Esteri

Arabia Saudita, kamikaze in moschea ad Abha: 13 morti. Stato islamico rivendica attentato

Un terrorista si è fatto esplodere nella provincia di Aseer, nel sud del Paese, in un luogo di preghiera frequentato dalle forze speciali. Almeno 9 i feriti

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RIAD - Tredici uomini uccisi e nove feriti: è il tragico (e parziale) bilancio di un attentato in una moschea ad Abha, capoluogo della provincia di Aseer, nel sudovest dell'Arabia Saudita, a ridosso dello Yemen. Un uomo si è fatto esplodere nella moschea, frequentata da poliziotti e agenti delle forze speciali. Secondo un portavoce del ministero dell'Interno arabo, "l'attentato è avvenuto durante la preghiera di mezzogiorno: dieci poliziotti e tre impiegati sono rimasti uccisi, mentre nove persone sono rimaste ferite. Tre di loro sono gravi". Un primo bilancio parlava di 17 morti e di 20 feriti. Lo Stato islamico-Is ha rivendicato l'attentato.

Nella rivendicazione postata su un account di Twitter riconducibile allo Stato Islamico (Is), i jihadisti affermano che un attentatore suicida si è infiltrato in un "campo militare" delle Forze speciali saudite nella provincia di Asir. Nel testo non viene specificato che il kamikaze ha agito all'interno di un luogo di culto islamico.

L'agenzia saudita Spa ha precisato che la moschea colpita è il luogo di culto del quartier generale delle forze speciali di polizia di Asir: al momento dell'esplosione un gruppo di reclute era riunito per la preghiera.

A luglio le autorità saudite avevano arrestato 431 persone nell'ambito di un'offensiva mirata a eliminare le cellule legate allo Stato Islamico (Is). Già il 22 maggio scorso un attentatore  si era fatto esplodere durante la preghiera del venerdì in una moschea sciita nel villaggio di al-Qadeeh nel governatorato di Qatif, nell'est dell'Arabia Saudita, uccidendo venti persone. Anche quell'attacco era stato rivendicato dall'Is. Una settimana dopo, il 29 maggio, una moschea di al-Damman, nel sud est dell'Arabia Saudita, era stata colpita da un terrorista suicida che aveva causato la morte di quattro persone.

Riad guida dal 26 marzo una coalizione militare impegnata a fermare i miliziani sciiti houthi nello Yemen, su richiesta del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, esiliato nella capitale saudita.