ROMA - "Il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale conferma la liberazione del connazionale Gianluca Salviato, giunto a Roma questa notte. Grazie al lavoro di tutti gli organi dello Stato coinvolti". Con queste parole la Farnesina conferma la liberazione del tecnico italiano rapito in Libia il 22 marzo 2014, che prima di tornare a casa ha detto brevemente agli uomini del ministero: "Grazie, siete stati fantastici, siete degli uomini eccezionali".
Il 13 novembre era stato liberato un altro italiano rapito in Libia, Marco Vallisa, 54 anni, tecnico della ditta Piacentini rapito in Libia a Zwara il 5 luglio 2014.
Salviato lavorava a Tobruk per l'azienda Enrico Ravanelli, società che opera nel settore delle costruzioni. Dalle prime ore dopo il suo rapimento si è subito temuto per la sua salute perché soffre di diabete e nella sua macchina erano rimaste le medicine per lui vitali. Salviato, però, ha raccontato al pm di Roma Sergio Colaiocco che lo ha sentito per 3 ore di essere stato trattato bene dai rapitori, fondamentalisti islamici, che gli hanno dato anche i farmaci per il problema di insulina di cui soffre. Salviato è apparso in buone condizioni. La procura procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo internazionale. Il verbale è stato secretato. I tecnico quarantottenne si trovava a Tobruk per seguire i lavori di realizzazione degli impianti fognari nei quali l'azienda è impegnata da due anni.
"Anche Gianluca Salviato stanotte è rientrato in Italia libero. Grazie all'unità di crisi, ottimo lavoro servizi, ambasciata", ha commentato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, su Twitter manifestando soddisfazione per la liberazione del tecnico veneto.
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"L'ho sentito mi ha detto che stava bene, ho pianto tanto, e poi finalmente ho dormito serena". Gelsomina, la mamma di Gianluca Salviato, che già ieri sera era stata informata dalla Farnesina della liberazione del figlio sequestrato in Libia mesi fa, oggi può parlare. Anche per lei "è finito un incubo" ha aggiunto. Con Gianluca ha parlato solo della sua salute.
Restano quattro gli italiani sequestrati all'estero: le due giovani cooperanti lombarde Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, scomparse in Siria dal 31 luglio 2014, il gesuita romano padre Paolo Dall'Oglio, sequestrato a fine luglio 2013 in Siria e il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto, scomparso il 19 gennaio 2012 tra Pakistan e Afghanistan.
Il 13 novembre era stato liberato un altro italiano rapito in Libia, Marco Vallisa, 54 anni, tecnico della ditta Piacentini rapito in Libia a Zwara il 5 luglio 2014.
Salviato lavorava a Tobruk per l'azienda Enrico Ravanelli, società che opera nel settore delle costruzioni. Dalle prime ore dopo il suo rapimento si è subito temuto per la sua salute perché soffre di diabete e nella sua macchina erano rimaste le medicine per lui vitali. Salviato, però, ha raccontato al pm di Roma Sergio Colaiocco che lo ha sentito per 3 ore di essere stato trattato bene dai rapitori, fondamentalisti islamici, che gli hanno dato anche i farmaci per il problema di insulina di cui soffre. Salviato è apparso in buone condizioni. La procura procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo internazionale. Il verbale è stato secretato. I tecnico quarantottenne si trovava a Tobruk per seguire i lavori di realizzazione degli impianti fognari nei quali l'azienda è impegnata da due anni.
"Anche Gianluca Salviato stanotte è rientrato in Italia libero. Grazie all'unità di crisi, ottimo lavoro servizi, ambasciata", ha commentato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, su Twitter manifestando soddisfazione per la liberazione del tecnico veneto.
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"L'ho sentito mi ha detto che stava bene, ho pianto tanto, e poi finalmente ho dormito serena". Gelsomina, la mamma di Gianluca Salviato, che già ieri sera era stata informata dalla Farnesina della liberazione del figlio sequestrato in Libia mesi fa, oggi può parlare. Anche per lei "è finito un incubo" ha aggiunto. Con Gianluca ha parlato solo della sua salute.
Restano quattro gli italiani sequestrati all'estero: le due giovani cooperanti lombarde Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, scomparse in Siria dal 31 luglio 2014, il gesuita romano padre Paolo Dall'Oglio, sequestrato a fine luglio 2013 in Siria e il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto, scomparso il 19 gennaio 2012 tra Pakistan e Afghanistan.