Mosul, l'esercito in città. L'Onu: "Il dramma dei civili, uccisi o in ostaggio"
Sei quartieri della città liberati dall'esercito iracheno. La resistenza da parte delle forze Isis in ritirata, che lasciando alcune aree potrebbero aver compiuto una strage
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SEI quartieri di Mosul liberati. Lo ha annunciato l'esercito iracheno facendo un primo e del tutto parziale bilancio dell'offensiva lanciata all'ultima grande roccaforte irachena dello Stato islamico. Si combatte alle periferie orientale e nordorientale della città stretta nella morsa di forze governative, combattenti curdi e milizie di varie affiliazioni. Mentre l'Onu denuncia pesanti violazioni umanitarie da parte dei jihadisti, così come l'uccisione di civili in raid aerei della coalizione anti-Isis a guida americana.
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"Uccisioni di massa". Dall'ufficio dell'Onu per i diritti umani, a Ginevra, arrivano notizie dell'"uccisione di massa" di almeno 50 disertori dell'Isis. Le Nazioni Unite affermano anche che i jihadisti avrebbero trasferito in maniera forzata centinaia di civili, tra cui moltissime donne, nella zona di Tellafar, a ovest di Mosul. Le donne, secondo le informazioni, sarebbero per lo più curde e yezide, due comunità considerate bersaglio dei miliziani dell'Isis. Ci sono inoltre denunce - non verificabili in maniera indipendente - dell'arruolamento forzato da parte dei jihadisti di adolescenti e bambini, a partire dall'età di nove anni, per farli partecipare alle battaglie in corso. Sempre l'ufficio dell'Onu per i diritti umani riferisce di notizie dell'uccisione di 21 civili, tra cui quattro donne, nei raid aerei della coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti.
Migliaia di sfollati. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha aggiornato a oltre 22mila il numero degli sfollati in fuga da Mosul dall'inizio dell'offensiva, lo scorso 17 ottobre. Secondo l'organizzazione umanitaria Oxfam, moltissimi di questi sfollati, che si trovano nelle zone "liberate" a sud di Mosul, vivono in un "inferno pieno di fumo" a causa degli incendi appiccati dai miliziani dell'Isis in ritirata. Queste famiglie, spiega Oxfam, hanno scarso accesso ad acqua pulita e a servizi medici.
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La fase 2 dell'offensiva. Oggi è cominciata la seconda fase dell'offensiva per la riconquista della città: le forze governative hanno tentato di penetrare nei sobborghi orientali, si è combattuto strada per strada, nel sobborgo di Aden e in altri quartieri periferici. Fonti sul terreno parlano della più violenta battaglia, combattuta per le vie della cintura più esterna della città. I miliziani si sono ritirati da alcuni quartieri, lasciando però dietro di loro cellule di combattenti pronti al suicidio e diverse autobomba per rallentare l'avanzata nemica. Di fronte a questa resistenza, le forze governative hanno cercato di aprire un secondo fronte, a nord-est di Mosul, puntando verso i quartieri di Tahrir e Zahra. Il generale iracheno Abdelwahhab Saadi, capo delle operazioni per le forze anti-terrorismo, ha detto, riferisce la tv filo-iraniana Mayadin, che le milizie sciite lavorano assieme ai governativi per far sì che l'intera città di Mosul sia assediata da ogni lato.
La risposta dell'Isis. E come già accaduto nei giorni scorsi a Kirkuk o nella regione di al-Anbar, l'Isis ha risposto attaccando dietro le linee nemiche: è avvenuto a Shirqat, 100 chilometri a sud di Mosul, dove i jihadisti hanno tentato un assalto a sorpresa alla cittadina sul Tigri. Dopo essersi rifugiati in una moschea, sono stati respinti dall'assalto delle forze locali: il bilancio è di 36 morti, tra cui 20 miliziani dell'Isis, sei agenti e dieci civili. Il sindaco di Shirqat, Ali Dodah, ha detto che i cadaveri dei jihadisti uccisi sono stati appesi nelle strade.