"Dalla mezzanotte tra il 14 e il 15 di settembre sospenderemo qualsiasi attacco nei territori ucraini nonché qualsiasi operazione bellica e chiediamo alla parte ucraina di trattare questa offerta seriamente e di dimostrare con i fatti che sono pronti a fare altrettanto", queste le parole di Alexander Zakharchenko, leader filorusso della repubblica popolare di Donetsk, rilasciate alla tv russa Rossia 24.
Un capitolo di distensione si apre nei rapporti tra Russia e Ucraina, dopo oltre due anni di tensioni, tentativi di pace, accuse e duri combattimenti. Il capo della cosiddetta repubblica popolare di Donetsk, proclamata a seguito di un discusso referendum nel 2014 con il quale le autorità separatiste hanno dichiarato la propria indipendenza dall'Ucraina, ha annunciato la sospensione del conflitto nei territori ucraini.
Zakharchenko ha però precisato che "in caso di violazioni del cessate il fuoco da parte dell'Ucraina" i militari saranno autorizzati a intervenire e a rispondere al fuoco.
Anche il leader filorusso dall'autoproclamata repubblica popolare di Luhansk, dichiaratasi anche questa indipendente con il referendum del 2014, ha dato disposizione di non "rispondere a attacchi e provocazioni dell'esercito ucraino" e di associarsi alla tregua unilaterale. "A tutte le unità della repubblica è severamente vietato sia far fuoco che rispondere alle provocazioni dell'esercito ucraino e della Guardia Nazionale", ha ufficializzato il leader Igor Plotnitsky. "Speriamo che questo passo sia di esempio per l'amministrazione ucraina e che Kiev faccia altrettanto", ha concluso.
Il leader ribelle ha poi invitato gli osservatori dell'Osce a esercitare un controllo reale e imparziale sul rispetto del cessate il fuoco.
Era il 12 maggio 2014 quando, dopo settimane di scontri con la polizia e con l'esercito di Kiev, le due repubbliche dell'Ucraina orientale, quella di Donetsk e di Luhansk, decisero di seguire l'esempio della Crimea e di indire un referendum popolare. Obiettivo, appunto, quello di staccarsi definitivamente dalla Crimea e federarsi autonomamente con la Russia. L'esito fu favorevole alla causa indipendentista, ma Kiev gridò subito al complotto russo.
Per l'Ucraina non solo il referendum non aveva alcuna conseguenza giuridica perchè contrario alla propria costituzione, ma era palesemente "ispirato, organizzato e finanziato dal Cremlino", come riportava un comunicato ufficiale del ministero degli Esteri ucraino.
Dura anche la reazione degli Stati Uniti e dell'Unione Europea che avevano ravvisato nell'esito del referendum un'ingerenza da parte della Russia nel territorio Ucraino. Le conseguenze non furono soltanto a livello diplomatico, ma anche e soprattutto economico con la ratifica di ingenti sanzioni, seguite a quelle già imposte dopo il riconoscimento, da parte della Russia, della Crimea come Stato indipendente.
A seguito della crisi politico-militare con l'Ucraina, anche la controparte Russa aveva giocato le sue carte stabilendo un embargo di reazione che aveva finito per complicare ulteriormente la crisi politico-commerciale. Ad essere colpita l'economia mondiale e non ultima quella italiana con 3,6 miliardi di mancate esportazioni.
La tensione tra Ucraina e Russia aveva toccò un nuovo apice di tensione con l'abbattimento di un aereo nella regione di Donetsk. Il boeing malese Amsterdam-Kuala Lumpur era stato centrato da un missile e le accuse tra Kiev e i ribelli furono reciproche. Si arrivò a qualche spiraglio di distensione con il vertice a Minsk, nel febbraio 2015. Nella capitale Bielorussa il presidente russo e ucraino avevano cercato un accordo per una tregua tra i due Paesi.
A partecipare ai colloqui anche i leader delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Tra le loro richieste un cessate il fuoco, una riforma costituzionale e la fine dell'isolamento economico rispetto a Kiev. Le tensioni e gli scontri con i leader separatisti filorussi non avevano però avuto un termine, almeno fino ad oggi.
Un capitolo di distensione si apre nei rapporti tra Russia e Ucraina, dopo oltre due anni di tensioni, tentativi di pace, accuse e duri combattimenti. Il capo della cosiddetta repubblica popolare di Donetsk, proclamata a seguito di un discusso referendum nel 2014 con il quale le autorità separatiste hanno dichiarato la propria indipendenza dall'Ucraina, ha annunciato la sospensione del conflitto nei territori ucraini.
Zakharchenko ha però precisato che "in caso di violazioni del cessate il fuoco da parte dell'Ucraina" i militari saranno autorizzati a intervenire e a rispondere al fuoco.
Anche il leader filorusso dall'autoproclamata repubblica popolare di Luhansk, dichiaratasi anche questa indipendente con il referendum del 2014, ha dato disposizione di non "rispondere a attacchi e provocazioni dell'esercito ucraino" e di associarsi alla tregua unilaterale. "A tutte le unità della repubblica è severamente vietato sia far fuoco che rispondere alle provocazioni dell'esercito ucraino e della Guardia Nazionale", ha ufficializzato il leader Igor Plotnitsky. "Speriamo che questo passo sia di esempio per l'amministrazione ucraina e che Kiev faccia altrettanto", ha concluso.
Il leader ribelle ha poi invitato gli osservatori dell'Osce a esercitare un controllo reale e imparziale sul rispetto del cessate il fuoco.
Era il 12 maggio 2014 quando, dopo settimane di scontri con la polizia e con l'esercito di Kiev, le due repubbliche dell'Ucraina orientale, quella di Donetsk e di Luhansk, decisero di seguire l'esempio della Crimea e di indire un referendum popolare. Obiettivo, appunto, quello di staccarsi definitivamente dalla Crimea e federarsi autonomamente con la Russia. L'esito fu favorevole alla causa indipendentista, ma Kiev gridò subito al complotto russo.
Per l'Ucraina non solo il referendum non aveva alcuna conseguenza giuridica perchè contrario alla propria costituzione, ma era palesemente "ispirato, organizzato e finanziato dal Cremlino", come riportava un comunicato ufficiale del ministero degli Esteri ucraino.
Dura anche la reazione degli Stati Uniti e dell'Unione Europea che avevano ravvisato nell'esito del referendum un'ingerenza da parte della Russia nel territorio Ucraino. Le conseguenze non furono soltanto a livello diplomatico, ma anche e soprattutto economico con la ratifica di ingenti sanzioni, seguite a quelle già imposte dopo il riconoscimento, da parte della Russia, della Crimea come Stato indipendente.
A seguito della crisi politico-militare con l'Ucraina, anche la controparte Russa aveva giocato le sue carte stabilendo un embargo di reazione che aveva finito per complicare ulteriormente la crisi politico-commerciale. Ad essere colpita l'economia mondiale e non ultima quella italiana con 3,6 miliardi di mancate esportazioni.
La tensione tra Ucraina e Russia aveva toccò un nuovo apice di tensione con l'abbattimento di un aereo nella regione di Donetsk. Il boeing malese Amsterdam-Kuala Lumpur era stato centrato da un missile e le accuse tra Kiev e i ribelli furono reciproche. Si arrivò a qualche spiraglio di distensione con il vertice a Minsk, nel febbraio 2015. Nella capitale Bielorussa il presidente russo e ucraino avevano cercato un accordo per una tregua tra i due Paesi.
A partecipare ai colloqui anche i leader delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Tra le loro richieste un cessate il fuoco, una riforma costituzionale e la fine dell'isolamento economico rispetto a Kiev. Le tensioni e gli scontri con i leader separatisti filorussi non avevano però avuto un termine, almeno fino ad oggi.