Esteri

Trump contro Obama: "E' il fondatore dell'Is". Clinton: "Stesse posizioni di Putin"

In difficoltà nei sondaggi, il tycoon repubblicano contina a pronunciare frasi shock. Stavolta evocando lo Stato islamico. E a Time dice: "Ho ammorbidito i toni rispetto alle primarie". Ammonimento della figlia dell'ex presidente Reagan: "Le parole contano"

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Alza ancora il tiro, Donald Trump. Dopo le infelici frasi sul popolo delle armi chiamato a fermare Hillary Clinton - avversaria democratica nella corsa alla Casa Bianca - nell'ultimo comizio se l'è presa con il presidente in carica. "Barack Obama è il fondatore dello Stato islamico", ha detto parlando in Florida, a Fort Lauderdale. Ripetendo l'accusa per ben tre volte. Trump attacca anche Hillary Clinton. "E' la cofondatrice dell'Is". Il tycoon accusa Obama e Hillary di aver perseguito politiche che hanno creato un vuoto in Iraq, vuoto riempito dallo Stato islamico. E Il tycoon, in una intervista a Time, si dice convinto di aver già
"ammorbidito" la sua retorica in vista delle elezioni. ma la figlia dell'ex presidente Ronald Reagan lo ammonisce: "Le parole contano".

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L'ennesimo "insulto" all'America, è la replica di Hillary Clinton. I commenti del tycoon - sottolinea lo staff di Hillary - ancora una volta riecheggiano le posizioni di Putin e dei nostri avversari che vogliono attaccare gli interessi americani e la leadership americana".

E fa sentire la sua voce anche la figlia dell'ex presidente americano Ronald Reagan, scomparso nel 2004, uno dei grandi nella storia del Partito repubblicano americano. In particolare Patti Davis ha voluto ribattere alle parole pronunciate dal candidato alla Casa Bianca nei confro del cosiddetto "popolo del secondo emendamento", ovvero chi difende il diritto di avere in casa fucili o pistole e che, secondo Trump "potrebbe fermare Hillary Clinton": "Le sue parole sono state state ascoltate da persone perbene - ha detto Patti Davis - ma anche da altri bloccati in fantasie oscure. Che vedono la violenza sfrenata come un modo per lasciare un segno nel mondo", ha aggiunto la donna ricordando che nel 1981 suo padre fu ferito, e quasi ucciso, da John Hinckley, un uomo "che disse di voler impressionare con il suo gesto l'attrice Jodie Foster".

Il candidato repubblicano - in difficoltà nei sondaggi - sta provando a recuperare alzando i toni. Ma la strategia non sembra pagare, nemmeno nella base elettorale del partito. ll 19% degli elettori repubblicani registrati vorrebbe che Donald Trump fosse escluso dalla corsa per le presidenziali statunitensi di novembre. Lo ha rivelato un sondaggio Reuters/Ipsos, condotto tra 396 elettori fra il 5 e l'8 agosto. Il 70% pensa che Trump debba continuare la sua campagna per diventare presidente, mentre il 10% dice di non sapere. Tra tutti gli elettori registrati, il 44% vorrebbe che Trump fosse escluso dalla corsa.

Il magnate può invece ancora contare su un alleato di peso: la super lobby delle armi. La National Rifle Association si prepara a intensificare i suoi sforzi affinché sempre più elettori scelgano il candidato del gop. Lo farà - anticipa il New York Times - a colpi di spot pubblicitari e pressing da parte di attivisti parte del gruppo.

Ma nonostante il clamore e le polemiche sollevate dalle sue esternazioni, Trump a Time ha spiegato di aver seguito il consiglio degli esperti attenuando il suo linguaggio rispetto alla prima fase delle primarie. "Sto ascoltando i cosiddetti esperti, e finora mi è piaciuto di più il modo in cui ho corso nelle primarie", ha detto il candidato repubblicano alla Casa Bianca. "Personalmente, non so se questo è ciò che il Paese vuole - ha precisato Trump - Quando abbiamo teste mozzate in Medio Oriente, quando accadono cose mai avvenute prima in termini di atrocità, penso che forse la gente vuole una retorica più dura".

Ma cosa farà in caso di sconfitta? "Sapete, tornerei a fare la bella vita - ha detto alla Cnbc - Non è quello che voglio, penso che avremo la meglio, ma si vedrà". Altrimenti, avrà il tempo per prendersi "delle belle e lunghe vacanze".