Gli italiani, secondo quanto si è appreso, hanno illustrato i risultati dell'autopsia e l'analisi del computer di Regeni. La delegazione egiziana ha aggiornato i titolari dell'inchiesta romana sull'attività svolta successivamente al 14 marzo, giorno in cui Pignatone e Colaiocco si recarono al Cairo per un primo confronto.
Caso Regeni, il vertice investigativo Italia-Egitto
Si è tenuto alle 10 nei locali della Scuola di polizia di via Guido Reni, a Roma, il primo dei due giorni del confronto tra gli inquirenti italiani e egiziani che ingano sulla morte del giovane ricercatore. A cinque ore dall'inizio, il pool arrivato dal Cairo ha lasciato la sede. A rappresentare l'Italia i massimi dirigenti del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia di Stato e del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell'Arma dei carabinieri. Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco. LEGGI L'ARTICOLO
Mentre a Roma si svolgeva il confronto, alcuni mezzi di informazione egiziani hanno parlato della possibilità di una visita di alcuni investigatori cairoti alla famiglia Regeni. Ipotesi smentita dai familiari del ricercatore: "Finora non è stata in alcun modo contattata, per un incontro, dagli inquirenti egiziani in questi giorni in Italia", ha affermato la legale dei Regeni, Alessandra Ballerini.
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La delegazione di magistrati e investigatori cairoti è arrivata a Roma ieri sera, in un clima di tensione. Ormai sono all'ordine del giorno le accuse all'Egitto per il modo in cui le indagini sono state portate avanti. L'attenzione oggi si concentra sui documenti arrivati dal Cairo: tremila pagine, duemila fino a pochi giorni fa, con "oltre 200 verbali di testimonianze", dicono dal Cairo.
Non solo. Una fonte egiziana di sicurezza "di alto livello" citata dal sito dello stesso quotidiano, ha affermato che la delegazione ha informato le controparti italiane che la procura non ha ancora concluso l'indagine e che "se si verificherà che qualcuno è coinvolto nell'omicidio, sarà messo sotto processo". La fonte ha aggiunto che le autorità italiane non hanno formulato accuse formali contro "parti o persone coinvolte nell'omicidio".
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Il pool. All'incontro hanno partecipato i massimi dirigenti del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia di Stato e del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell'Arma dei carabinieri. Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco.
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Caso Regeni, Renzi: "Ci fermeremo solo davanti alla verità"
Presunto Anonimo: "Non io, ma chiunque sia, sta dicendo la verità". Omar Afifi, l'ex generale dissidente egiziano indicato come autore delle mail anonime inviate a Repubblica, ha annunciato di essere "pronto per una totale collaborazione" con la magistratura italiana e a rivelare la verità sulle responsabilità dei servizi di sicurezza egiziani nell'assassinio di Regeni. "Dichiaro pubblicamente di essere pronto a una totale collaborazione con gli inquirenti italiani o anche europei e questo dopo aver compiuto il giuramento previsto dalla legge", ha detto intervistato dalla tv satellitare egiziana al Hiwar, emittente vicina all'opposizione islamica al regime del Cairo. Afifi, in collegamento dagli Stati Uniti dove è riparato, ha ribadito di non essere l'autore delle mail inviate a Repubblica e ha spiegato che "potrebbe essere opera di un ufficiale onesto all'interno dei servizi" aggiungendo che "tuttavia si tratta della verità dei fatti". Al Cairo, proprio urante il vertice a Roma, c'è anche stata una riunione tra il capo e il vice della procura di Giza, rispettivamente Ahmed Nagy e Hossam Nassar, con il procuratore generale Nabil Sadeq, incentrata proprio sulla lettera anonima.