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India, scarcerati Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

I due italiani sono tornati in libertà a Varanasi dopo l'annullamento dell'ergastolo per la morte di Francesco Montis. Vi resteranno per un paio di giorni in attesa di regolarizzare i loro visti. La madre di Bruno: "Che gioia parlare con mio figlio da uomo libero. Ad Albenga e a Torino, dove vivono i genitori di Elisabetta, sarà festa grande"
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NEW DELHI - Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, i due italiani da cinque anni in carcere a Varanasi per una condanna all'ergastolo revocata dalla Corte Suprema indiana, sono liberi. Lo ha annunciato l'ambasciatore d'Italia in India, Daniele Mancini. "Ovviamente - ha ancora detto Mancini - erano felici di potersi muovere liberamente dopo così tanto tempo. Ora si stanno recando a casa di amici per parlare con le rispettive famiglie".

A quanto si è appreso, i due resteranno almeno fino a martedi o mercoledì a Varanasi perché la regolarizzazione del visto sui loro passaporti dovrà essere formalizzata dal ministero dell'Interno a New Delhi in collegamento con l'anagrafe degli stranieri della città di residenza.

Il riacquisto della libertà da parte di Bruno e della Boncompagni è avvenuto alle 16 (le 11.30 italiane), dopo l'espletamento delle ultime pratiche burocratiche nel tribunale della città santa indiana.…
NEW DELHI - Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, i due italiani da cinque anni in carcere a Varanasi per una condanna all'ergastolo revocata dalla Corte Suprema indiana, sono liberi. Lo ha annunciato l'ambasciatore d'Italia in India, Daniele Mancini. "Ovviamente - ha ancora detto Mancini - erano felici di potersi muovere liberamente dopo così tanto tempo. Ora si stanno recando a casa di amici per parlare con le rispettive famiglie".

A quanto si è appreso, i due resteranno almeno fino a martedi o mercoledì a Varanasi perché la regolarizzazione del visto sui loro passaporti dovrà essere formalizzata dal ministero dell'Interno a New Delhi in collegamento con l'anagrafe degli stranieri della città di residenza.

Il riacquisto della libertà da parte di Bruno e della Boncompagni è avvenuto alle 16 (le 11.30 italiane), dopo l'espletamento delle ultime pratiche burocratiche nel tribunale della città santa indiana. All'uscita del carcere Bruno e Boncompagni hanno scattato una foto ricordo con il direttore del penitenziario, Ashish Tiwari, che all'Ansa ha raccontato: "Erano molto emozionati, ed è comprensibile perché è come se la loro vita fosse stata congelata per lungo tempo. Gli auguro tutto il bene possibile, perché sono due bravi ragazzi e hanno sempre tenuto un comportamento corretto".

Come anticipato dall'ambasciatore, i due italiani hanno chiamato le rispettive famiglie.  "Che gioia e che emozione parlare con mio figlio da uomo libero - conferma Marina Maurizio, madre di Tomaso Bruno - era felice, aveva un bel tono di voce. Gli ho chiesto se gli faceva piacere che lo raggiungessi a Delhi, ma Tom mi ha detto di aspettarlo a casa. Che emozione, non mi reggono le gambe. Ora con mio marito Luigi e mia figlia Camilla lo aspettiamo a braccia aperte. Una volta acquisiti tutti i documenti raggiungeranno New Delhi martedì o al massimo mercoledì e una volta espletate le ultime pratiche burocratiche partiranno per l'Italia. Ad Albenga e a Torino, dove vivono i genitori di Elisabetta, sarà festa grande. Tanti amici stanno vivendo giornate di forti emozioni, proprio come noi".

Tomaso Bruno, 31 anni, ed Elisabetta Boncompagni, 42, erano stati condannati al carcere a vita con l'accusa di aver ucciso un loro compagno di viaggio, Francesco Montis, fidanzato della donna. Era il 2010, il giovane venne trovato cadavere in una camera d'albergo a Varanasi, nel nord-est dell'India. I tre ragazzi facevano uso di droga. La difesa provò a dimostrare che Montis quella notte fu vittima di un malore. Per i magistrati indiani si trattò invece di un delitto passionale con cui Tomaso ed Elisabetta si sarebbero voluti liberare dello scomodo fidanzato.

Dopo un anno di detenzione, il pubblico ministero indiano chiese la morte per impiccagione e nel luglio del 2011 i due furono condannati all'ergastolo, pena confermata in appello nel settembre del 2012. Il 20 gennaio, con una decisione inaspettata, l'annullamento della sentenza da parte della S
uprema Corte di New Delhi.