BARCELLONA - La magistratura spagnola non ha interferito con lo svolgimento del referendum indipendentista di ieri in Catalogna, malgrado la Corte Suprema ne avesse ordinato la sospensione, ma perseguirà chi lo ha organizzato. È quanto scrive il sito del quotidiano El Pais, spiegando che già ieri all'apertura dei seggi sono arrivate al tribunale di Barcellona le denunce presentate da esponenti del Partito Popolare (PP) del primo ministro Mariano Rajoy, della formazione xenofoba Piattaforma per la Catalogna e di Unione, Progresso e Democrazia (UPyD), nuovo partito formato da fuoriusciti socialisti.
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I giudici hanno stabilito che non vi erano ragioni di ordine pubblico per intervenire immediatamente con mezzi che sarebbe risultati 'sproporzionati', ma che sarebbe stata avviata un'inchiesta per stabilire se "autorità e funzionari" stavano compiendo un reato con l'organizzazzione del referendum.
Il referendum, scrive ancora El Pais, "é stato inutile dal punto di vista della misura delle vere aspettative dei catalani", ma ora è giunto il momento che il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e il capo del governo regionale autonomo della Catalogna Arturo Mas tornino a parlarsi. Il quotidiano sottolinea anche come l'alto numero di astensioni e l'incertezza sul numero degli aventi diritto non permettano di chiarire se vi sia una maggioranza a favore dell'indipendenza. Tuttavia il referendum è servito a rafforzare la leadership di Mas fra gli indipendentisti. Ed è ora, secondo la stampa, che gli esecutivi di Madrid e Barcellona concordino "un piano di lavoro, un metodo, un calendario agile per identificare le grandi questioni suscettibili di riforme decisive (competenze, finanziamenti, lingua) che possano portare ad una soluzione credibile, condivisibile e duratura".
Dati definitivi, 81% dice sì a indipendenza. Si conferma dell'81% la percentuale dei "sì" al referendum simbolico sull'indipendenza della Catalogna. È quanto emerge dai "dati sulla partecipazione definitivi, con il 100% dei voti scrutinati", resi noti oggi dalla vicepresidente del governo catalano, Joana Ortega. L'80,76% dei votanti ha votato doppio "sì" ai quesiti della consultazione: "Vuole che la Catalogna sia uno stato?" e "In caso affermativo, vuole che questo stato sia indipendente?". A votare alla consultazione alternativa al referendum sull'indipendenza sono stati 2.305.290 i cittadini con residenza in Catalogna. Stando allo scrutinio, che non ha valore legale, il 10,07% dei votanti ha votato "si'" al primo quesito e "no" al secondo; mentre i doppi "no" non hanno superato il 4,45%. Ortega ha annunciato che lo spoglio continuerà anche nei prossimi giorni per lo scrutinio dei voti depositati nelle 17 sedi all'estero allestite presso le delegazioni del governo della Generalitat.
Leader Pp: "Voto di ieri non ha nessuna validità". Il processo partecipativo di ieri in Catalogna, alternativo al referendum sull'indipendenza bloccato dalla Corte costituzionale, "si è svolto ai margini della legalita'", per cui il governo spagnolo "agirà' di conseguenza", ha detto la segretaria generale del Partido Popular e presidente della regione di Castilla-La Mancha, Maria Dolores de Cospedal. Secondo la numero 2 del Pp, la votazione di ieri "non ha validità, non ha affidabilità" e la partecipazione è stata "molto al di sotto di quello che alcuni pretendevano".
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I giudici hanno stabilito che non vi erano ragioni di ordine pubblico per intervenire immediatamente con mezzi che sarebbe risultati 'sproporzionati', ma che sarebbe stata avviata un'inchiesta per stabilire se "autorità e funzionari" stavano compiendo un reato con l'organizzazzione del referendum.
Il referendum, scrive ancora El Pais, "é stato inutile dal punto di vista della misura delle vere aspettative dei catalani", ma ora è giunto il momento che il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e il capo del governo regionale autonomo della Catalogna Arturo Mas tornino a parlarsi. Il quotidiano sottolinea anche come l'alto numero di astensioni e l'incertezza sul numero degli aventi diritto non permettano di chiarire se vi sia una maggioranza a favore dell'indipendenza. Tuttavia il referendum è servito a rafforzare la leadership di Mas fra gli indipendentisti. Ed è ora, secondo la stampa, che gli esecutivi di Madrid e Barcellona concordino "un piano di lavoro, un metodo, un calendario agile per identificare le grandi questioni suscettibili di riforme decisive (competenze, finanziamenti, lingua) che possano portare ad una soluzione credibile, condivisibile e duratura".
Dati definitivi, 81% dice sì a indipendenza. Si conferma dell'81% la percentuale dei "sì" al referendum simbolico sull'indipendenza della Catalogna. È quanto emerge dai "dati sulla partecipazione definitivi, con il 100% dei voti scrutinati", resi noti oggi dalla vicepresidente del governo catalano, Joana Ortega. L'80,76% dei votanti ha votato doppio "sì" ai quesiti della consultazione: "Vuole che la Catalogna sia uno stato?" e "In caso affermativo, vuole che questo stato sia indipendente?". A votare alla consultazione alternativa al referendum sull'indipendenza sono stati 2.305.290 i cittadini con residenza in Catalogna. Stando allo scrutinio, che non ha valore legale, il 10,07% dei votanti ha votato "si'" al primo quesito e "no" al secondo; mentre i doppi "no" non hanno superato il 4,45%. Ortega ha annunciato che lo spoglio continuerà anche nei prossimi giorni per lo scrutinio dei voti depositati nelle 17 sedi all'estero allestite presso le delegazioni del governo della Generalitat.
Leader Pp: "Voto di ieri non ha nessuna validità". Il processo partecipativo di ieri in Catalogna, alternativo al referendum sull'indipendenza bloccato dalla Corte costituzionale, "si è svolto ai margini della legalita'", per cui il governo spagnolo "agirà' di conseguenza", ha detto la segretaria generale del Partido Popular e presidente della regione di Castilla-La Mancha, Maria Dolores de Cospedal. Secondo la numero 2 del Pp, la votazione di ieri "non ha validità, non ha affidabilità" e la partecipazione è stata "molto al di sotto di quello che alcuni pretendevano".