Esteri

Il leader filorusso Markov: "Non rimandatemi in Ucraina, mi ucciderebbero"

Ricercato dalle autorità di Kiev, esiliato in Russia, era in viaggio in Europa quando due mesi fa venne fermato a Sanremo su richiesta dell'Interpol. In attesa del pronunciamento italiano sulla richiesta di estradizione, cerca sostegno ("mi piacerebbe incontrare Berlusconi") e punta il dito sulle autorità italiane: "In Francia e in Inghilterra nessuno mi ha disturbato"

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MOSCA - In una camera d'hotel nel centro storico di Genova, c'è un omone corpulento e impulsivo che si aggira come una belva in gabbia: "Per favore non rimandatemi in Ucraina, mi ucciderebbero appena sceso in aeroporto". Igor Markov, 42 anni, nativo di Odessa, si agita dentro allo schermo del computer durante un collegamento via Skype, tormentato da misteriose interferenze. Non ha il fisico e nemmeno il carattere, di uno che voglia ispirare pietà. Ma è seriamente preoccupato: "Mi fido degli italiani però ci sono troppe pressioni di gente che vuole eliminarmi a tutti i costi".
Posizione difficile la sua. Arrestato a Sanremo il 12 agosto, su richiesta dell'Interpol, aspetta agli arresti domiciliari la lunga procedura che dovrà decidere se estradarlo in Ucraina o lasciarlo libero di tornare nella sua recente residenza di Mosca dove vivono, protetti e finanziati, sua moglie e i due figli.
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Per la giustizia italiana è una grana non da poco che evoca il caso della kazakha Shalabeva, perseguitata dal regime locale e riconsegnata ai suoi persecutori dopo un discusso e misterioso blitz della nostra polizia. Nessuno, probabilmente, vuole ripetere un'esperienza del genere. Per questo si procede molto lentamente, prendendosi tutto il tempo possibile consentito dalla legge. A Markov, in fondo non dispiace. "La lentezza della giustizia italiana mi dà un certo respiro, ma l'incubo dell'estradizione resta".
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Perché mai i giudici italiani dovrebbero respingere le richieste di Kiev?
"Per mille motivi, perché le accuse sono ridicole, perché sono stato già assolto in passato. Ma soprattutto perché non mi si può consegnare a che mi vuole morto".

Proviamo ad andare con ordine, signor Markov. Da questa estate lei è ufficialmente un leader del cosiddetto "governo ucraino in esilio" che si è rifugiato a Mosca. Che non sia gradito all'attuale governo di Kiev è abbastanza evidente. Ma di cosa è accusato?
"Storia vecchia ed emblematica di come si gestisce la giustizia in maniera politica. Nel 2013, nella città di Odessa di cui ero governatore per il mio partito russofono, mi ritrovai nel pieno di scontri con nazionalisti ucraini. Ci furono botte. Un deputato di "Svoboda", adesso fuorilegge perché neonazista, mi accusò di avergli dato un pugno sul naso. E finii in carcere".

Glielo aveva dato il pugno?
"No. Ma non è questo il punto. In ogni caso, molti mesi dopo, nel pieno della rivolta della Majdan, fui prosciolto e rilasciato. Il Parlamento mi restituì gli onori di deputato e fui festeggiato in strada come un martire del vecchio regime. Gli stessi che adesso mi vogliono morto, mi descrissero come vittima degli imbrogli di quelli che li avevano preceduti".

Cosa fece cambiare tutto?
"Forse speravano che mi allineassi al nuovo potere per gratitudine o per convenienza. Invece ho cominciato a contestare le loro azioni, il loro livore nei confronti della Russia, il loro essere ostaggio di gruppi di estrema destra violenti e armati. Insomma li ho delusi".

E cosa è successo dopo?
"Che l'attuale governo di Kiev ha deciso di ripescare la vecchia accusa e ha riaperto le indagini su di me. Ho capito che stavano per arrestarmi. Sono fuggito in Russia."

Dove è dinventato un capo del "governo in esilio". Ha cominciato a viaggiare per l'Europa. Prima in Francia e in Inghilterra e poi in Italia. Cosa cercava?
"Volevo spiegare agli italiani qual è la situazione nella mia Patria. Cercare sostegno politico".

Chi ha incontrato?
"Nessuno, stavo ancora guardandomi attorno".

Signor Markov, non vorrà farci credere che un uomo esperto come lei, deciso a parlare con i politici italiani, scelga un albergo chissà perché a Sanremo, senza avere un progetto, un contatto, un numero di telefono?
"Non ci crederete ma è così".

Infatti stentiamo a crederlo. Ma almeno aveva un'idea in particolare?
"Certamente sapevo che avrei potuto trovare ascolto presso la Lega, Forza Italia, alcuni parlamentari di sinistra."

Ha mai visto Berlusconi o qualche suo inviato?
"Magari. Mi piacerebbe moltissimo incontrarlo. Lu sì che ha capito come stanno le cose".

Lei non è un politico puro. E' noto per le sua abilità finanziaria. Si dice che più che solidarietà cercasse fondi per la lotta nel Donbass
"Non è vero".

E perché ha passato un pomeriggio a Montecarlo nei pressi di un grande albergo? Chi doveva incontrare?
"A Montecarlo sono stato un pomeriggio. Volevo rivedere i luoghi dove ero stato tanto tempo fa in viaggio di nozze. Ho incontrato un paio di cittadini di Odessa e ho scambiato quattro chiacchiere. Tutto qui".

Anche questa è un po' difficile da mandar giù. Del resto lei era ricercato dall'Interpol.
"Non è del tutto vero. Così come sono poco chiare le circostanze del mio arresto"

Ci spieghi
"Intanto è molto singolare che l'Interpol si interessi di un caso di reato di lesioni aggravate, quando generalmente si occupa di stragi e traffico di droga. In ogni caso l'Interpol ha bisogno di un rinnovo ogni sei mesi della richiesta da parte dell'autorità competente".

E che significa?
"Che Kiev si era dimenticata di me. E' stato il vostro Ministero degli Interni a contattare i colleghi di Kiev e a dire: qui è entrato un tizio che dovrebbe essere arrestato ma il mandato non è più valido. A quel punto a Kiev hanno risposto: bisogna prenderlo, vi mandiamo al più presto la documentazione necessaria. Per questo sono stato arrestato dopo qualche giorno che già stavo in Italia".

Dunque lei sarebbe nei guai per un eccesso di zelo del nostro Ministero degli Interni?
"Certo che in Francia e in Inghilterra nessuno mi ha disturbato. E poi ricordatevi che il Ministro degli Interni di Kiev è Arsen Avakov, buon amico dell'Italia".

Che intende dire?
"Che, quando a Kiev governava Janukovich, filo russo, Avakov fu arrestato in Italia, a Roma. Il governo italiano negò l'estradizione considerandolo rifugiato politico".

E lei cosa si aspetta?
"Avakov era accusato di bancarotta fraudolenta e di vari reati finanziari ma l'Italia ritenne che, una volta estradato, avrebbe rischiato una galera eccesiva e lo salvò. Adesso che lui mi vuole, per un banale caso di lesioni e che a Kiev mi vogliono uccidere, mi auguro di ricevere lo stesso trattamento" .

Comunque vada, crede veramente che si possa rovesciare l'attuale governo di Kiev nato dalla rivolta della Majdan e appoggiato dall'Occidente?
"Ci vorrà tempo ma sarà inevitabile. A Kiev regna un'estrema destra che ha la svastica sulle sue insegne. Se ne accorgeranno prima o poi i governi europei. E soprattutto se ne sta già accorgendo la gente che è stanca di guerre e di odio".

Ma intanto cominci a dirci la verità: cosa è venuto a cercare in Italia?
"Niente, solo solidarietà. E ora spero di non essere mandato al macello".