Esteri

Regeni: dai magistrati del Cairo documenti agli investigatori italiani

Concluso il vertice in Egitto con la delegazione coordinata dalla procura di Roma. Otto poliziotti uccisi alle porte della Capitale: gruppo affiliato all'Is rivendica. Sul web il comunicato dello "Stato del Sinai", noto come "Ansar Bait al Maqdis" prima di aderire alla causa del sedicente Califfato

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IL CAIRO - Novità nell'indagine sul caso Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato a morte dagli egiziani. Dopo le tensioni tra la diplomaziona italia e quella egiziana, l'autorià giudiziaria del Cairo sembra aver ceduto. Alcuni atti dell'indagine condotta dalla Procura generale del Cairo sulla morte di Regeni sono stati consegnati alla delegazione di investigatori italiani nel corso dell'incontro tenutosi oggi nella capitale egiziana. Si tratta, secondo quanto trapela in ambienti di piazzale Clodio, di documenti la cui consegna era stata sollecitata con rogatoria dai pm romani all'indomani del fallito vertice tenutosi a Roma. Nel frattempo, continua a essere alta la tensione nella capitale egiziana. La delegazione italiana, composta da funzionari del Ros e dello Sco, ha incontrato tre magistrati della Cooperazione giudiziaria della Procura Generale del Cairo. Gli investigatori italiani rientreranno a Roma lunedì, e martedì riferiranno, dopo aver consegnato gli atti, al procuratore Giuseppe Pignatone ed al sostituto Sergio Colaiocco.

L'attacco dell'Is. Otto poliziotti egiziani sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco alle porte del Cairo. L'eccidio è stato rivendicato dallo Stato Islamico. Secondo la ricostruzione delle autorità, gli agenti sono stati attaccati da quattro persone in abiti civili nella città di Helwan, pochi chilometri a sud della capitale. Il commando è sceso da un pick-up e ha fermato il mezzo su cui viaggiavano gli agenti in borghese, tra cui un ufficiale, scaricando loro addosso raffiche di colpi con armi automatiche per poi dileguarsi. I residenti della zona hanno detto che gli uomini armati indossavano delle maschere.

La rivendicazione. Lo "Stato del Sinai", gruppo noto come "Ansar Bait al Maqdis" prima dell'affiliazione allo Stato Islamico, ha rivendicato sul web la responsabilità dell'attacco. "Con l'aiuto di Dio, i soldati del califfo hanno attaccato un veicolo della polizia uccidendo otto rinnegati, tra cui il capitano di polizia Mohamed Hamed, vice capo investigatore di Helwan", si legge nel comunicato.

Le forze di sicurezza in Egitto sono diventati bersaglio, soprattutto nel Nord del Sinai, di attacchi dopo l'estromissione del primo presidente democraticamente eletto Mohamed Morsi e del gruppo dirigenti dei Fratelli Musulmani nel luglio 2013. Da quando l'attuale presidente, allora capo dell'esercito, generale Abdel Fattah al-Sisi, ha deposto Morsi, sono morti centinaia di soldati e poliziotti.

Il pugno duro del regime con l'informazione. Il regime egiziano mostra ancora una volta il pugno duro nei confronti dell'informazione. Nello stesso giorno in cui si tiene un'udienza molto tesa sul consulente della famiglia Regeni, sei persone, tra le quali due giornalisti di Al Jazeera, sono state condannate a morte al Cairo per spionaggio in favore del Qatar. La vicenda è la stessa per cui è sotto processo l'ex presidente Mohamed Morsi, per il quale la sentenza è stata rimandata al 18 giugno.