Esteri

Romania, premier Ponta incriminato per falso e riciclaggio di denaro

Sarà il primo capo di governo romeno a finire alla sbarra, per le attività illegali svolte in veste da avvocato nel periodo 2007-2011. Da indagato, Ponta ha respinto i ripetuti inviti a dare le dimissioni, protetto da un'ampia maggioranza parlamentare. Atteggiamento che pregiudica la fiducia degli investitori in una Romania trasparente in politica, economia e giustizia

1 minuti di lettura
BUCAREST - La Procura anti-corruzione romena ha incriminato il primo ministro Victor Ponta nell'ambito di un'inchiesta su falso e riciclaggio di denaro. Il rinvio a giudizio del premier implica che gli inquirenti hanno chiuso l'indagine e che il caso approderà presto alla Corte Suprema romena. La portavoce della Procura ha dichiarato che il premier non sarà arrestato, ma Ponta, 42 anni, è il primo capo di governo romeno in carica ad andare alla sbarra e a vedersi sequestrare i suoi beni. Con lui, incriminate altre quattro persone.

Victor Ponta ha reagito al rinvio a giudizio con un post sul suo profilo Facebook in cui, dopo aver propagandato prospettive di grande crescita economica, ha affermato che "l'unico problema della Romania è l'ossessione di un procuratore (di cui Ponta non fa il nome, ndr) del tutto non professionale di realizzarsi nella sua carriera inventando e immaginando azioni e situazioni non vere risalenti a 10 anni fa".

Nel mirino della magistratura è finita l'attività da avvocato svolta da Ponta nel periodo 2007-2011, prima della sua nomina a primo ministro avvenuta nel 2012, quando risultava legale di Dan Sova, che nel suo governo ha poi rivestito l'incarico di ministro dei Trasporti e con cui Ponta sarebbe colluso. Da Sova, Ponta avrebbe ricevuto l'equivalente di 55mila euro. Per giustificare quella somma, intascata in più tranche mensili, nel 2011 Ponta avrebbe stilato 17 fatture attestanti falsamente di aver lavorato nello staff legale di Sova, a sua volta deferito per concorso in abuso di potere, falso, evasione fiscale e riciclaggio. Da premier, Victor Ponta ha nominato ripetutamente Dan Sova ministro, "pratica" che ha sollevato il sospetto dell'esistenza di un conflitto di interesse del capo del governo nell'esercizio delle sue funzioni. Ma su questo filone d'indagine la Procura anti-corruzione è stata arginata dalla maggioranza di centrosinistra che ha protetto Ponta rifiutandosi di togliergli l'immunità parlamentare.

In luglio, Ponta era stato indagato per un ventaglio di accuse, dall'evasione fiscale al riciclaggio, il conflitto di interesse e il falso in atto pubblico, che il premier romeno ha ripetutamente respinto puntando il dito contro una Procura intenzionata a "manipolare la pubblica opinione" diffondendo informazioni incomplete. Sebbene ferito dalla sconfitta nella corsa alla presidenza che indebolisce la sua posizione in vista delle politiche del prossimo anno, Victor Ponta ha sin qui resistito alle richieste di dimissioni piovutegli addosso dall'opposizione di centrodestra e dalla presidenza, protetto dalla sua ampia maggioranza in Parlamento. L'unica concessione fatta da Ponta di fronte all'onda montante dello scandalo, la rinuncia alla leadership del Partito Socialista. Un atteggiamento che ha pregiudicato la fiducia degli investitori stranieri nei riguardi dello sforzo della Romania di assicurare la sua trasparenza nella politica, nell'economia e nella giustizia.