ADEN (Yemen) - In Yemen due attacchi con autobomba hanno preso di mira un quartier generale dell'esercito yemenita nel sud-est del paese e un checkpoint dell'esercito nella provincia di Hadramout, casuando la morte di 10 soldati e il ferimento di altri 12. Lo ha riferito una fonte locale a Xinhua.
Al Qaeda per la penisola arabica ha rivendicato i due attacchi. In un breve messaggio su Twitter, Ansar al-Sharia, gruppo legato ad al Qaeda nella penisola arabica, si legge che i due attentati contro la prima divisione militare di Seyoun, città della provincia di Hadramout, hanno causato "decine di morti e di feriti". Una fonte militare ha precisato che gli attentati hanno fatto sette morti e otto feriti.
"L'autobomba, un attacco suicida, è esplosa all'ingresso principale della base militare verso le 8 di mattina, a 322 chilometri di distanza da Mukalla, la capitale della provincia di Hadramout. Comandanti di alto rango stavano partecipando a un incontro nella base", ha riferito una fonte di intelligence a condizione di anonimato. La bomba ha anche causato danni a un palazzo militare e alle case circostanti, ha aggiunto la fonte. La seconda esplosione si è verificata quando un'autobomba suicida ha colpito un importante checkpoint dell'esercito nella città di Seiyun, uccidendo quattro soldati e ferendone circa altri 12.
La fonte a Hadramount ha detto a Xinhua al telefono che due leader del primo comando militare regionale sono sopravvissuti illesi all'attentato. Le forze di sicurezza hanno isolato le zone delle esplosioni e hanno avviato un'indagine, secondo la fonte di sicurezza locale. Secondo i residenti locali ai due attentati sono seguiti intensi scontri a fuoco.
Il blitz Usa. Gli Stati Uniti non erano a conoscenza dei negoziati con i militanti di al-Qaeda per l'imminente rilascio dell'ostaggio sudafricano Pierre Korkie, morto in Yemen nel tentativo fallito dagli Usa di salvare il fotoreporter Luke Somers. Lo ha riferito l'ambasciatore statunitense in Sudafrica, Patrick Gaspard, spiegando che i funzionari Usa non "erano a conoscenza di negoziati in corso che avessero avuto alcuna soluzione" tra i militanti e Gift of the Givers, una Ong che agiva per conto della famiglia di Korkie. Gaspard ha aggiunto anche che "non gli è del tutto chiaro" se perfino il governo sudafricano fosse consapevole di questi colloqui.
Korkie e Somers sono rimasti uccisi sabato durante un tentativo di liberarli guidato dagli Stati Uniti. Imtiaz Sooliman, fondatore di Gift of the Givers, ha detto che si prevedeva che Korkie sarebbe stato liberato il giorno dopo, ai sensi di un accordo raggiunto con al-Qaeda. Gaspard ha detto che gli Usa non erano stati informati di questo. Gli Stati Uniti hanno deciso di effettuare il raid perché i militanti avevano minacciato di uccidere Somers, ha spiegato Gaspard. "Semplicemente eravamo completamente inconsapevoli di questi sviluppi e abbiamo dovuto agire precipitosamente", ha detto l'ambasciatore in un'intervista all'Associated Press.
Gaspard ha spiegato anche che gli Usa prima del raid pensavano che avrebbero pututo esserci "altri ostaggi nelle vicinanze" di Somers, ma che non avevano i dettagli delle nazionalità degli altri prigionieri. "In nessun momento è risultato chiaro che Pierre Korkie era detenuto nello stesso luogo del fotoreporter americano Luke Somers", ha scritto l'ambasciata Usa a Pretoria in un comunicato.
Al Qaeda per la penisola arabica ha rivendicato i due attacchi. In un breve messaggio su Twitter, Ansar al-Sharia, gruppo legato ad al Qaeda nella penisola arabica, si legge che i due attentati contro la prima divisione militare di Seyoun, città della provincia di Hadramout, hanno causato "decine di morti e di feriti". Una fonte militare ha precisato che gli attentati hanno fatto sette morti e otto feriti.
"L'autobomba, un attacco suicida, è esplosa all'ingresso principale della base militare verso le 8 di mattina, a 322 chilometri di distanza da Mukalla, la capitale della provincia di Hadramout. Comandanti di alto rango stavano partecipando a un incontro nella base", ha riferito una fonte di intelligence a condizione di anonimato. La bomba ha anche causato danni a un palazzo militare e alle case circostanti, ha aggiunto la fonte. La seconda esplosione si è verificata quando un'autobomba suicida ha colpito un importante checkpoint dell'esercito nella città di Seiyun, uccidendo quattro soldati e ferendone circa altri 12.
La fonte a Hadramount ha detto a Xinhua al telefono che due leader del primo comando militare regionale sono sopravvissuti illesi all'attentato. Le forze di sicurezza hanno isolato le zone delle esplosioni e hanno avviato un'indagine, secondo la fonte di sicurezza locale. Secondo i residenti locali ai due attentati sono seguiti intensi scontri a fuoco.
Il blitz Usa. Gli Stati Uniti non erano a conoscenza dei negoziati con i militanti di al-Qaeda per l'imminente rilascio dell'ostaggio sudafricano Pierre Korkie, morto in Yemen nel tentativo fallito dagli Usa di salvare il fotoreporter Luke Somers. Lo ha riferito l'ambasciatore statunitense in Sudafrica, Patrick Gaspard, spiegando che i funzionari Usa non "erano a conoscenza di negoziati in corso che avessero avuto alcuna soluzione" tra i militanti e Gift of the Givers, una Ong che agiva per conto della famiglia di Korkie. Gaspard ha aggiunto anche che "non gli è del tutto chiaro" se perfino il governo sudafricano fosse consapevole di questi colloqui.
Korkie e Somers sono rimasti uccisi sabato durante un tentativo di liberarli guidato dagli Stati Uniti. Imtiaz Sooliman, fondatore di Gift of the Givers, ha detto che si prevedeva che Korkie sarebbe stato liberato il giorno dopo, ai sensi di un accordo raggiunto con al-Qaeda. Gaspard ha detto che gli Usa non erano stati informati di questo. Gli Stati Uniti hanno deciso di effettuare il raid perché i militanti avevano minacciato di uccidere Somers, ha spiegato Gaspard. "Semplicemente eravamo completamente inconsapevoli di questi sviluppi e abbiamo dovuto agire precipitosamente", ha detto l'ambasciatore in un'intervista all'Associated Press.
Gaspard ha spiegato anche che gli Usa prima del raid pensavano che avrebbero pututo esserci "altri ostaggi nelle vicinanze" di Somers, ma che non avevano i dettagli delle nazionalità degli altri prigionieri. "In nessun momento è risultato chiaro che Pierre Korkie era detenuto nello stesso luogo del fotoreporter americano Luke Somers", ha scritto l'ambasciata Usa a Pretoria in un comunicato.