Esteri

"Fatemi studiare". Lo struggente appello di un giovane profugo siriano

Un campo di profughi siriani in Turchia (ansa)
La drammatica lettera di un 21enne consegnata a un operatore dell'Onu: "Io e mia sorella amiamo la letteratura inglese, ma abbiamo perso tutti i nostri sogni. Da due anni siamo reclusi in un campo in Giordania. L'Occidente ci aiuti"
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Sono oramai oltre tre milioni i profughi fuggiti dalla Siria, martoriata da tre anni di una devastante guerra civile che ha provocato più di 200mila morti. Spesso, purtroppo, le vittime di questo spaventoso conflitto sono solo infiniti numeri, anonime anime in fuga, fantasmi incompresi della spietata storia contemporanea. E spesso, come accaduto per esempio a moltissimi palestinesi negli ultimi decenni, non potranno mai più tornare a casa, né alla loro vita normale.

Quando però arrivano al pubblico struggenti ma umanissime testimonianze dai campi profughi, come questa che stiamo per presentare, si infonde maggiore coscienza dell'abissale dolore di vite irrimediabilmente distrutte. In questi giorni, Nasreddine Touaibia, un operatore umanitario che lavora nel campo profughi Onu di Zaatari (in Giordania) dove sono ospitati circa 80mila profughi siriani, ha pubblicato su Twitter una lettera commovente. Gliel'ha consegnata un ragazzo di 21 anni, fuggito dalla capitale siriana Damasco circa due anni fa.
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La missiva, scritta in inglese e non firmata perché il giovane ha deciso di mantenere l'anonimato, è un appello alla comunità internazionale, e in particolar modo all'Occidente. Che spesso non può comprendere il dramma di un rifugiato poco più che adolescente, che nella vita voleva soltanto studiare all'università. Invece, i suoi sogni, insieme alla sua vecchia casa e la famiglia, si sono drammaticamente infranti.

"Ora faccio le pulizie in un ristorante per aiutare la mia famiglia", scrive il giovane, "dopo esser fuggiti dalla guerra che ha ucciso migliaia di persone. Io e mia sorella abbiamo dovuto abbandonare l'università di Damasco dove studiavamo Letteratura inglese e così abbiamo perso tutti i nostri sogni". "Le promesse di farci continuare gli studi si sono rivelate false, non abbiamo più speranza. Siamo disperati", confessa il giovane. "Oramai mia sorella vegeta nella roulotte in uno stato penoso".

Touaibia, intervistato dalla rete americana Nbc, ha rivelato come il ragazzo abbia poi vinto la borsa di studio Onu "Dafi" (Albert Einstein German Academic Refugee Initiative), che gli permetterebbe di studiare all'estero. Tuttavia, il giovane avrebbe chiesto a Touaibia di cederla alla sorella. Le autorità dell'Onu gli hanno risposto che non era possibile e solo dopo diversi colloqui gli operatori delle Nazioni Unite hanno convinto il 21enne ad accettare la borsa.

La lettera, nella sua parte finale, lancia anche un appello all'Occidente: "Per favore, registrate il mio nome e quello dei miei familiari nel registro dei rifugiati. Europa, Stati Uniti, Canada, Australia: vogliamo continuare a studiare per realizzare i nostri sogni. Non siamo anche noi esseri umani? O dobbiamo vivere solo per mangiare, bere e dormire? Che colpa abbiamo noi? Non meritiamo anche noi una vita decente?".