Maduro all'attacco. Maduro ha tenuto il suo discorso, trasmesso da radio e tv, davanti a migliaia di sostenitori nel centro di Caracas. "Nell'ambito di questo decreto in vigore - ha detto il presidente - prendiamo tutte le misure per recuperare l'apparato produttivo paralizzato dalla borghesia. Chiunque voglia fermare la produzione per sabotare il Paese dovrà andarsene e chi non lo fa va ammanettato e inviato alla Pgv (prigione generale del Venezuela ndr)". "Fabbrica ferma, fabbrica restituita al popolo!" ha gridato il presidente. "Mi aiuterete a recuperare tutte le fabbriche paralizzate dalla borghesia".
Maduro si è riferito, in particolare, a quattro stabilimenti della 'Cerveceria Polar', tra le principali fabbriche di birra del Venezuela, che una ventina di giorni fa ha fermato la propria produzione nell'impossibilità di poter accedere alle valute estere senza le quali non può importare le materie prime necessarie.
Il presidente in piazza. Il leader 'bolivariano' ha parlato, tra l'altro, della necessità di "radicalizzare la rivoluzione" in campo economico. Maduro si è anche rivolto alle forze armate, alle quali ha ordinato di essere pronte ad "esercitazioni militari", sottolineando la necessità di prepararsi a "qualsiasi scenario" di fronte alle "minacce di intervento" nel Paese che da gennaio scorso è alle prese con il razionamento di cibo, carburante e assistenza medica e con il crollo dei prezzi del petrolio.
Misure anti-crisi. Il Venezuela è il Paese con le più ricche riserve petrolifere accertate ma è sull'orlo del fallimento per il basso costo del petrolio e la gestione dissennata dell'economia. Per far fronte alla crisi il g
Venezuela, la crisi energetica spegne il Paese
Letteralmente e materialmente spento. Al buio. Attività bloccate ed è sempre più emergenza. Le autorità venezuelane hanno annunciato che i dipendenti pubblici lavoreranno solo due giorni a settimana per far fronte alla grave crisi energetica in corso nel Paese. "Non ci sarà più lavoro per il settore pubblico nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì, eccetto in caso di compiti fondamentali e necessari", ha spiegato il vicepresidente Aristobulo Isturiz, aggiungendo che anche le scuole, dall'infanzia alle superiore, rimarranno chiuse il venerdì. Simbolica anche la sede scelta per l'annuncio: la principale centrale idroelettrica del Venezuela, l'impianto di Guri di Bolivar, nel sud-est, che fornisce il 70% dell'elettricità del Venezuela, dove il livello dell'acqua è diminuito fino ad avvicinarsi all'altezza minima di funzionamento.
Il 'golpe' in Brasile. Le mosse di Maduro in queste ore non si sono fermate qui: ha richiamato l'ambasciatore venezuelano in Brasile, Alberto Castelar, a seguito dell'impeachment contro Dilma Rousseff e l'insediamento del nuovo presidente, Michel Temer, che ha definito "un golpe". Quindi, legando quanto sta avvenendo a Caracas con il caso Brasile, il leader 'bolivariano' ha commentato che l'obiettivo di fondo Usa è quello di "porre fine alle correnti del progressismo in America Latina".
Braccio di ferro con l'opposizione. Ma al centro dell'emergenza c'è anche un problema tutto politico, e cioè il braccio di ferro tra Maduro, sconfitto pesantemente nelle elezioni di dicembre e l'opposizione che puntava su un referendum per revocare il mandato del presidente. Lo scontro è totale, mentre la tensione sale a Caracas, Maracaibo e in altre città. Ieri in una 'avenida' della capitale c'è stata un'ennesima manifestazione dell'opposizione contro le frenate di Maduro per rallentare il corso del referendum: l'opposizione ha raccolto 1,8 milioni di firme in una petizione per chiedere le dimissioni del presidente. Ma il Consiglio nazionale elettorale si è rifiutato - come accusa l'opposizione - di verificare le firme raccolte per impedire che il referendum si svolga entro l'anno. Se infatti la revoca del mandato presidenziale fosse avvenuta nella prima metà dell'incarico, in questo caso prima di gennaio 2017, si sarebbe andati a nuove elezioni. Nel caso in cui invece si sorpassi tale data è solo il presidente a dover lasciare, sostituito dal vice presidente.
"Maduro non lascerà il potere in seguito a un referendum perché non ci sarà un referendum - ha detto il vicepresidente Aristobulo Isturiz - I responsabili dell'opposizione sanno che non ci sarà perché si sono decisi troppo tardi, compiendo errori e ricorrendo ad imbrogli". Ieri il leader dell'opposizione Henrique Capriles aveva avvertito che il Paese rischia di "esplodere" se non si terrà il referendum: "Se abbandonerete la via democratica, non sappiamo cosa accadrà in questo Paese. Il Venezuela è una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento" ha detto Capriles lanciando un appello alla mobilitazione nazionale.