KOBANE - La bandiera che sventolava sulla collina di Tall Shair alle porte di Kobane non c'è più. E' stata rimossa dalle milizie curde dello Ypg, le Unità di protezione del popolo, per cancellare l'ombra del vessillo nero dello Stato islamico. Su Twitter residenti locali hanno pubblicato la foto dell'area ormai scevra da qualunque segno della presenza jihadista.
[[ge:rep-locali:repubblica:98066900]]
Lo scorso fine settimana lo Ypg ha organizzato una controffensiva contro lo Stato islamico, che tiene Kobane sotto assedio da oltre tre settimane, la loro avanzata è stata possibile dopo una serie di raid aerei condotti dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. I miliziani curdi nelle ultime ore sono riusciti a cacciare i combattenti dell'Is da diversi quartieri della città e a riprendere il controllo, oggi, del villaggio di Tilshahir, quattro chilometri a ovest della città.
Ankara blocca aiuti ai curdi. L'unità Ypg è un esercito che combatte guardato dall'alto degli aerei della coalizione, ma sulla terra è solo. Nonostante le proteste scoppiate in tutto il mondo, da Berlino a Istanbul (30 morti e 348 arrestati nelle dimostrazioni dal 6 ottobre a oggi), da Amsterdam a Roma, la Turchia non è intervenuta a fermare il massacro quotidiano dei curdi siriani a un chilometro dal confine. Ankara ha anche bloccato le armi che i curdi iracheni hanno inviato nella città in aiuto impedendo che il carico arrivasse a destinazione. Hamid Darbandi, responsabile del governo regionale di Erbil (Kurdistan iracheno) per gli affari curdo-siriani, ha riferito all'emittente al- Arabiya che l'amministrazione di Massoud Barzani ha inviato nelle scorse settimane un carico "simbolico" per aiutare le milizie dello Ypg. Fonti curde siriane riferiscono tuttavia che il carico non ha mai raggiunto Kobane a causa della mancata apertura di un corridoio di transito. "La turchia deve assolutamente aprire la sua frontiera", ha detto oggi il presidente francese François Hollande.
[[ge:rep-locali:repubblica:97870749]]
Continuano i raid. Gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita hanno condotto tra ieri e oggi 21 attacchi aerei vicino a Kobane, al confine fra Siria e Turchia, e uno in Iraq. Lo riferisce il Comando centrale militare Usa (Centcom) secondo il quale i raid hanno "rallentato l'avanzare" del gruppo jihadista islamico. "Ci sono prove che mostrano che gli attacchi aerei hanno ostacolato l'avanzare dell'Isis", ha precisato il Centcom. La coalizione internazionale ha bombardato le raffinerie controllate dall'Is nella provincia settentrionale siriana di Deir ez-Zor. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, aggiungendo che le raffinerie situate nell'area di al-Mazra, nei pressi della città di al-Mayadin, sono state bombardate quattro volte. A Deir ez-Zor dieci jihadisti sono rimasti uccisi negli scontri con l'esercito siriano nel quartiere di Al Hueiqa così come dieci soldati dell'esercito siriano.
Verso una nuova strategia. I raid non bastano. Dopo giorni di bombardamenti dall'alto, l'Is controlla gran parte della provincia di Anbar in Iraq, e quasi del tutto Kobane. Con le sue bandiere nere, il gruppo del "califfo" Abu Bakr al-Baghdadi si sta allungando fino all'Afghanistan. Riuniti a Washington, i responsabili militari dei 22 paesi guidati dagli Usa stanno discutendo nuove strategie e possibili scenari del futuro. Incontreranno anche il presidente americano Barack Obama alla base dell'air force di Andrews: "L'incontro è parte di uno sforzo maggiore per integrare le capacità di ciascuna nazione in una strategia più ampia", ha spiegato Alistair Baskey, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. La coalizione è formata da Australia, Bahrain, Belgio, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Giordania, Kuwait, Libano, Olanda, Nuova Zelanda, Qatar, Arabia Saudita, Spagna, Turchia e Emirati Arabi Uniti.
[[ge:rep-locali:repubblica:98072386]]
Il vertice nella base di Andrews. All'incontro nella base di Andrews, alle porte di Washington, parteciperanno, insieme al capo degli Stati Maggiori Riuniti americano, il generale Martin Dempsey, i capi degli Stati maggiori di Paesi della regione - in particolare l'attenzione sarà rivolta ad Arabia Saudita e Turchia - ed europei, oltre a quelli di Australia, Canada e Nuova Zelanda. Per l'Italia partecipa il capo di Stato maggiore della Difesa, l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Anche se non si ritiene che verrà presa nessuna importante decisione strategica, ha detto il portavoce di Dempsey, il colonnello Ed Thomas, oggi sarà l'occasione "di incontrarsi di persona per discutere il quadro generale, le sfide e il modo di procedere". In quest'ottica, viene considerato importante il fatto che al tavolo vi sia la Turchia.
Obama: "Vittorie e sconfitte, sarà lunga". Quella contro l'Isis "sarà una campagna molto lunga. Ci saranno periodi in cui si faranno progressi e periodi in cui ci saranno battute d'arresto". Così Barack Obama, che invoca una coalizione che coinvolga "il mondo intero".
[[ge:rep-locali:repubblica:98066900]]
Lo scorso fine settimana lo Ypg ha organizzato una controffensiva contro lo Stato islamico, che tiene Kobane sotto assedio da oltre tre settimane, la loro avanzata è stata possibile dopo una serie di raid aerei condotti dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. I miliziani curdi nelle ultime ore sono riusciti a cacciare i combattenti dell'Is da diversi quartieri della città e a riprendere il controllo, oggi, del villaggio di Tilshahir, quattro chilometri a ovest della città.
Ankara blocca aiuti ai curdi. L'unità Ypg è un esercito che combatte guardato dall'alto degli aerei della coalizione, ma sulla terra è solo. Nonostante le proteste scoppiate in tutto il mondo, da Berlino a Istanbul (30 morti e 348 arrestati nelle dimostrazioni dal 6 ottobre a oggi), da Amsterdam a Roma, la Turchia non è intervenuta a fermare il massacro quotidiano dei curdi siriani a un chilometro dal confine. Ankara ha anche bloccato le armi che i curdi iracheni hanno inviato nella città in aiuto impedendo che il carico arrivasse a destinazione. Hamid Darbandi, responsabile del governo regionale di Erbil (Kurdistan iracheno) per gli affari curdo-siriani, ha riferito all'emittente al- Arabiya che l'amministrazione di Massoud Barzani ha inviato nelle scorse settimane un carico "simbolico" per aiutare le milizie dello Ypg. Fonti curde siriane riferiscono tuttavia che il carico non ha mai raggiunto Kobane a causa della mancata apertura di un corridoio di transito. "La turchia deve assolutamente aprire la sua frontiera", ha detto oggi il presidente francese François Hollande.
[[ge:rep-locali:repubblica:97870749]]
Continuano i raid. Gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita hanno condotto tra ieri e oggi 21 attacchi aerei vicino a Kobane, al confine fra Siria e Turchia, e uno in Iraq. Lo riferisce il Comando centrale militare Usa (Centcom) secondo il quale i raid hanno "rallentato l'avanzare" del gruppo jihadista islamico. "Ci sono prove che mostrano che gli attacchi aerei hanno ostacolato l'avanzare dell'Isis", ha precisato il Centcom. La coalizione internazionale ha bombardato le raffinerie controllate dall'Is nella provincia settentrionale siriana di Deir ez-Zor. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, aggiungendo che le raffinerie situate nell'area di al-Mazra, nei pressi della città di al-Mayadin, sono state bombardate quattro volte. A Deir ez-Zor dieci jihadisti sono rimasti uccisi negli scontri con l'esercito siriano nel quartiere di Al Hueiqa così come dieci soldati dell'esercito siriano.
Verso una nuova strategia. I raid non bastano. Dopo giorni di bombardamenti dall'alto, l'Is controlla gran parte della provincia di Anbar in Iraq, e quasi del tutto Kobane. Con le sue bandiere nere, il gruppo del "califfo" Abu Bakr al-Baghdadi si sta allungando fino all'Afghanistan. Riuniti a Washington, i responsabili militari dei 22 paesi guidati dagli Usa stanno discutendo nuove strategie e possibili scenari del futuro. Incontreranno anche il presidente americano Barack Obama alla base dell'air force di Andrews: "L'incontro è parte di uno sforzo maggiore per integrare le capacità di ciascuna nazione in una strategia più ampia", ha spiegato Alistair Baskey, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. La coalizione è formata da Australia, Bahrain, Belgio, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Giordania, Kuwait, Libano, Olanda, Nuova Zelanda, Qatar, Arabia Saudita, Spagna, Turchia e Emirati Arabi Uniti.
[[ge:rep-locali:repubblica:98072386]]
Il vertice nella base di Andrews. All'incontro nella base di Andrews, alle porte di Washington, parteciperanno, insieme al capo degli Stati Maggiori Riuniti americano, il generale Martin Dempsey, i capi degli Stati maggiori di Paesi della regione - in particolare l'attenzione sarà rivolta ad Arabia Saudita e Turchia - ed europei, oltre a quelli di Australia, Canada e Nuova Zelanda. Per l'Italia partecipa il capo di Stato maggiore della Difesa, l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Anche se non si ritiene che verrà presa nessuna importante decisione strategica, ha detto il portavoce di Dempsey, il colonnello Ed Thomas, oggi sarà l'occasione "di incontrarsi di persona per discutere il quadro generale, le sfide e il modo di procedere". In quest'ottica, viene considerato importante il fatto che al tavolo vi sia la Turchia.
Obama: "Vittorie e sconfitte, sarà lunga". Quella contro l'Isis "sarà una campagna molto lunga. Ci saranno periodi in cui si faranno progressi e periodi in cui ci saranno battute d'arresto". Così Barack Obama, che invoca una coalizione che coinvolga "il mondo intero".