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Hong Kong, i rifugiati del fast-food

I prezzi delle case sono arrivati alle stelle. I nuovi poveri sono i “McSleepers”, colletti bianchi con posto fisso o padri di famiglia costretti a dormire sui tavoli dei McDonald’s. La morte di una donna che non è riuscita a chiedere aiuto ha fatto scoppiare lo scandalo
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I primi sono comparsi all'inizio del secolo, ma adesso quelli che costituivano una rarità a Hong Kong minacciano di trasformarsi in un'invasione. Li chiamano McSleepers, o McRefugees e sono gli abitanti dell'ex colonia britannica, oggi territorio cinese, che vivono nei fast-food perché non hanno i soldi per una casa. Affitti da capogiro e prezzi degli immobili alle stelle stanno così generando nella metropoli finanziaria una nuova categoria sociale: i lavoratori costretti a vivere come barboni.
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Hanno uno stipendio, un posto fisso, in alcuni casi sono colletti bianchi, spesso hanno una famiglia: il problema è che le risorse non bastano per assicurarsi anche un alloggio. Ad Hong Kong i McDonald's aperti 24 ore al giorno sono 123 e le associazioni di volontariato calcolano che quasi 2 mila persone vi abitino ormai stabilmente. Alcuni sono realmente emarginati senza fissa dimora, in maggioranza anziani privi di pensione e legami affettivi. Gli altri appartengono a due gruppi: giovani con una paga troppo bassa per permettere un alloggio stabile, oppure adulti con un appartamento troppo piccolo per sistemare l'intera famiglia.

I nuovi McSleepers di giorno hanno una vita normale: il lavoro, le relazioni sociali, lo shopping, il tempo libero. Di sera invece entrano nel loro fast-food, cenano e poi trasformano il loro tavolo nel giaciglio per dormire. Al mattino, prima di andare a lavorare, fanno colazione e usano il bagno come fosse una toilette personale. Ancora più dura la vita dei McRefugees padri di famiglia. Questi pagano affitti-capestro per case-scatolette, in cui ammassano mogli, figli e spesso pure i vecchi genitori. Negli alloggi, ad ore di distanza dal luogo di lavoro, tengono anche i propri effetti personali e consumano i pasti. Nel cuore della notte poi, dopo aver consumato la bibita più economica, si sistemano tra i nottambuli che divorano l'ultimo hamburger sotto i grattacieli e si mettono a dormire.

I media dell'arcipelago rivelano che ogni locale ospita ormai tra i dieci e i venti stipendiati senza casa, tra cui figurano operai, manovali, lavoratori del porto, ma pure bancari, docenti, commessi e impiegati in aziende private. Tra i paradossi, il fatto che dormire in un fast-food, dunque al coperto, preclude ai nuovi rifugiati l'opportunità di beneficiare degli aiuti pubblici, riservati ai senzatetto. Tra la polizia, denunciano gli attivisti, si diffonde così la tolleranza verso le vittime di una politica della casa fallimentare, perché chi dorme da McDonald's non viene incluso nelle liste ufficiali del disagio.

Lo scandalo è esploso con la tragedia di una donna di mezza età, assunta da un'impresa di pulizie e costretta da tre anni a dormire tra i tavoli di un locale di Kowloon, uno dei quartieri dello shopping di lusso di Hong Kong. Si è sentita male, non è riuscita a chiedere aiuto ed è rimasta per ore seduta, accasciata sul suo giaciglio di fortuna, prima che un altro avventore di accorgesse che era morta. Fino a una quindicina di anni fa la capitale asiatica dei tycoon degli immobili più costosi del mondo era riuscita a contenere l'emergenza-alloggi riducendo fino all'inverosimile la superficie degli appartamenti costruiti per il ceto medio-basso. Si è superato l'assurdo, con case in affitto di cinque-otto metri quadri, sviluppate in verticale grazie al virtuosismo degli artigiani e capaci di ospitare anche sei persone.

Ora però l'offerta delle case-cubo è finita e anche queste costano troppo per stipendi che non tengono il passo di un costo della vita sempre più alto. Studenti e partiti filo-democrazia denunciano che il caro-casa, sommato all'assenza di strutture d'accoglienza, rientri nella politica di pulizia nazionalista delle forze pro-Pechino, decise a trasformare Hong Kong in una capitale esclusiva per miliardari cinesi.

La missione di offrire un tetto a chi non ce l'ha viene così affidata alla multinazionale del panino low cost made in Usa: e qualcuno già prevede che i McSleepers, da specchio di un dramma, possano trasformarsi nel prossimo business per cuochi di hamburger sempre più in crisi.

Articolo pubblicato sul numero di RSera del 3 novembre 2015