BERLINO - La sinistra ha vinto in Svezia, paese-guida del Grande Nord e potenza tecnologica-industriale e militare di primo piano nella Ue, ma non raggiunge la maggioranza assoluta e potrebbe dover formare un governo di minoranza. La destra radicale xenofoba e antieuropea raddoppia dal 5,7 al 12,9 per cento dei consensi e può complicare la formazione d'ogni maggioranza. Il centrodestra del premier conservatore moderato uscente Fredrik Reinfeldt, schierato con i popolari di Angela Merkel e con la sua linea del rigore, incassa comunque una cocente disfatta, e annuncia le dimissioni.
Vediamo la forza degli schieramenti: i tre partiti di sinistra (socialdemocratici, verdi, postcomunisti) sommati ottengono il 43,7 per cento dei voti. Delusione per le femministe (FI, iniziativa femminista), che non hanno superato la soglia di rappresentanza del 4 per cento, attestandosi sul 3,1 per cento. Si attesta sul 39,3 per cento la coalizione "borghese" - cioè di centrodestra - di Reinfeldt. Gli Sveriges Demokraterna, cioè i populisti xenofobi dell'abile, giovane Jimmy Akesson, affiliati all'Ukip britannico nell'Europarlamento ma che usa spesso un linguaggio degno degli ultrà del Front National francese o della Lega, arriva al 12,9 per cento. E subito si definisce "l'ago della bilancia" del nuovo parlamento.
Alla sinistra andrebbero 158 seggi (ne servono 175 per la maggioranza), alla destra 142 e agli xenofobi ben 49.
Di fronte a questi risultati il leader socialdemocratico Stefan Lofven si dice pronto ad avviare le consultazioni per formare un nuovo governo e cita in primo luogo i verdi, ma tende la mano anche ad altre forze politiche escludendo a priori soltanto la formazione di Akesson. Dopo otto anni di governo del centrodestra, con un alto tasso di disoccupazione e diversi indicatori sociali in ribasso, il compito di Lofven non è facile. "Siamo in una situazione seria - dice ai suoi sostenitori che festeggiano la vittoria - Abbiamo migliaia di disoccupati. Abbiamo i dati delle scuole in discesa più che in qualsiasi altro paese dell'Ocse. In Svezia c'è qualcosa che si sta rompendo. Ora gli svedesi hanno attestato che abbiamo bisogno di un cambiamento. Bisogna cambiare direzione".
Il voto il Svezia è di prima importanza per l'intera Unione europea. Primo, per il peso economico, geopolitico e militare della potenza egemone del grande nord, modernissimo e ricchissimo paese industriale ed esportatore di eccellenze tecnologiche, strutturalmente creato nel dopoguerra dai socialdemocratici. Secondo perché la vittoria delle sinistre rappresenta uno schiaffo ad Angela Merkel e al suo rigore a ogni costo e una vittoria dei socialisti europei di Renzi e di Schulz. Terzo perché la misura del successo degli Sveriges Demokraterna, la destra radicale appunto, dà la misura di quanto xenofobi ed euroscettici (primo partito nella Francia potenza atomica, dove se si votasse oggi Marine Le Pen diverrebbe presidente e avrebbe il comando delle 300 testate nucleari della Force de frappe strategica) siano pericolosi al nord e ovunque nell'Unione europea stretta tra rigore, recessione, disincanto dei ceti popolari e disoccupazione, specie giovanile, in crescita.
Vediamo la forza degli schieramenti: i tre partiti di sinistra (socialdemocratici, verdi, postcomunisti) sommati ottengono il 43,7 per cento dei voti. Delusione per le femministe (FI, iniziativa femminista), che non hanno superato la soglia di rappresentanza del 4 per cento, attestandosi sul 3,1 per cento. Si attesta sul 39,3 per cento la coalizione "borghese" - cioè di centrodestra - di Reinfeldt. Gli Sveriges Demokraterna, cioè i populisti xenofobi dell'abile, giovane Jimmy Akesson, affiliati all'Ukip britannico nell'Europarlamento ma che usa spesso un linguaggio degno degli ultrà del Front National francese o della Lega, arriva al 12,9 per cento. E subito si definisce "l'ago della bilancia" del nuovo parlamento.
Alla sinistra andrebbero 158 seggi (ne servono 175 per la maggioranza), alla destra 142 e agli xenofobi ben 49.
Di fronte a questi risultati il leader socialdemocratico Stefan Lofven si dice pronto ad avviare le consultazioni per formare un nuovo governo e cita in primo luogo i verdi, ma tende la mano anche ad altre forze politiche escludendo a priori soltanto la formazione di Akesson. Dopo otto anni di governo del centrodestra, con un alto tasso di disoccupazione e diversi indicatori sociali in ribasso, il compito di Lofven non è facile. "Siamo in una situazione seria - dice ai suoi sostenitori che festeggiano la vittoria - Abbiamo migliaia di disoccupati. Abbiamo i dati delle scuole in discesa più che in qualsiasi altro paese dell'Ocse. In Svezia c'è qualcosa che si sta rompendo. Ora gli svedesi hanno attestato che abbiamo bisogno di un cambiamento. Bisogna cambiare direzione".
Il voto il Svezia è di prima importanza per l'intera Unione europea. Primo, per il peso economico, geopolitico e militare della potenza egemone del grande nord, modernissimo e ricchissimo paese industriale ed esportatore di eccellenze tecnologiche, strutturalmente creato nel dopoguerra dai socialdemocratici. Secondo perché la vittoria delle sinistre rappresenta uno schiaffo ad Angela Merkel e al suo rigore a ogni costo e una vittoria dei socialisti europei di Renzi e di Schulz. Terzo perché la misura del successo degli Sveriges Demokraterna, la destra radicale appunto, dà la misura di quanto xenofobi ed euroscettici (primo partito nella Francia potenza atomica, dove se si votasse oggi Marine Le Pen diverrebbe presidente e avrebbe il comando delle 300 testate nucleari della Force de frappe strategica) siano pericolosi al nord e ovunque nell'Unione europea stretta tra rigore, recessione, disincanto dei ceti popolari e disoccupazione, specie giovanile, in crescita.