"Ventimila bimbi in trappola", allarme umanitario a Falluja
Francesca De benedetti
Usati come scudo o come soldati, i bambini sono le prime vittime mentre i lealisti tentano di strappare all'Is la sua roccaforte. Cinquantamila civili a rischio. Iacomini, Unicef: "Urgente intervenire"
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ALMENO cinquantamila civili sono intrappolati nella roccaforte irachena dell'Is, a Falluja. Tra questi, oltre ventimila sono bambini e molti vengono strappati ai genitori, costretti a imbracciare i fucili o persino utilizzati come scudi umani. Intanto, scarseggiano acqua, cibo e medicine. L'allarme arriva dalle Nazioni Unite nelle ore in cui l'esercito iracheno sta tentando la riconquista della città. Dall'inizio del 2014, Falluja è in mano all'Is, e il 23 maggio i lealisti hanno lanciato l'offensiva militare per liberarla. Oltre venti villaggi nell'area circostante sono ora di nuovo sotto il loro controllo e procede l'avanzata sulla città, aggredita su tre fronti, ma intanto i civili rimangono asserragliati e ben pochi riescono a fuggire. Meno di quattromila hanno potuto scappare negli ultimi giorni, mentre i cinquantamila affrontano una vera e propria emergenza umanitaria. (afp)
"L'Is strappa i bambini alle madri e ai padri per usarli come soldati, li obbliga a combattere. Mentre i lealisti avanzano, li usa come scudi umani - spiega a Repubblica il portavoce dell'Unicef, Andrea Iacomini - e intanto vengono tagliati viveri, acqua, medicinali. Si va verso la catastrofe".
Ci sono 20 mila bambini intrappolati a #Fallujah in #Iraq a causa delle violenze. Urgente
I dati sono allarmanti: 11 milioni di persone, di cui ben la metà bambini, stanno affrontando in Iraq una vera e propria crisi umanitaria. La morsa che attenaglia Falluja rende la situazione ancora più estrema.
(afp)
"In uno scenario come questo - spiega Iacomini - è difficile pianificare corridoi umanitari come è successo invece in Siria, dove era possibile trattare con le forze filo Assad. Qui la speranza è che le forze lealiste facciano subito entrare le organizzazioni umanitarie non appena riescono a creare punti di accesso. Servono i varchi umanitari, prima che la situazione diventi ancor più esplosiva".