Lech Walesa: "Kaczynski e i suoi violano democrazia, leggi, Costituzione"
di ANDREA TARQUINI
L'analisi politica del leader della rivoluzione non violenta con cui Solidarnosc nel 1989 portò la Polonia alla democrazia e avviò la fine dell'"Impero sovietico", ex presidente e premio Nobel per la pace, avversario storico della maggioranza di governo
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DANZICA - "Non mi piace quanto stanno facendo Kaczynski e i suoi, violano le regole della democrazia, le leggi, la Costituzione. Mi chiedo dove vogliano arrivare: per me è una questione aperta". Così Lech Walesa, leader della rivoluzione non violenta con cui Solidarnosc nel 1989 portò la Polonia alla democrazia e avviò la fine dell'"Impero sovietico", ex presidente e premio Nobel per la pace, avversario storico della maggioranza di governo, analizza la situazione.
Secondo lei qual è la strategia del governo nel confronto in atto?
"Non ho una risposta, posso solo speculare. Kaczynski e molti dei suoi furono miei stretti collaboratori quando ero capo dello Stato. Vedevano come mi era difficile tradurre in pratica le mie idee di cambiamento: ero bloccato dalle istituzioni democratiche, e dalla Corte costituzionale. Ricord…
DANZICA - "Non mi piace quanto stanno facendo Kaczynski e i suoi, violano le regole della democrazia, le leggi, la Costituzione. Mi chiedo dove vogliano arrivare: per me è una questione aperta". Così Lech Walesa, leader della rivoluzione non violenta con cui Solidarnosc nel 1989 portò la Polonia alla democrazia e avviò la fine dell'"Impero sovietico", ex presidente e premio Nobel per la pace, avversario storico della maggioranza di governo, analizza la situazione.
Secondo lei qual è la strategia del governo nel confronto in atto?
"Non ho una risposta, posso solo speculare. Kaczynski e molti dei suoi furono miei stretti collaboratori quando ero capo dello Stato. Vedevano come mi era difficile tradurre in pratica le mie idee di cambiamento: ero bloccato dalle istituzioni democratiche, e dalla Corte costituzionale. Ricordando la mia inefficienza allora come presidente in passato, hanno deciso di andare per vie brevi, eliminare istituzioni e gruppi cui spetta il controllo democratico e che quindi rallentano il procetto legislativo. Anche io avrei voluto accelerarlo, esercitavo pressing su quelle istituzioni, ma non pensai mai di eliminarle. Kaczynski al contrario vuole prendere la scorciatoia, eliminare quanto lo disturba. La quetione è cosa farà, su questo ho dubbi. E non avendo esperienza concreta di governo si affida a suoi collaboratori. Ho sentimenti misti, non sono soddisfatto. Secondo me violano regole democratiche, leggi, Costituzione. Resta appunto la questione aperta, a cosa vogliano arrivare".
La Commissione europea parla di rischi per la democrazia in Polonia, il governo ritiene infondati tali timori. Lei che ne pensa?
"Lo scontro politico sarà sgradevole. Sarà condotto con cattiverie e malanimo, ci saranno molte proteste finché potremo vincere contro di loro. Vorremmo vivere in pace, vorremmo imporre cambiamenti solo con le schede elettorali, mantenendo pienamente funzionanti le regole della democrazia. Le loro azioni mettono in campo emozioni, spingono la gente a scegliere differenti forme d'azione politica. Questo non mi piace".
Recentemente lei giunse a parlare di pericolo di guerra civile, lo pensa ancora?
"Sempre più persone da noi parlano di questo pericolo, e lo si percepisce chiaramente. Se entrambe le parti restano arroccate ognuna sulla posizione, la situazione potrebbe sfociare in disordini. Se continueranno gli scontri in Parlamento e gli oppositori (ndr che ora vi organizzano un sit-in, protesta irregolare) verranno espulsi a forza dal Parlamento, ciò causerà proteste a loro favore. Ogni piccolo disordine di piazza può spingere verso disordini più gravi. E ciò potrebbe condurre a una guerra civile. Dobbiamo fare di tutto per evitare questo pericolo, e al tempo stesso non possiamo accettare le soluzioni non democratiche offerte dal PiS (partito di maggioranza assoluta, ndr)".
Il confronto politico insomma resterà non violento, o no?
"I polacchi sono ben addestrati nella lotta politica non violenta, hanno grande esperienza in questo. Lo abbiamo dimostrato dal 1980: la nostra società sa vivere la lotta politica senza violenza, in modo pacifico. Quindi abbiamo più possibilità di raggiungere i nostri scopi senza violenza né gravi disordini".
Cosa pensa della riapertura dell'inchiesta sulla tragedia aerea di Smolensk, quella dove Kaczynski allora capo dello Stato morì insieme a decine di membri dell'establishment politico e militare?
"Non lo chieda a me, lo chieda al governo. Mi hanno calunniato da tempo, da quando espulsi i gemelli Kaczynski dal mio staff presidenziale. Prima, ci furono solo pochi tentativi di calunniarmi, da parte dei vecchi servizi egreti. I Kaczynski iniziarono a farlo su vasta scala sulla base di dossier falsificati dei servizi, preparati prima ad arte ai tempi del vecchio regime. Sapevano che la mia presenza crea loro difficoltà, e siamo chiari: io mio opporrò ancora al loro progetto politico".
Le istituzioni Ue chiedono al governo polacco di rispettare valori democratici e Costituzione, il governo replica che le preoccupazioni della Ue sono infondate. Lei come giudica la posizione della Ue?
"Dobbiamo chiederci se la Ue nella sua condizione attuale sia capace di agire. Dobbiamo decidere se la Ue abbia bisogno di essere ricostruita e migliorata, o se sia meglio lasciare che paesi come Polonia e Ungheria la distruggono. Ma in questo caso, 5 minuti dopo la distruzione dovremmo costruire una nuova Unione europea, più saggia, e capace di rendere impossibili simili azioni distruttivi. Se si appartiene a un'organizzazione internazionale bisogna rispettarne leggi, trattati, norme. Chi non lo fa dovrebbe esserne espulso. La Ue dovrebbe essere più efficiente, insisto".
Davvero non spera in scenari positivi? Almeno la mediazione del presidente Duda ha disinnescato lo scontro sull'accesso dei media al Parlamento...
"È vero. Ma in generale se avessimo un presidente libero egli sarebbe capace d'imporre un compromesso su tutta la linea. Dovrebbe indurre sia il partito di governo sia l'opposizione a fare marce indietro, a trovare compromessi e soluzioni comuni. Ma il presidente mi sembra più un presidente di partito che un presidente servitore dello Stato. Intanto la Corte costituzionale è distrutta, di fatto. Nessuno ha la capacità di spingere a compromessi. Questo rende la situazione molto pericolosa: non vedo al momento leader con la capacità necessaria a promuovere mediazioni, nemmeno nei ranghi della Chiesa cattolica. Eppure credo che la società ancora una volta sarà saggia e alla fine imporrà al mondo politico cambiamenti e miglioramenti". (Ha collaborato Anna Maria Mydlarska)