Esteri

Turchia al voto per eleggere il presidente: Erdogan favorito

(ansa)
Domenica alle urne per i turchi, che per la prima volta scelgono il capo dello Stato con un'elezione diretta. Il premier favorito, probabile vittoria al primo turno. E promette di cambiare il Paese. Minaccia dallo Stato islamico
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ANKARA - Urne chiuse in Turchia per scegliere il primo presidente con un'elezione diretta, e tutto fa pensare che sul 'trono' salirà quello che ormai da 12 anni è già il sovrano incontrastato della politica turca: Recep Tayyip Erdogan. I risultati sono attesi nelle prossime ore.

Il premier è il superfavorito nella corsa a tre per la poltrona di Abdullah Gul, che non poteva candidarsi per vincoli costituzionali. Difficile immaginare che gli altri due candidati, l'ex segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione islamica Ekmeleddin Ihsanoglu e il candidato del filo-curdo Partito democratico del popolo Selahattin Demirtas, possano insidiare l'elezione, tanto che il partito islamico Akp di Erdogan ha già predisposto i festeggiamenti per stasera. 

A confermare la sensazione sono anche i numeri: l'ultimo sondaggio pubblicato alla vigilia del voto gli assegna il 57% dei voti. Il suo principale concorrente, il diplomatico Ekmeleddin Ihsanoglu, appoggiato dai due grandi partiti dell'opposizione laica (Chp, sinistra, e Mhp, destra) secondo il sondaggio Konda non supererebbe il 34%. E Demirtas si fermerebbe al 9%. Solo in caso di non raggiungimento del 50%, si andrà al ballottaggio.

Il principale candidato dell'opposizione ha denunciato questa mattina una "campagna ingiusta" condotta dal capo del governo. Ihsanoglu ha votato in un seggio a Istanbul e parlando con i cronisti si è detto comunque convinto di vincere, a dispetto delle previsioni di tutti i sondaggi, e ha denunciato il rischio di brogli, sostenendo che 18 milioni di schede oltre il numero degli elettori potenziali sono state stampate.

Un'elezione di Erdogan alla presidenza porterebbe con sé anche il sicuro anticipo delle elezioni parlamentari, attualmente fissate per il giugno del 2015. L'Akp dovrebbe a quel punto scegliere un nuovo leader e un nuovo premier. E con la vittoria annunciata di Erdogan, la Turchia si prepara, sottolineano alcuni analisti, a un cambiamento di volto e di regime. Da un sistema parlamentare a un potere presidenziale 'putiniano', da un assetto istituzionale laico ereditato da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore nel 1923 della repubblica turca moderna sulle rovine dell'impero ottomano, a una linea islamica e autoritaria.

Erdogan ha parlato oggi alla vigilia del voto, dicendo che "una Turchia forte rinascerà domani dalle sue ceneri". Il premier non ha nascosto di volere dare un regime presidenziale al paese, sfruttando pienamente tutti i poteri che la costituzione conferisce al capo dello stato, e la legittimità che la prima elezione a suffragio universale diretto attribuirà al prescelto. "Domani, ha detto Erdogan, eleggerete il presidente del popolo".

Per Erdogan sarebbe l'ottavo trionfo elettorale consecutivo, raggiunto nonostante gli scandali (come quello relativo alla corruzione che ha sconvolto il suo governo) e le proteste di piazza (quelle di Gezy Park che hanno scosso il paese la scorsa estate).

Le elezioni assumono inoltre un importantissimo valore geopolitico, in un paese che confina con la Siria controllata dai ribelli e mentre gli Stati Uniti hanno iniziato a bombardare lo Stato islamico in Iraq. Proprio dal Califfato arriva una minaccia (per quanto velleitaria forse) alla Turchia: un portavoce dell'Is ha minacciato di voler "liberare" Istanbul, accusando il governo turco di sbarrare il corso del fiume Eufrate che passa nel nord della Siria e a Raqqa, "capitale dello Stato islamico". "Prego Dio che il governo apostata turco cambi idea perché se non lo farà agiremo per liberare Istanbul. Se non aprono (la diga di Ataturk in Turchia che devia l'acqua, ndr), lo faremo noi da Istanbul".

Chi è Recep Tayyip Erdogan. Oratore di talento, cresciuto in un quartiere difficile di Istanbul, Erdogan è alla guida del Partito per la giustizia e lo sviluppo (l'Akp), di base islamica ma fortemente radicato nella popolazione. Il vantaggio rispetto agli avversari, è l'aver saputo trasmettere l'idea che sia suo il merito del grande boom economico vissuto dalla Turchia. Erdogan ha voluto rafforzare la figura del presidente, utilizzando anche dei poteri già previsti dalla costituzione come quello di partecipare alle riunioni del Governo.

Il premier ha ampliato il suo concenso portando sviluppo e prosperità nelle parti più arretrate del Paese, ampliando il sistema sanitario e aumentando i diritti delle minoranze etniche, come i curdi. Ha sostenuto inoltre la causa delle donne musulmane vietando di indossare il velo nelle istituzioni pubbliche secondo le leggi laiche della Turchia. Ma Erdogan è stato anche duramente criticato per la sua parzialità e il populismo. Secondo i detrattori, ha mostrato sempre più tendenze autoritarie e ha un dato giro di vite ai media, vietando, anche se temporaneamente, Twitter e YouTube. Molti temono che possa imporre progressivamente caratteristiche religiose ai costumi in un Paese che si è vantato delle sue radici laiche.

Gli altri candidati: Ekmeleddin Ihsanoglu. Ihsanoglu, 70 anni, è uno scienziato e accademico moderato che ha ricoperto l'incarico di segretario generale dell'Organizzazione della cooperazione Islamica dal 2004 al 2014. Ha il sostegno di circa una dozzina di partiti di opposizione tra cui il Partito repubblicano del popolo di centro-sinistra e il Partito del movimento nazionalista dal centro destra. Ihsanoglu ha concentrato la sua campagna sull'unità e l'inclusività, promettendo di essere il presidente di tutti i turchi. Sa parlare arabo, inglese e francese, è nato e cresciuto al Cairo (un fatto che Erdogan ha tentato di sfruttare per mettere in dubbio la sua origine turca). Ihsanoglu ha goduto di meno risorse finanziarie e di una minore esposizione mediatica rispetto a Erdogan, e il suo arrivo sulla scena politica turca è stato rappresentato come l'arrivo di un illustre sconosciuto. Uomo religioso e laico al momento giusto, è considerato come l'opzione migliore per attirare una larga fetta di elettori, compresi i delusi dell'Akp.

Saleddin Demirtas. Giovane e ambizioso politico curdo, Demirtas dirige il Partito democratico popolare, formazione di sinistra. Avvocato di professione, ha animato gruppi per i diritti umani nella regione curda della Turchia e ha iniziato la sua carriera politica nel 2007. Ha concentrato la sua campagna sul sostegno alla causa dei perseguitati, dei poveri, dei giovani e delle classi lavoratrici.  Anche se dovesse arrivare terzo, Demirtas ha già ottenuto grande successo, portando le questioni dei diritti curdi sulla scena politica nazionale, secondo quanto spiegano gli analisti.

(Articolo pubblicato il 9 agosto 2014; aggiornato il 10 agosto 2014)