Prima della decisione dei giudici era tornato tesissimo il clima sul caso Regeni. Nonostante la presenza di alcuni diplomatici europei, l'aula è stata sgomberata durante l'udienza sulla conferma della custodia cautelare in carcere per Abdallah. La tensione è salita quando l'attivista è entrato in aula mostrando un piccolo pezzo di carta su cui era scritto in arabo "Verità per Regeni" e altri attivisti hanno cercato di fotografarlo. C'è stato un parapiglia tra uscieri e avvocati. La polizia ha requisito brevemente telefoni per cancellare le immagini. L'aula, in cui c'erano anche diversi giornalisti, è stata fatta sgomberare. I diplomatici europei presenti sono stati 'invitati' a lasciare l'aula dai magistrati egiziani. Invito accolto con disappunto. Abdallah, presidente di una ong che sta aiutando i legali della famiglia Regeni nel tentativo di raccogliere elementi utili sul caso della tortura a morte del giovane ricercatore friulano, era stato arrestato il 25 aprile tra l'altro per aver partecipato alle manifestazioni non autorizzate sulla cessione di due isole del Mar Rosso all'Arabia Saudita. Fonti giudiziarie avevano sostenuto che l'arresto "non ha nulla a che fare" con il caso Regeni.
La tensione in aula non induce all'ottimismo sulla nuova missione di investigatori italiani al Cairo. Sono atterrati alle 15 e 15 di oggi all'aeroporto internazionale del Cairo gli uomini del Servizio centrale operativo di polizia (Sco) e del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri (Ros) per colloqui con i colleghi egiziani sul caso del ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio nel centro della metropoli araba e trovato senza vita il 3 febbraio lungo una strada di periferia. Gli investigatori italiani sono al Cairo su invito del procuratore generale egiziano, Nabil Sadeq. La visita durerà un paio di giorni e da essa potrebbe dipendere l'eventuale ritorno al Cairo dell'ambasciatore italiano, Maurizio Massari, richiamato a Roma "per consultazioni" lo scorso 8 aprile, dopo il fallimento delle riunioni svolte a Roma tra i team investigativi italiano ed egiziano. Il vertice con gli egiziani è previsto per la giornata di domani, domenica 8 maggio. Nei giorni scorsi le autorità del Cairo hanno acconsentito a cedere agli investigatori italiani parte dei dati telefonici necessari a condurre le indagini sul sequestro del dottorando italiano, torturato a morte e barbaramente ucciso in Egitto.
Sono iniziate le verifiche sui cinque tabulati telefonici spediti ai pm di Roma dal procuratore generale della Repubblica Araba d'Egitto, Ahmed Nabil Sadeq, che segue il caso e ha ufficialmente invitato Sco e Ros all'incontro di domani.
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Tra i cinque tabulati inviati a piazzale Clodio dai pm del Cairo c'è anche quello del cellulare di Mohamed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti egiziani. Abdallah era una delle persone con le quali Giulio era in contatto per i suoi studi. Entrambi erano presenti alla riunione sindacale di metà dicembre durante la quale, secondo quanto raccontato da Giulio ad alcuni amici, il ricercatore friulano era stato fotografato da uno sconosciuto. Chi indaga non esclude che proprio quella riunione, la prima dopo due anni di silenzio del sindacato, possa aver attirato su Giulio attenzioni che ne hanno segnato il destino, anche perché il giovane era uno dei pochi, se non l'unico partecipante europeo all'incontro.
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La richiesta di acquisizione atti partita da Roma era divisa in tre parti. I pm chiedevano tutte le dichiarazioni testimoniali sia sulla scomparsa e il ritrovamento del corpo del ricercatore friulano, sia sulla presunta banda di cinque criminali, tutti morti in una sparatoria, che secondo l'Egitto avrebbe avuto un ruolo nella vicenda.
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Si è tenuto alle 10 nei locali della Scuola di polizia di via Guido Reni, a Roma, il primo dei due giorni del confronto tra gli inquirenti italiani e egiziani che ingano sulla morte del giovane ricercatore. A cinque ore dall'inizio, il pool arrivato dal Cairo ha lasciato la sede. A rappresentare l'Italia i massimi dirigenti del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia di Stato e del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell'Arma dei carabinieri. Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco. LEGGI L'ARTICOLO