Esteri

Caso Nemtsov, Dadayev ritratta: "Confessione estorta". Navalny: "Ecco i veri mandanti"

Zaur Dadayev (reuters)
Sempre più debole il movente islamista dietro l'assassinio dell'oppositore del Cremlino. Novaya Gazeta: delitto organizzato dal maggiore Ruslan, altro ex del battaglione Sever, imparentato con due politici russi vicini al leader ceceno Ramzan Kadyrov. I nomi li fa il blogger. E si fa strada l'ipotesi di una resa dei conti tra i servizi russi e l'intoccabile Kadyrov, fedelissimo di Putin. Mentre un video rafforza l'alibi di un altro sospettato
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ROMA - Rivelazioni e fughe di notizie pesanti come picconate stanno sbriciolando le conclusioni dell'inchiesta ufficiale sull'assassinio di Boris Nemtsov. Voci e informazioni che dipingono un quadro ben lontano da quello che vorrebbe l'indignazione islamica per le posizioni pro-Charlie Hebdo dell'oppositore del Cremlino quale movente del delitto. Retto da una confessione estorta a Zaur Dadayev, mentre mandanti ed esecutori sarebbero riconducibili sì alla Cecenia, ma ad apparati vicini al leader regionale Ramzan Kadyrov, fedelissimo del presidente russo Vladimir Putin.
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Della confessione sotto tortura di Dadayev ha parlato un componente della Commissione pubblica per i diritti umani presso il Cremlino, dopo aver visitato ieri, nel carcere di Lefortovo, l'ex ufficiale del Battaglione Sever, corpo speciale della polizia cecena, incriminato come unico organizzatore ed esecutore, assieme ai suoi cugini Anzor e Shaqid Gubashev, dell'agguato avvenuto la sera di venerdì 27 febbraio, su un ponte lungo la Moscova a due passi dal Cremlino.

Ma c'è di più. Si concretizza un'altra pista, con tanto di movente e nomi e cognomi. La sbandiera la Novaya Gazeta, il giornale per cui lavorava Anna Politkovskaia, uccisa nel 2006 perché "colpevole" di scottanti reportage sulla Cecenia e sulle violazioni dei diritti umani della Russia di Putin. Il quotidiano scrive che organizzatore del delitto Nemtsov è il "maggiore Ruslan" Gheremeiev, altro ex del battaglione Sever, corpo d'elite voluto dal leader ceceno Ramzan Kadyrov nel 2006 come parte della sua guardia del corpo, poi inquadrato nelle forze del ministero degli Interni. I mandanti, due pezzi grossi della politica russa vicini allo stesso Kadyrov.

I loro nomi li fa Il blogger anti-Putin Alexey Navalny: "Traducendo in russo - ironizza su Twitter - Novaya scrive: uccisione organizzata da Adam Delinkhanov e Suleiman Gheremeiev (rispettivamente deputato e senatore, ndr) attraverso Ruslan Gheremeiev". "Adam Delinkhanov è cugino di secondo grado del senatore Suleiman Gheremeiev", si legge in un successivo tweet. Ruslan sarebbe un loro nipote e avrebbe un terzo "zio" con un alto incarico nella polizia di Shelkovsk, in Cecenia.
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Adam Delimkhanov, 46 anni, ex vicepremier nel 2006 e dal 2007 deputato della Duma per il partito putiniano Russia Unita, è indicato da alcune fonti come cugino di Ramzan Kadyrov, che nel 2009 aveva anche annunciato di aver individuato in lui il suo possibile successore. Proprio nel 2009 Delimkhanov era finito nella lista dei ricercati dell'Interpol dopo che la polizia di Dubai lo aveva accusato di essere il mandante dell'assassinio del comandante ceceno Sulim Yamadayev, nemico giurato di Kadyrov: uno dei non rari casi di avversari del leader ceceno eliminati, anche all'estero. In pieno centro a Mosca fu invece ucciso il fratello del comandante, Ruslan Yamadayev, politico ceceno: si trovava in auto quando un killer si avvicinò e gli sparò a bruciapelo.

Il maggiore Ruslan Gheremeiev è figura nota ai circoli della polizia e dell'intelligence russa, con parenti altolocati in Cecenia. Secondo la Novaya, "Ruslan è stato interrogato a Grozny già lunedì, senza far filtrare informazioni alla stampa". Il problema sarebbe la sua parentela con "un alto funzionario degli apparati di sicurezza" in Cecenia. Anche questo scomodo sospettato, precisa Novaya Gazeta, ha servito nel battaglione Sever.

Quanto al movente, la prima addizione porta alla somma più banale: la morte del fastidioso Nemtsov, un "dono" di Kadyrov al suo Putin. Ma le cose potrebbero non essere così semplici. Come spiega bene la Novaya Gazeta, il mandante dell'assassinio sarebbe una personalità vicina a Kadyrov, ma l'uccisione dell'oppositore rientrerebbe nel contesto di una lotta fra i 'siloviki' (uomini degli apparati federali) russi e le forze al servizio dell'uomo forte di Grozny, in gara per accreditarsi come i più patriottici con Vladimir Putin.

Il giornale sostiene che i servizi segreti russi hanno informato Putin della pista alternativa e sono decisi ad andare sino in fondo in quella che viene descritta come una sorta di resa dei conti con lo stesso Kadyrov, l'uomo forte che ha messo in riga la riottosa e musulmana Cecenia, uno che a Putin ha giurato fedeltà eterna anche "a costo della mia vita". E che finora avrebbe goduto di una totale "immunità". Novaia sostiene che i vertici dei servizi segreti, del ministero dell'Interno e del Comitato investigativo, avrebbero accumulato più di qualche motivo di rancore nei confronti dell' "onnipotente" Kadyrov e in qualche modo starebbero cercando di mettere Putin di fronte a una scelta: o loro o il suo luogotenente a Grozny.

Secondo Novaya Gazeta, il capo dell'Fsb Aleksandr Bortnikov ha informato Putin anche dell'esistenza di una vera e propria lista di obiettivi degli assassini di Nemtsov. Tra questi, l'ex oligarca - e nemico numero uno di Putin - Mikhail Khodorkovski, il direttore di Radio Eco Alexiei Venediktov e forse la star Tv Ksenia Sobciak. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov ha definito alla stessa Radio Eco "assurda" l'esistenza di una simile black list: "Non conosco i dettagli delle relazioni dei servizi segreti e degli organi di polizia al presidente, ma non è neppure possibile renderli noti".

Khodorkovski oggi risiede in Svizzera. E con la precisione di un meccanismo svizzero, ecco irrompere nella cronaca Kulle Pispanen, la sua portavoce, che su Facebook mostra la foto del "regalo" trovato sotto casa: una corona di fiori.
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Tornando alla confessione estorta a Dadayev, è stato Andrei Babushkin a visitare in carcere il detenuto. "Ci sono ragioni che ci inducono a credere che abbia confessato sotto tortura", ha dichiarato il membro della Commissione diritti umani, aggiungendo di aver visto "numerose ferite" sul suo corpo. Non solo. Secondo quanto scrive il tabloid Moskovski Komsomolets a proposito della visita in cella, Dadayev avrebbe persino smentito di aver confessato delitto.

Questo il racconto di Dadayev, secondo quanto riportato dal giornale: "Continuavano a gridare: 'Hai ucciso tu Nemtsov? Io dicevo loro di no". L'ex vice comandante del battaglione Sever, dopo aver fatto vedere i segni delle manette ai polsi e di un presunto incatenamento ai piedi, ha denunciato di essere stato "incappucciato" dopo la cattura, ma di essere stato trattato bene in carcere.
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Secondo il resoconto di Babushkin, pubblicato dal  tabloid Moskovski Komsomolets, Dadayev ha detto di essere stato "rapito" il 5 marzo mentre arrivava in Inguscezia dal vicino Dagestan. Un suo vecchio commilitone, Rustam Yusupov, era presente quando è stato fermato. "Ero con il mio compagno d'armi Rustam Yusupov - cita Moskovski Komsomolets - e mi hanno detto che se avessi confessato lo avrebbero lasciato andare. Ho detto di sì, ho pensato di salvarlo, volevo arrivare a Mosca vivo, altrimenti mi poteva capitare quello che è successo a Shavanov. Dicono che lui si è fatto esplodere con una granata". Il riferimento è al sospettato che si sarebbe fatto saltare - almeno questa è la versione ufficiale - mentre era accerchiato dalle forze dell'ordine nel suo appartamento a Grozny. Di Rustam Yusupov, secondo Babushkin, si sono perse le tracce.

"Pensavo che mi avrebbero portato a Mosca - prosegue il racconto di Dadayev - e che avrei potuto raccontare tutta la verità in tribunale. Ma il giudice non mi ha dato neppure la possibilità di parlare. Ho combattuto il crimine e protetto gli interessi russi per undici anni e non mi è stato consentito di parlare perché non ho avuto tempo di studiare il codice penale. Ma chi può provare che sono innocente? Con me c'era anche Alì Matiev (personaggio non meglio precisato, ndr) e lui potrebbe confermare, ma dove sta?".

Infine, Dadayev ha ricordato un dettaglio molto significativo. "Il 28 febbraio (il giorno dopo l'assassinio di Nemtsov) mi hanno congedato (dal battaglione Sever, ndr). In una settimana mi sono ritrovato da eroe a criminale pericoloso".
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Anche Shagid Gubashev, fratello minore di Anzor, ha denunciato di essere stato picchiato e che gli è stato intimato di confessare l'uccisione, secondo quanto riporta Moskovski Komsomolets. "Ero con mio fratello in Cecenia. Ci hanno detto che avevano fermato nostro cugino Dadayev in Inguscezia e siamo andati a vedere cosa gli fosse capitato. Appena siamo entrati a Magobekh siamo stati fermati, ci hanno incappucciato senza spiegarci nulla, ci hanno portato in un locale e hanno cominciato a picchiarci. Ci hanno chiesto di dire che siamo stati noi ad uccidere Nemtsov". Anzor Gubashev ha spiegato invece la presenza di lividi sul corpo come precedente la cattura.

Uno dei cinque fermati, Tamerlan Eskerkhanov, aveva dichiarato agli inquirenti di avere un alibi: la notte dell'assassinio (tra il 27 e il 28 febbraio) si trovava al lavoro e aveva testimoni che potevano confermarlo. Ebbene, il canale russo LifeNews, ritenuto vicino ai servizi segreti, ha diffuso oggi un filmato del circuito di videosorveglianza di un locale notturno al centro di Mosca, i cui dipendenti hanno riferito a LifeNews che Tamerlan si trovava nel loro bar quella sera. Eskerkhanov lavorava nella sicurezza privata di un Vip, di cui si sa solo il nome: Roman. La notte dell'omicidio, Tamerlan ha accompagnato il suo cliente e attraverso il "timecode" del video è possibile ricostruire i suoi movimenti.
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Il bodyguard arriva al locale intorno alle 22.30. Non è nuovo del posto, perché saluta diverse persone dando loro la mano. Il gestore del bar ha confermato di averlo visto più volte. Alle 22.37 lascia la sala e scompare dal campo visivo, rientrando dopo mezz'ora. Alle 23.11 Tamerlan è ancora nel locale e si ferma a parlare con un dipendente prima di uscire. L'omicidio è avvenuto intorno alle 23.30, Esterkhanov riappare nel video alle 23.26: dal locale al luogo del delitto non è possibile arrivare in cinque minuti.
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Il Comitato investigativo dedicato al caso Nemtsov ha annunciato l'intenzione di interrogare sia la giornalista Eva Merkaciova del Moskovski Komsomolets che Andrei Babushkin per le loro rivelazioni. Un portavoce ha spiegato che entrambi "saranno presto interrogati per chiarire i motivi che li hanno spinti a interessarsi delle circostanze della causa penale e a pubblicare materiali sui mass media. Le loro azioni - ha aggiunto - possono essere valutate come interferenza nell'attività degli investigatori, con l'obiettivo di ostacolare l'indagine piena e oggettiva".

"Non abbiamo interferito in nulla - ha ribattuto Babushkin, citato da Rbc -, abbiamo fatto visita a delle persone e abbiamo visto e raccontato quali azioni illegali sono state condotte nei loro confronti". "Sono accuse assurde e inverosimili - gli ha fatto eco la Merkaciova - che hanno lo scopo di paralizzare il lavoro dei difensori dei diritti umani, affinché non venga loro permesso di entrare in contatto con i detenuti. In tal caso - ha concluso la giornalista - non si potrà parlare di nessuna indagine onesta".