STOCCOLMA - Gli svedesi vanno oggi alle urne per le elezioni politiche in un voto che può segnare la svolta e la definitiva affermazione, come terza forza politica del paese, del partito degli Svedesi democratici (Sd), partito di estrema destra, già neonazista, ancora xenofobo, che i sondaggi danno al 10%. Un'affermazione di questa portata vorrebbe dire raddoppiare i consensi rispetto alle precedenti politiche (e migliorare il risultato delle Europee, quando hanno superato il 9%) e potenzialmente togliere al primo partito (che secondo i sondaggi dovrebbe essere il Partito socialdemocratico) la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.
L'avanzata dell'Sd dovrebbe fare il paio con un'altra svolta, l'attesa vittoria della sinistra, che è all'opposizione dal 2006. I sondaggi indicano una riduzione del vantaggio del Psd di Stefan Lofven sui conservatori del premier Fredrik Reinfeldt, che dovrebbe assestarsi tra il 5 e l'8%.
Il centrodestra governa in Svezia dal 2006, quando il premier uscente Goran Perssonn fu sconfitto e dovette cedere il passo a Reinfeldt. Da allora i socialdemocratici sono sempre stati in difficoltà, incapaci, secondo gli osservatori, di proporre ricette concrete ai problemi che nel frattempo emergevano. La vittoria del Psd senza una maggioranza potrebbe richiedere quindi ulteriori alleanze (probabile quella con verdi e sinistra) o un governo di minoranza. In questo scacchiere quel 10% di voti dei populisti dell'Sd di Jimmie Akesson potrebbero pesare.
I temi al centro del dibattito preelettorale sono quelli tipici di tutte le socialdemocrazie: l'immigrazione, il welfare, l'utilizzo delle risorse che pure si sono ridotte, l'istruzione e le tasse. Il paese ha risentito della crisi economica mondiale, ma ora la ripresa si fa sentire anche se le previsioni economiche di una crescita dell'1,9 per cento quest'anno nascondono, secondo analisti finanziari, ancora una debolezza di fondo. Con la disoccupazione ferma a circa l'8 per cento (in aumento quella giovanile), un trend verso la deflazione, un sistema fiscale al 44 %, le difficoltà nel settore dell'istruzione e le tensioni in quello dell'integrazione degli immigrati, la Svezia resta comunque un paese che attira stranieri, ma che resta difficile da governare.
L'avanzata dell'Sd dovrebbe fare il paio con un'altra svolta, l'attesa vittoria della sinistra, che è all'opposizione dal 2006. I sondaggi indicano una riduzione del vantaggio del Psd di Stefan Lofven sui conservatori del premier Fredrik Reinfeldt, che dovrebbe assestarsi tra il 5 e l'8%.
Il centrodestra governa in Svezia dal 2006, quando il premier uscente Goran Perssonn fu sconfitto e dovette cedere il passo a Reinfeldt. Da allora i socialdemocratici sono sempre stati in difficoltà, incapaci, secondo gli osservatori, di proporre ricette concrete ai problemi che nel frattempo emergevano. La vittoria del Psd senza una maggioranza potrebbe richiedere quindi ulteriori alleanze (probabile quella con verdi e sinistra) o un governo di minoranza. In questo scacchiere quel 10% di voti dei populisti dell'Sd di Jimmie Akesson potrebbero pesare.
I temi al centro del dibattito preelettorale sono quelli tipici di tutte le socialdemocrazie: l'immigrazione, il welfare, l'utilizzo delle risorse che pure si sono ridotte, l'istruzione e le tasse. Il paese ha risentito della crisi economica mondiale, ma ora la ripresa si fa sentire anche se le previsioni economiche di una crescita dell'1,9 per cento quest'anno nascondono, secondo analisti finanziari, ancora una debolezza di fondo. Con la disoccupazione ferma a circa l'8 per cento (in aumento quella giovanile), un trend verso la deflazione, un sistema fiscale al 44 %, le difficoltà nel settore dell'istruzione e le tensioni in quello dell'integrazione degli immigrati, la Svezia resta comunque un paese che attira stranieri, ma che resta difficile da governare.