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Gb, Tony Blair medita il ritorno: "Questo Labour è una tragedia per il paese"

In un'intervista a Esquire, l'ex premier britannico si scaglia contro il governo May e contro l'opposizione guidata da Corbyn: "Non so ancora cosa farò esattamente, ma sono motivato a risolvere l'empasse della Gran Bretagna"

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LONDRA - Se n'è andato poco meno di dieci anni fa. Ora scalpita per tornare. Tony Blair rivela che sta considerando un possibile rientro in politica, per "salvare" il partito laburista e la Gran Bretagna. "E' francamente una tragedia per il Regno Unito se la scelta è tra un governo conservatore che vuole fare un 'hard Brexit' (un'uscita totale dall'Europa, non solo dall'Unione Europea ma anche dal mercato comune, ndr.) e un partito laburista di estrema sinistra che crede in un programma che ci riporta agli anni '60", afferma l'ex-premier britannico in un'intervista alla rivista Esquire. "Questo problema è qualcosa che mi coinvolge fortemente? Sì", aggiunge l'ex-leader del Labour. "Sono molto motivato a risolverlo? Sì. Che cosa farò esattamente? Resta da vedere".
 
Il mese scorso Blair ha inaspettatamente chiuso la Tony Blair Associates, la società di consulenze che, nel decennio successivo alle sue dimissioni da Downing street nel 2007, gli ha fatto guadagnare decine di milioni di sterline. Già in quella occasione era corsa voce che il motivo fosse un desiderio di tornare in qualche modo all'attività politica. E ora, nell'intervista a Esquire, ripresa da tutti i quotidiani britannici, un'implicita conferma che sono queste le sue intenzioni. Non necessariamente aspirando alla poltrona di leader laburista, sicuramente un obiettivo fuori dalla sua portata nelle circostanze attuali. Ma scendendo in campo, nel partito e nel paese, per difendere il progetto di una sinistra riformista e di governo.
 
"E' troppo presto per dire che il centro è stato sconfitto", afferma l'unico laburista della storia eletto tre volte di seguito primo ministro nella conversazione con il periodico. Con "centro", Blair identifica il cuore dell'elettorato, i moderati che si sentivano rappresentati dal suo New Labour, dalla formula di una "Terza Via" fra la destra e la sinistra tradizionali. Un termine per coincidenza finito sulle prime pagine dei giornali anche nei giorni scorsi, quando Theresa May, al congresso conservatore, ha detto che il suo partito deve "cambiare", smettere di difendere le élite, e occupare "il centro" dello schieramento politico: un progetto statalista-populista rispetto al liberismo e all'austerità del suo predecessore David Cameron. "Adesso il centro appare in ritirata ma a lungo termine non penso che lo sarà, penso che avrà di nuovo successo", dichiara Blair a Esquire, "la sfida è rilanciarlo".
 
La svolta radicale impressa da Jeremy Coryn al Labour, continua l'ex-premier del Labour, "ha trasformato la Gran Bretagna in un paese con un solo partito", i Tories - come ha titolato di recente in copertina il settimanale Economist, intendendo che i laburisti, con un'immagine troppo di sinistra, si sono messi fuori gioco da soli, rendendosi ineleggibili, e dunque lasciando la nazione in mano ai conservatori. "Le idee di Corbyn sono molto, molto lontane dal modo in cui pensa la maggioranza della popolazione britannica", aggiunge Blair. E il problema ormai, precisa, non è solo Corbyn (che ha concluso il congresso laburista cantando Bandiera Rossa fra militanti a pugno chiuso): "E' una cultura politica in cui si crede nel potere della protesta nelle strade più che nel potere di governare. Una cultura che in realtà è una forma di conservatorismo".
 

Gb, Corbyn chiude congresso partito laburista cantando "Red Flag"

Blair ammette con Esquire che certi clienti che ha avuto con la sua società di consulenze, come il Kazakhstan, sono diventati un peso per la sua reputazione. E sulla propria ricchezza dice: "Ho dato 10 milioni di sterline in beneficenza. Per la prima volta in vita mia mi sono potuto permettere una bella casa a Londra e una in campagna". Come dire: non sono un Paperone. Riuscirà il leader macchiato dalla guerra in Iraq a rientrare in campo e riportare il Labour verso il centro e verso il governo? "Resta da vedere" è la sua risposta. Né sì, né no.