I jet turchi contro i curdi che combattono l'Isis: mentre la città di Aleppo tenta faticosamente il cessate il fuoco, la Turchia mette in atto proprio nell'area settentrionale della Siria una trentina di raid contro 18 bersagli curdi. "Gli attacchi sono tuttora in corso", ha dichiarato il comandante dei miliziani dell'Ypg, riferendo che per ora solo una decina di combattenti è rimasta vittima degli attacchi; secondo le fonti filogovernative turche, invece, sarebbero stati circa duecento i morti nei raid, avviati nella notte di mercoledì.
IL CAOS SIRIA: ECCO CHI COMBATTE CONTRO CHI
Lo YPG (Unità di Protezione Popolare), contro il quale Ankara si scaglia, è uno dei principali bracci armati curdi in Siria e una delle forze più efficaci di opposizione sul terreno agli estremisti dell'Isis. Secondo il governo turco, il gruppo sarebbe un'estensione delle cellule responsabili degli attacchi terroristici in Turchia e vicino al Pkk, il Partito dei Lavoratori Curdi, che rivendica l'autonomia territoriale della regione a maggioranza curda ed è ritenuto da Erdogan uno dei propri nemici interni.
I tentativi turchi di colpire i guerriglieri anti-Isis del Rojava, il 'Kurdistan siriano' ovvero la regione siriana ad alta presenza curda, vanno avanti da mesi e hanno già sollevato le perplessità della comunità internazionale, dall'Unione europea alle Nazioni Unite. Il dipartimento di Stato statunitense e il Pentagono hanno in passato chiesto a Recep Tayyip Erdogan di fermare gli attacchi contro i curdi siriani.
Ma lo scorso 24 agosto l'esercito turco è penetrato nel nord della Siria, al fine di sostenere l'avanzata del Free Sirian Army contro l'Isis e assicurarsi che i curdi non superassero il confine naturale costituito dal fiume Eufrate. I curdi siriani del Pyd-Ypg sono considerati alleati dagli Stati Uniti, ma terroristi vicini al partito curdo dei lavoratori del Pkk dalla Turchia, e sono stati ripetutamente al centro di tensioni tra Ankara e Washington negli ultimi mesi.
Il presidente turco persegue la sua strategia con lo slogan: "Non aspetterò che i terroristi arrivino fin qui ad attaccarci". Una tesi ribadita anche prima dell'attacco, che ha colpito i diciotto punti strategici, compresi nove edifici che fungevano da quartieri generali dell'Ypg, oltre a punti di raduno e depositi di armi.
IL CAOS SIRIA: ECCO CHI COMBATTE CONTRO CHI
Lo YPG (Unità di Protezione Popolare), contro il quale Ankara si scaglia, è uno dei principali bracci armati curdi in Siria e una delle forze più efficaci di opposizione sul terreno agli estremisti dell'Isis. Secondo il governo turco, il gruppo sarebbe un'estensione delle cellule responsabili degli attacchi terroristici in Turchia e vicino al Pkk, il Partito dei Lavoratori Curdi, che rivendica l'autonomia territoriale della regione a maggioranza curda ed è ritenuto da Erdogan uno dei propri nemici interni.
I tentativi turchi di colpire i guerriglieri anti-Isis del Rojava, il 'Kurdistan siriano' ovvero la regione siriana ad alta presenza curda, vanno avanti da mesi e hanno già sollevato le perplessità della comunità internazionale, dall'Unione europea alle Nazioni Unite. Il dipartimento di Stato statunitense e il Pentagono hanno in passato chiesto a Recep Tayyip Erdogan di fermare gli attacchi contro i curdi siriani.
Ma lo scorso 24 agosto l'esercito turco è penetrato nel nord della Siria, al fine di sostenere l'avanzata del Free Sirian Army contro l'Isis e assicurarsi che i curdi non superassero il confine naturale costituito dal fiume Eufrate. I curdi siriani del Pyd-Ypg sono considerati alleati dagli Stati Uniti, ma terroristi vicini al partito curdo dei lavoratori del Pkk dalla Turchia, e sono stati ripetutamente al centro di tensioni tra Ankara e Washington negli ultimi mesi.
Il presidente turco persegue la sua strategia con lo slogan: "Non aspetterò che i terroristi arrivino fin qui ad attaccarci". Una tesi ribadita anche prima dell'attacco, che ha colpito i diciotto punti strategici, compresi nove edifici che fungevano da quartieri generali dell'Ypg, oltre a punti di raduno e depositi di armi.