prese in ostaggio per intimidire ed esercitare il loro potere sulla popolazione in modi rozzi e brutali". I ribelli avrebbero creato tribunali militari ed eseguito condanne a morte.
Il commissario Navi Pillay ha inoltre affermato che l'abbattimento del volo MH17 malese in una zona dell'Ucraina dell'est controllata dai separatisti filorussi potrebbe essere considerato "un crimine di guerra". "Questa violazione del diritto internazionale, alla luce delle circostanze, potrebbe essere assimilata a un crimine di guerra" ha affermato Pillay.
Nel rapporto, presentato dall'italiano Gianni Magazzeni, ci sono anche precisi dettagli sull'organizzazione dei separatisti: i capi "in molti casi sono cittadini della Federazione Russa, addestrati e temprati dall'esperienza acquisita in conflitti come quelli in Cecenia e in Transnistria", avrebbero messo a punto una Costituzione propria, e si appresterebbero a dare vita a un'effettiva forma di auto-governo per quella che hanno battezzato "Repubblica Popolare di Nuova Russia".
Osservatori verso il luogo dello schianto. Dopo che ieri una delegazione di agenti di polizia di Paesi Bassi e Australia era stata costretta in extremis a rinunciare ad andare sul luogo dello schianto, oggi un nuovo tentativo è andato a vuoto a causa dei pesanti scontri nella zona dove il 17 luglio scorso si schiantò al suolo il Boeing 777 della Malysia Airlines. Le forze regolari ucraine hanno sferrato un'offensiva contro le milizie separatiste filo-russe nell'area circostante il punto, situato presso il villaggio di Grabovo.
Da un primo esame delle scatole nere sembrano trovare conferma le ricostruzioni effettuate finora. Un portavoce della sicurezza ucraina ha parlato di "una forte decompressione esplosiva" alla base del disastro dopo che il velivolo è stato forato più volte dalle schegge provenienti da un missile.
La polizia olandese ha comunicato che non è detto che siano recuperati tutti i resti e gli effetti personali delle 298 persone morte a bordo del volo.
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Continuano scontri ad est. E non si fermano i combattimenti al confine tra Ucraina e Russia: almeno otto civili sono rimasti uccisi negli scontri durante la notte. A Lugansk cinque persone sono morte e 15 sono rimaste ferite dai colpi di artiglieria. Tre, invece, i morti a Donetsk per gli scontri tra ribelli e forze governative.
I filorussi accusano le truppe governative di schierare l'artiglieria contro le aree residenziali. Le autorità negano ogni responsabilità e accusano gli insorti di utilizzare le case come postazioni di tiro.
Il dimissionario premier ucraino Yatsenyuk ha chiesto al Parlamento di stanziare più fondi per sostenere la guerra contro i ribelli filorussi e per avviare la ricostruzione delle infrastrutture distrutte nei combattimenti. Servono 774 milioni di dollari per pagare le truppe e 280 milioni per la ricostruzione.
Conference call fra Obama e leader europei. La situazione in Ucraina è, insieme alla Libia e al Medio Oriente, al centro di una conference call tra il presidente USA Barack Obama, il premier italiano Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron e il presidente francese Francois Hollande.
Secondo quanto riportato dal governo francese, i leader si sono detti favorevoli a "nuove misure" contro la Russia.
Colloquio Kerry-Lavrov. E' scambio di accuse tra Usa e Russia: in un colloquio telefonico il Segretario di Stato americano John Kerry ha sollecitato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov a porre fine "al flusso di armi pesanti, missili e pezzi di artiglieria" a favore dei ribelli separatisti dell'Ucraina orientale, e a "cominciare a contribuire a una riduzione dell'intensificarsi del conflitto". Il Dipartimento di Stato Usa ha diffuso delle immagini che dimostrerebbero come dalla Russia siano stati lanciati missili in direzione delle forze militari ucraine. Nelle stesse immagini anche il trasporto di artiglieria pesante dalla Russia destinata alle forze separatiste filo-russe.
Il capo della diplomazia di Mosca ha contestato la veridicità delle immagini diffuse dagli Usa e ha accusato a sua volta gli americani di ostacolare il lavoro degli ispettori Osce in Ucraina. I due ministri si sono detti d'accordo sulla necessità di una tregua nei combattimenti.
La Russia ha annunciato che osservatori dell'Osce verranno schierati ai posti di confine con l'Ucraina dell'est. Lavrov ha detto che gli ispettori potranno così confermare che Mosca non invia armi e combattenti per aiutare i separatisti, come invece sostenuto dagli Stati Uniti.
E c'è una mossa preventiva del presidente russo Putin sul tema delle sanzioni: oggi il presidente russo ha chiesto al complesso militare russo di limitare le sue importazioni dal momento che l'Ue s'appresta a imporre nuove sanzioni sulla vendita di armi e tecnologie sensibili nei confronti di Mosca.